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Roberto Cingolani a Huffpost: "Non apro al nucleare, dico di studiarlo senza paure"

·5 minuto per la lettura
(Photo: SOPA Images via Getty Images)
(Photo: SOPA Images via Getty Images)

“Non ho fatto nessuna apertura sul nucleare: cosa apro che non c’è la tecnologia? Capisco che su alcuni temi il mio pensare sempre molto avanti possa generare confusione. Qualcuno ha detto perché non penso a fare le rinnovabili, ma non è che se parlo del futuro non sto pensando al presente”. Quando il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani sta per lasciare il Forum Ambrosetti di Cernobbio, dove ha preso parte a un panel internazionale sul governo della transizione energetica, le polemiche per le sue parole sul nucleare sono ancora caldissime. Non solo i 5 stelle, ma anche un colosso dell’energia come Enel ha bocciato le valutazioni del ministro. Si sono mossi persino i vescovi, con il cardinale Bassetti a dire per conto della Cei che bisogna “stare molto attenti a dare la patente di sviluppo” al nucleare.

Ministro, è infastidito da queste polemiche?

Infastidito no, perché penso che ognuno sia libero di dire quello che vuole. Stavo parlando a un’assemblea di trecento studenti, tutti ventenni, dello scenario mondiale dell’energia: come si produce, quanta ce n’è, come recuperare il miliardo di persone che non ha accesso all’energia elettrica. Si parlava di futuro, del 2100 perché quei ragazzi saranno adulti dopo il 2050. Se non parli del futuro con loro con chi ne devi parlare?

Le sue parole sono state lette come una legittimazione del nucleare di quarta generazione. L’amministratore delegato di Enel Francesco Starace dice che non è realistico pensarci.

Io ho solo detto che gli Stati Uniti, la Francia e altri Paesi stanno sperimentando il nucleare di quarta generazione e vogliono capire se è sicuro. Non capisco dove sia l’apertura: cosa apro che non c’è la tecnologia? Il punto è un altro.

Quale?

Non bisogna temere quello che non si conosce, bisogna studiare. C’è qualcuno che lo sta studiando per noi, stop. Sono un po’ meravigliato del fatto che dire a dei giovani studiate e valuteremo abbia generato reazioni scomposte. Capisco che su alcuni temi il mio pensare sempre molto avanti possa generare confusione. Qualcuno ha detto perché non penso a fare le rinnovabili, ma forse non sa che stiamo facendo i bandi: non è che se parlo del futuro non sto pensando al presente.

Renzi l’ha difesa, i 5 stelle invece sono furibondi con lei. Conte le ha chiesto un incontro. Cosa gli dirà?

Con Conte ho dei rapporti ottimi, abbiamo avuto una telefonata cordialissima, nessun problema. Abbiamo da discutere tutto quello che riguarda la transizione ecologica: gli dirò qual è il programma e sarò contento di rispondergli a tutto quello che vorrà. Ci può essere un po’ di nervosismo, ma sono convintissimo che lui capisce quello che ho detto.

Non percepisce un certo pressing sul suo lavoro da parte dei partiti di maggioranza? C’è chi dice che al Governo l’ha voluto Renzi, chi Grillo. Come legge queste dinamiche?

Non ho nessuno alle spalle, non ho un partito e non mi devo far votare. Sono stato chiamato dal presidente Draghi, ho giurato sulla Costituzione e il mio dovere è parlare con tutte le componenti della maggioranza. Il mio ruolo è dire a tutti una verità tecnica che può essere utile a fare scelte future. Sono molto d’accordo su una cosa che ha detto Beppe Grillo e cioè sul mettere il 2050 nella visione dei partiti.

Con quale prospettiva?

Come Governo abbiamo il dovere di mettere le basi per un futuro che non vedremo e che non riguarda noi perché vogliamo farci rivotare. Dobbiamo pensare al 2050. Impostare il futuro non significa scegliere cosa fare, ma vuol dire che le prossime generazioni devono arrivare al momento di fare le scelte avendo tutte le informazioni a disposizione.

Prima del nucleare sono state le sue parole sui radical chic dell’ambientalismo ad accendere altre polemiche. Userebbe di nuovo questa espressione?

Nel mondo ci sono molti ambientalisti radical chic: sono quelli che dicono di volere una cosa ma non nel loro giardino. Ho detto che ci sono altri ambientalisti per il no sempre e comunque, ideologici, e questi fanno più danno della crisi stessa perché non ti consentono di guardare al futuro. Se avessero detto che nel mondo ci sono un sacco di scienziati brocchi o che non dicono il vero non mi sarei sentito toccato da questa cosa. Collaboro con Legambiente, con il Wwf, ho usato i loro rapporti: se avessi voluto dire qualcosa di qualcuno avrei fatto nomi e cognomi.

Nel Governo convivono anime molto differenti sul tema dell’ambiente. I 5 stelle sono stati no Tav, no Tap e la lista potrebbe continuare ancora. Come si concilia questa visione con la logica del Recovery?

Chi lavora nel Governo si è spogliato di un’eredità ideologica che si era portato dietro. Con tutti i ministri con cui collaboro nessuno sta portando dietro la memoria di quello che era perché tutti hanno capito che c’è una situazione straordinaria da affrontare. Tra il Covid e il Pnrr, l’Italia e tutti i Paesi avanzati hanno avuto una frattura, è come se ci fosse stata una guerra mondiale. Dopo una guerra fai un piano Marshall e non conta più quello che avevi detto prima della guerra.

A proposito di Recovery. Sono arrivati i primi soldi, ma i progetti?

Sono partiti. Abbiamo già fatto il bando sui porti verdi, sta uscendo quello sulle isole verdi e quello sulla deforestazione. Presto saremo pronti anche con le aste delle rinnovabili. La macchina è partita.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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