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Novembre mese record per l’azionario europeo?

Pierluigi Gerbino
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Dopo la sbornia di notizie e reazioni entusiastiche dei giorni precedenti, ieri l’attenzione dei mercati ha potuto distogiersi dal sogno della normalizzazione rapida delle nostre vite e riprendere contatto con la realtà di ogni giorno.

Si è potuto così constatare che, per quanto positivi possano essere gli esiti di una vaccinazione diffusa nel corso del prossimo anno, si sta pur sempre parlando di un futuro distante un semestre, mentre la cronaca di ogni giorno ci presenta ancora una pandemia che in occidente continua ad avanzare. In Europa ad un passo mediamente più lento delle scorse settimane, ma in USA e nel mondo intero mette a segno ogni giorno un massimo storico di contagi. Ieri, tanto per dare qualche numero, in USA è stata segnata la cifra record di contagi quotidiani di quasi 143.000, mai vista prima, mentre nel mondo da qualche giorno l’incremento quotidiano dei positivi ha superato quota 600.000 e la mortalità la soglia dei 10.000 decessi al giorno per Covid. In questo quadro si deteriora rapidamente la posizione relativa del nostro paese. Mentre la Francia sembra riuscire a stabilizzare la curva dei contagi su valori inferiori alla scorsa settimana, dopo che segni di ripresa del controllo sono già giunti da Belgio, Spagna e Gran Bretagna, il nostro paese sta continuando ad aumentare il rapporto tra positivi e tamponi effettuati e per non vedere ogni giorno crescere la curva dei nuovi contagiati l’unica via sembra essere quella (sciagurata) di fare meno tamponi. La situazione negli ospedali del nord, ma questa volta anche in quelli di diverse regioni del sud Italia, ricomincia ad assomigliare a quella della Lombardia in aprile, con malati ammassati nei corridoi e protocolli sanitari saltati.

Tutto ciò mentre infuria la battaglia polemica tutti contro tutti, regioni contro governo per le norme varate la scorsa settimana, scienziati contro regioni che nascondono i dati per non finire in zona rossa, governo contro la stampa che aizza il malcontento ipotizzando un lockdown natalizio. Sono purtroppo situazioni che non assomigliano alla reazione composta e disciplinata che vide gli italiani stringersi nel dolore e nella solidarietà durante il precedente lockdown.

A questo quadro fosco dal fronte Covid, si aggiunge lo stallo nella battaglia per la Casa Bianca, con i democratici che bussano alla porta e Trump che non la apre.

L’impressione però è che la resistenza di Trump non possa più durare per molto tempo e soprattutto che finirà con la sua sconfitta giudiziaria, dato che lo staff dei suoi avvocati comincia a manifestare un certo affanno nella ricerca di prove di brogli significativi, che non si trovano. Cominciano ad essere messi in palio consistenti premi in denaro a chi porta prove di irregolarità. Brutto segno per le velleità di Trump.

I mercati americani hanno perciò corretto un po’ la rotazione esplosiva provocata dall’annuncio sul vaccino Pfizer, con un rimbalzo della tecnologia precedentemente strapazzata (Nasdaq100 +2,31%) e lieve arretramento della old economy (Dow Jones -0,08% e Russell 2000 -0,33%). L’indice SP500, che contiene un po’ di tutto, è risalito un po’ (+0,77% a quota 3.573), ma senza riuscire a riportarsi sopra il massimo di settembre di 3.588. Ricordo che questo ex-massimo storico venne travolto all’inizio della seduta di lunedì, in piena frenesia da vaccino, ma a fine seduta l’indice tornò abbondantemente al di sotto. E, per ora, ci sta rimanendo.

La situazione dell’indice principale americano torna pertanto abbastanza incerta e, in mancanza di un immediato ritorno dalle parti di 3.600 punti, crescerà il rischio che scoppi il palloncino delle illusioni. Ne avremmo evidenza in caso di discesa sotto il minimo di martedì, a quota 3.511.

In Europa invece è proseguita l’inerzia positiva, che ha consentito a Eurostoxx50 di superare il massimo di luglio e riportarsi a livelli (3.467, +0,72%) che si erano visti l’ultima volta il 27 febbraio scorso, durante la prima gamba della forte discesa dei listini azionari dopo lo scoppio della pandemia.

Per Eurostoxx50 si è registrata la settima seduta positiva delle ultime 8. La prima parte del mese di novembre è passata praticamente tutta in rialzo ed il guadagno mensile è arrivato per ora a +17,2% (non è un errore). Se novembre si concludesse a questi livelli sarebbe il guadagno mensile più cospicuo della storia dell’indice Eurostoxx50, che è cominciata nel 1986.

Possibile? Possibile, ma non scontato, poiché la salita di questa prima parte di novembre ha portato l’indice delle 50 blue chip europee in evidente ipercomprato sull’indicatore RSI a 14 sedute. L’indicatore fotografa eccessi di rialzo che testimoniano diffusa euforia, che, come sa bene chi frequenta da tempo i mercati, non può durare in eterno e spesso attira prese di beneficio.

Concludo la panoramica odierna con il nostro FtseMib, che pare euforico come Eurostoxx50. Anche per lui la performance provvisoria di Novembre è +17%, sebbene non sia la più alta di tutti i tempi, battuta da due prestazioni mensili superiori al 20%, nel 1998  e nel 2009. L’indice delle blue chip italiche ha segnato l’ottava seduta rialzista delle ultime nove, avendo cominciato il suo rally un giorno prima di Eurstoxx50, e si trova anch’esso in territorio di ipercomprato. L’indice italiano non ha però ancora raggiunto, ma solo molto avvicinato, il suo massimo del 21 luglio scorso a quota 21.133, che ieri sera, a fine seduta, distava ancora un po’ più di un punto percentuale. E’ ovvio che oggi quel livello farà da resistenza.

 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online