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"Non sopravvalutare il virus e prepararsi ai rimbalzi"

Virgilio Chelli

Per Invesco l’impatto economico sarà di breve durata e appena percepibile per fine anno; qualunque debolezza del mercato va usata per aumentare l’allocazione azionaria, soprattutto sugli Emergenti

Il coronavirus si sta diffondendo anche più rapidamente delle previsioni iniziali e continua a occupare le prime pagine dei giornali e le news tv del prime time in tutto il mondo. L’impatto emotivo è molto forte e anche la politica è in allarme in tutti i Paesi, per non dare alle opinioni pubbliche l’impressione di stare a guardare. Ma i mercati azionari hanno reagito sinora in maniera composta in Europa e in Usa, mentre in Asia si sono lasciati prendere inizialmente dal sentiment negativo, per poi stabilizzarsi. E dalle economie reali per ora arrivano solo stime sull’impatto possibile, ma pochi dati reali sull’impatto su consumi e investimenti.

ATTENZIONE, LA CURA POTREBBE ESSERE PEGGIORE DELLA MALATTIA

Paul Jackson, Global Head of Asset Allocation Research di Invesco, analizza le ragioni per cui si tende a sopravvalutare i rischi di eventi come il coronavirus, esaminando le possibili conseguenze economiche e finanziarie sul mercato. L’esperto di Invesco fa osservare che in Cina vi sono stati circa 500 morti per il coronavirus, in poco più di un mese. Perché quindi farsi prendere dal panico, quando nello stesso periodo è probabile che la sola Cina abbia visto circa 21mila morti per incidenti stradali, con ben 112mila in tutto il mondo, più altri 7-15mila morti per influenza stagionale e 40mila in tutto il mondo.

DA ESCLUDERE EFFETTI DEVASTANTI COME L’EBOLA O L’INFLUENZA SPAGNOLA

Secondo l’esperto di Invesco la reazione scatenata sui media e in politica dal coronavirus sembra avere qualcosa a che fare con il terrore e la mancanza di familiarità con questi temi. Jackson ricorda che si calcola che l'Ebola abbia fatto calare il Pil dei paesi colpiti di circa il 10% e che la Banca Mondiale stima che una pandemia della portata dell'influenza spagnola, che decimò la popolazione europea subito dopo la Prima Guerra Mondiale, potrebbe ridurre il Pil del pianeta del 5%. L’esperto di Invesco non ritiene che il coronavirus rientri in questa categoria e sospetta che entro la fine dell'anno sarà difficile identificarne l'impatto economico globale.

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FINCHÉ IL VIRUS SI DIFFONDE IL PANICO POTREBBE ANCHE AUMENTARE

Ma, finché il numero giornaliero di casi e decessi continuerà ad aumentare e a diffondersi geograficamente, prevede che vi sarà spazio per un ulteriore panico anche sui mercati finanziari. L'anno 2020 era partito nella convinzione che i mercati azionari fossero tirati e avessero bisogno di una fase di consolidamento. È significativo notare, afferma Jackson, come il coronavirus sia stato il pretesto per questo consolidamento, e per questo ritiene che la situazione attuale potrebbe spingere ulteriormente i mercati verso il basso.

UTILIZZARE LE DEBOLEZZE DELL’AZIONARIO PER AUMENTARE L’ALLOCAZIONE

Ma l’esperto di Invesco crede che l'impatto economico del virus sarà di breve durata, e appena percepibile entro la fine dell'anno. Per questo occorre utilizzare qualsiasi futura debolezza del mercato per incrementare l’allocazione azionaria, che vede Invesco attualmente sottopesata. Jackson si aspetta i maggiori rimbalzi nelle attività che hanno sofferto di più nelle ultime settimane, soprattutto i mercati emergenti.

L’UNICA COSA DI CUI BISOGNA AVER PAURA È LA PAURA STESSA

Jackson chiude le sue riflessioni riportando una citazione famosa, secondo cui “l'unica cosa di cui avere paura è la paura stessa”. Parole pronunciate quasi 90 anni fa dal grande presidente americano Franklin Delano Roosevelt, quando entrò in carica preparandosi a tirar fuori il paese dalla Grande Depressione.