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Non esiste alcun diritto ad un Big Mac

Francesco Simoncelli
·7 minuto per la lettura

Mentre il film iniziava e l'aereo decollava, il signore accanto a me tirava fuori un sacchetto di carta. Era di un McDonald's nell'aeroporto di Chicago e nel sacchetto c'era un panino ed un McMuffin. Ecco un altro cliente che ha tratto beneficio dal nuovo menù.

Aveva un odore incredibile e lui era molto felice. Tutt'intorno si respirava aria di gelosia.

Un film su McDonald! 

Ero un po' reticente a vedere The Founder, un bellissimo film sui primi anni di McDonald. Su quel volo era un'opzione tra i vari film proposti, inutile dire che il signore vicino a me mi ha convinto a vederlo con la sua cena.

Sono entusiasta nel raccomandare questa esperienza, perché è raro che un qualsiasi film vada ad esplorare il grande mondo dell'imprenditoria e della libera impresa, ed è ancora più raro che uno lo faccia senza demonizzare i vincitori.

Sì, riversa un po' di bile su Ray Kroc, il quale ha reso McDonald quello che è diventato oggi, andando ad evidenziare le obiezioni dei fondatori originali della compagnia. Ma va bene così alla fine. Come con tanti altri film incentrati sull'attività commerciale, se lo scopo era quello di demonizzare Kroc, in realtà non ci riesce. Se lo scopo è far sembrare il capitalismo spietato, si ritorce contro chi pensava di raggiungere tale obiettivo (come accaduto in tanti altri film), perché il commercio in sé è troppo eccitante ed attraente.

McDonald è vita

È decisamente interessante assistere ad una storia che ha permesso la nascita di un'attività rivoluzionaria, guardare come ha creato ricchezza e come un prodotto/servizio avrebbe reso il mondo un posto diverso.

Il film lascia ottime impressioni, anche perché McDonald è parte della vita di tutti noi oggi. Aver mangiato lì è uno dei miei primi ricordi dell'infanzia, probabilmente anche il vostro. Tutti abbiamo visto i cambiamenti nel corso degli anni: menù, marketing, interni e così via.

Probabilmente c'è un ristorante McDonald a pochi chilometri da casa vostra. Dovunque abbia viaggiato, Roma, Vienna, Praga, la guida era sempre entusiasta di farci vedere dove fosse un McDonald.

E se...

Con questo film possiamo vedere le origini della compagnia. Può sembrare ovvio, ma non tanto: questa storia sarebbe potuta essere diversa. Diamo per scontato McDonald al giorno d'oggi, così come altre cose. Se qualcuno avesse porto a Luigi XIV un hamburger, delle patatine fritte e una bevanda gasata, non pensate che ne sarebbe stato entusiasta?

Com'è possibile che un particolare tipo di cibo che nessun regnante del XVII secolo aveva, oggi invece è disponibile per le masse al modico prezzo di un dollaro? Dovremmo riflettere a fondo su questa domanda.

In verità, mangiare un Big Mac non è un diritto fornito dalla natura. La sua esistenza non era inevitabile; doveva venire alla ribalta attraverso lo sforzo umano, il marketing, la promozione, il lavoro duro, il rischio, il coraggio, la sofferenza e la persistenza, in una società in cui fare impresa è un fenomeno fondamentale e le persone sono libere di rischiare per servire gli altri.

Abbattere le barriere

Il McDonald in origine era solo una filiale a San Bernardino ed i fondatori erano troppo titubanti dal punto di vista imprenditoriale; tale situazione si fece propizia per un promotore di nome Ray Kroc, il quale trovò la chiave di volta per farla prosperare. Con l'aiuto di altri decise di comprare e poi dare in leasing la terra su cui si sarebbero trovati i franchising ed è così che fece soldi. Usò la leva finanziaria sui suoi profitti per fare pressione sui fondatori originali affinché vendessero la compagnia.

E ovviamente non doveva mancare un po' di dramma, così Kroc appare come una persona spietata e senza cuore, senza contare che il film tira dentro alcuni vizi in modo da spingere la disapprovazione del pubblico nei confronti di questo personaggio. L'ultimo baluardo di empatia nei confronti di Kroc cade quando chiede ai fondatori originali di togliere il nome McDonald dai loro ristoranti, perché Kroc era arrivato a possedere anche il nome.

