Italia markets open in 4 hours 47 minutes
  • Dow Jones

    29.823,92
    +185,32 (+0,63%)
     
  • Nasdaq

    12.355,11
    +156,41 (+1,28%)
     
  • Nikkei 225

    26.756,37
    -31,17 (-0,12%)
     
  • EUR/USD

    1,2080
    +0,0001 (+0,01%)
     
  • BTC-EUR

    15.520,17
    -21,20 (-0,14%)
     
  • CMC Crypto 200

    368,08
    -11,78 (-3,10%)
     
  • HANG SENG

    26.516,06
    -51,62 (-0,19%)
     
  • S&P 500

    3.662,45
    +40,82 (+1,13%)
     

Non solo Covid: l’Efsa lancia l’allarme biotossine (di C. Bellon)

Carlo Renda
·Vicedirettore HuffPost
·4 minuto per la lettura
(Photo: Giorez via Getty Images)
(Photo: Giorez via Getty Images)

(di Cristina Bellon)

Il pericolo non viene solo dai virus. L’intossicazione da biotossine marine è tra i 129 rischi emergenti che il mondo dovrà affrontare in un futuro molto vicino. A mettere in evidenza nuove minacce per la sicurezza degli alimenti, per la salute degli animali e delle piante sono stati più di 60 esperti multidisciplinari in uno studio dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (European Food Safety Autority-Efsa), l’agenzia dell’Unione europea con sede a Parma che fornisce consulenze scientifiche sui rischi nella catena alimentare alla Commissione europea, al Parlamento europeo e agli Stati membri dell’Eu.

Il progetto Clefsa (Cambiamento climatico e rischi emergenti per la sicurezza alimentare) ha sviluppato e testato nuove metodologie per l’identificazione, la caratterizzazione e l’analisi di una grande varietà di rischi probabili legati al cambiamento climatico.

Normalmente quando pensiamo alle conseguenze del cambiamento climatico sulla catena alimentare ci focalizziamo per lo più sulla fornitura di cibo. Ma non ci siamo mai chiesti quanto sarà sicuro il cibo che mangiamo. “La catena alimentare si trova circondata da una nuvola di fattori di cambiamento: la globalizzazione e i cambiamenti ambientali, ma anche i mutamenti economici, le pandemie, i virus… sta succedendo di tutto. Vogliamo che le nostre valutazioni del rischio coinvolgano quanto più possibile tutti le categorie interessate, inclusi i contadini, gli allevatori, i singoli cittadini per identificare meglio i rischi”, afferma Angelo Maggiore, esperto dell’unità dell’Efsa che si occupa di rischi emergenti.

Aumentano gli squilibri che stiamo causando negli ecosistemi, a partire dal mare. Aumento della temperatura, acidificazione, variazioni anche della salinità: sono tutte alterazioni dovute al cambiamento climatico, che determinano di conseguenza un aumento della frequenza, della durata e dell’intensità dei “bloom algali”, ossia di fioriture di alghe microscopiche, che in determinate condizioni ambientali proliferano sulla superficie dell’acqua, producendo tossine sempre più aggressive.

Dai pesci erbivori fino all’uomo, attraverso una lunga catena alimentare che termina nell’ultimo anello, il nostro, prospera una gran varietà di microrganismi marini capaci di generare biotossine. “Le biotossine si bioaccumulano, arrivando all’uomo a livelli di concentrazione che possono essere tossici”, spiega Maggiore. “Essendo nuovi rischi non siamo sempre pronti a gestirli, perché potremmo non avere adeguati sistemi di monitoraggio, sistemi analitici che ci consentano di individuare queste tossine e di misurarle con precisione.” Essere preparati ai cambiamenti e alle nuove sfide della natura sembra la chiave di volta di questo tempo. Il compito di Efsa è di informare la Commissione Eu e i politici.

La minaccia delle biotossine marine è stata definita dagli esperti come uno dei rischi a maggior probabilità di emergenza, a causa del cambiamento climatico. Pensiamo alla ciguatossina che produce un’intossicazione chiamata ciguatera. Sebbene sia tipica dei tropici, questa intossicazione si sta diffondendo in Macaronesia, ed ora “gli organismi marini che la producono sono stati ritrovati anche in latitudini più a nord, per esempio alle Baleari. Questo però non vuol dire che i pesci del Mediterraneo siano contaminati”, continua Maggiore.

La ciguatossina provoca importanti alterazioni neurologiche che durano per settimane, mesi o addirittura anni. Non ci sono farmaci che possono curarla, se non palliativi per mitigare i sintomi. Qualche volta compaiono anche problemi intestinali e cardio vascolari. In Europa, al momento, sono stati osservati casi di intossicazione “nelle Canarie e nell’isola di Madera, dovuti a pesce pescato e mangiato localmente. Ci sono anche casi di intossicazione in Germania e in Francia, dovuti a pesce importato da zone tropicali. La globalizzazione del commercio e il turismo internazionale sono altri grandi fattori di cambiamento”, chiarisce Maggiore.

Tra le tossine più pericolose c’è la tetradotossina, che si accumula in pesci tetraodontidi, conosciuti comunemente come pesci palla, e anche in molluschi e nei polipi. Altro esempio la cianotossina: è prodotta dai cianobatteri e si può accumulare nei pesci e nei molluschi. L’elenco dei pericoli è lungo. “La catena alimentare è circondata da una serie di fattori di cambiamento che stanno mutando essi stessi con una rapidità mai osservata prima. Probabilmente ci stiamo avvicinando a un punto di non ritorno, in cui un piccolo cambiamento ambientale determina grossissimi effetti sulla salute umana o sull’ambiente stesso”, conclude Maggiore

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.