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Nonostante tutto, il 2020 è stata un'ottima annata

Gaetano Evangelista
·2 minuto per la lettura

Continua a suscitare perplessità il nostro listino azionario. Abbiamo già rilevato nei giorni passati il conseguimento di estremi sul fronte dell’ampiezza di mercato (TRIN a 50 giorni) e del merito di credito (Credit Default Swap). Ma c’è dell’altro.

La Fed delude le aspettative di chi confidava in un cambiamento della composizione degli acquisti, sottolineando i limiti conseguiti nella capacità della politica monetaria di incidere sul quadro economico di breve periodo. La palla, insomma, è nel campo della politica fiscale: ma verosimilmente, per ottenere nuovi stimoli occorrerà attendere più di un mese.

Dopo il nuovo massimo storico raggiunto giovedì, Wall Street si accinge a chiudere in territorio positivo anche questo mese di dicembre. Una manifestazione di efficienza, quella sfoggiata quest’anno: con appena 7 mesi positivi, lo S&P500 nel 2020 si avvia a chiudere con un saldo prossimo al 15% (senza considerare i dividendi): per un rapporto superiore a 2 volte, che fa del 2020 un’ottima annata, malgrado le premesse iniziali.

D’altro canto, che la fine dell’anno fosse ben orientata, era pacifico da più di un mese fa: a metà novembre in questa sede è stato rilevato come un saldo positivo per S&P e Nasdaq, in quel momento, comportasse storicamente una probabilità del 91% di salire fino alla fine dell’anno: del 2.9%, in media. I fatti stanno confermando.

L’aspetto nuovo e confortante delle ultime settimane, è casomai offerto dall’allargamento del rialzo a tutti i mercati azionari mondiali: a giovedì, ben 49 borse delle 50 incluse nel MSCI ACWI, si attestavano oltre la propria media mobile a 200 giorni; con la versione opportunamente equiponderata dell’indice in oggetto che svettava a nuovi massimi storici, dopo essersi lasciato alle spalle il precedente estremo di inizio 2018. Un breakout in piena regola, che gli investitori stanno apprezzando non poco: quando lo S&P500 si cimentò in analoga performance, nel 2013; diede luogo ad un upgrade qualitativo perdurato fino ai giorni nostri.

Qualche perplessità suscita il nostro listino azionario. Abbiamo già rilevato nei giorni passati il conseguimento di estremi sul fronte dell’ampiezza di mercato (TRIN a 50 giorni) e del merito di credito (Credit Default Swap). Ma c’è dell’altro.

A maggio la sorte ci ha regalato un raro quanto efficacissimo setup: una configurazione di prezzo, che storicamente suggeriva la probabilità di una crescita delle quotazioni azionarie del 30% nei mesi successivi. Ci abbiamo creduto, e abbiamo fatto bene: il MIB in questi giorni ha raggiunto il target preposto. Il Rapporto Giornaliero di oggi offre una nuova proiezione per le prossime settimane: è tempo di ridurre l'esposizione sull’Italia...

Autore: Gaetano Evangelista Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online