Notate che questa azione è resa possibile solo attraverso il potere dello stato. Solo lo stato avrebbe potuto precludere l'uso di un nome di famiglia per un'attività imprenditoriale di famiglia. Non ha senso, ma è questo ciò che accade quando i burocrati si mettono in mezzo. Kroc non solo aveva comprato il franchise, ma anche il marchio. Oh, ed i fondatori originali divennero mega-milionari, quindi non mi sento di versare lacrime per loro.

La sindrome del fondatore

Non è insolito che i fondatori non riescano a vedere il potenziale di ciò che hanno creato. In realtà, è estremamente comune. La loro idea attrae i migliori talenti la cui visione va oltre quella dei fondatori stessi. Questi ultimi diventano confusi e si ritrovano afflitti dalla cosiddetta Sindrome del Fondatore: che l'azienda o l'organizzazione sia solo lui o lei (assurdo perché l'impresa si basa su un'idea e le idee sconfinano oltre la proprietà esclusiva) e dovrebbe essere l'unico responsabile del suo prodotto.

Circondato da persone con ambizioni più elevate, che possono essere realizzate solo con cambiamenti, la persona che vuole prendersi tutto il merito per la grandezza, diventa sempre più autoritaria, paranoica, reazionaria e inizia a lavorare attivamente contro il progresso e l'espansione. Com'è successo a Habitat for Humanity, e alle innumerevoli altre imprese commerciali e no-profit, il fondatore deve essere cacciato affinché la società in questione possa sviluppare il suo pieno potenziale.

Questo è esattamente ciò che affronta Ray Kroc. Vuole misure di risparmio dei costi, vuole vendere spazi commerciali, vuole espandersi per soddisfare la domanda del mercato, vuole rinegoziare il suo contratto per vedere premiati i propri sforzi. Ma i fondatori dicono no ad ognuna di queste proposte.

Questo approccio non funziona mai nel lungo termine. Una grande idea deve crescere o morire. Kroc si è rifiutato di lasciarla morire, e buon per lui che l'abbia fatto. Non conosciamo il resto della storia, almeno non io, ma non mi sorprenderebbe sapere che una volta che Kroc ha iniziato a farsi chiamare fondatore, sia stato afflitto dagli stessi problemi.

Fare soldi

Ci sono lezioni importanti nel film: come posso guadagnare? La risposta è sempre la stessa: fare qualcosa o vendere qualcosa che gli altri vogliono comprare. Ma cosa? Qui è dove entra in gioco l'attenzione ai bisogni insoddisfatti. Le prime parti del film mostrano persone che aspettano troppo a lungo gli hamburger nei locali drive-in e ci sono vagabondi che le importunano. Anche Kroc sa di questi problemi, ma è troppo impegnato a cercare di vendere i miscelatori per vedere l'opportunità o la soluzione. I fratelli McDonald vedono la soluzione, ma non riescono ad immaginare le possibilità di ciò che hanno scoperto.

Fare impresa funziona in questo modo: il successo passa attraverso la giusta combinazione di talenti, idee, persistenza, accesso al capitale, effetto network e un pubblico che consuma.

Sull'effetto network c'è una scena interessante in cui Kroc vende un franchise ad alcuni amici di un club di lusso di cui è membro, ma è devastato nello scoprire che gli acquirenti non hanno alcun interesse reale nella gestione di un'impresa; vogliono solo fare soldi. Sposta completamente la sua cerchia sociale e inizia a vendere il franchise a gruppi di comunità di fascia bassa dove le persone sono disposte a lavorare sodo e dedicarsi all'attività.

E l'idea decolla.

Ci importa?

Per quel che ricordo, la gente ha sempre detto che McDonald ha visto i suoi giorni migliori e sparirà dalla circolazione. Sarebbe potuto succedere molte volte, ma in qualche modo McDonald continua ad adattarsi, ad emulare la concorrenza, a ristrutturare il suo marketing, a cambiare il suo menù ed a trovare nuovi mercati per il suo prodotto. È una lezione di sopravvivenza.

Come cultura, dobbiamo apprezzare di più la meccanica e l'immaginazione che serve per creare e sostenere un'impresa come questa. The Founder è un contributo meraviglioso a questa causa. Ma la gente guarderà e imparerà?

Non il tipo accanto a me. Amava il suo Egg McMuffin, ma la sua scelta cinematografica è stata un interminabile e noioso documentario sulle specie in via di estinzione.

Di Jeffrey Tucker

Traduzione di Francesco Simoncelli

Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online