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Numeri e non solo: dejavu Rebic anche senza Ibra, ma quest'anno i gol valgono doppio

·2 minuto per la lettura

Ante Rebic non è un uomo banale. L'espressione spesso seria e concentrata rispecchia l'animo riservato e riflessivo di un ragazzo intelligente. "Mi piace prendere il quad e andare dove nessuno ti rompe le scatole, sulle colline. Saliamo nei boschi, dove non c’è neanche connessione al cellulare. Se muori non ti ritrova nessuno". Passioni e abitudini legate all'origine croata, che cela dietro di sé una personalità forte e talvolta tutta da scoprire. Perché Ante non è tipo che esterna facilmente le sue emozioni. Lo ha ammesso anche lui, ricordando il 4-2 alla Juve della scorsa estate. "Dissi qualcosa a Higuain e Szczesny mi fece: 'Perdi 2-0, non fare il fenomeno'. Non gli rispondo. Normalmente avrei replicato, perché un’altra cosa che non mi piace è quando mi sottovalutano. Ma stavolta non ho aperto bocca. A Szczesny ho risposto in un altro modo (col gol del 4-2, ndr). Questa è la mia forza nella testa: chi mi attacca, mi dà la carica".

CARICA RITROVATA - Eccola, la carica. Esplosa come il destro dello Stadium, potente come il missile del 5-0 ai granata. Più in generale, decisiva per il doppio sacco di Torino che ha spinto il Milan a un passo dal ritorno in Champions. Nella rinascita rossonera, dopo un inverno difficile, indelebile è il timbro di Ante, tornato uomo-chiave nel momento più caldo della stagione. Un dejavù a tinte rossonere: la scorsa stagione, dopo sei mesi densi di mistero e delusione, fu a un passo dal ritorno all'Eintracht. Poi, una doppietta all'Udinese cambiò tutto, rendendo Rebic uno dei simboli della cavalcata estiva. Il copione, quest'anno, ha riservato atti simili: avvio complicato, complice l'infortunio di Crotone, al quale si sono susseguiti altri problemi fisici, il Covid e un'espulsione.

NON SOLO IBRA - Ora che sente nuovamente la fiducia di Pioli, Rebic è tornato decisivo. Lo ha fatto nel ruolo di Ibra, ma non (solo) alla Ibra. Ha riversato in campo quel suo carattere particolare e imprevedibile, trasformandosi in una prima punta capace di muoversi, di creare spazi per sè e i compagni, di giocare in libertà. Se il frame simbolo dell'impresa con la Juve è il destro dal limite dell'area che ha scacciato i fantasmi dopo l'errore di Kessie dal dischetto, il manifesto del mercoledì non sono tanto i tre gol finali ma il modo in cui si è reso perno chiave della manovra. Assist a Castillejo nell'azione del rigore, ottimo filtrante per l'inserimento del poker di Theo. Poi, la tripletta a coronare una settimana d'oro che lo proiettano a quota 11 gol in 26 partite. Come l'anno scorso, ma a due turni dal termine. All'orizzonte c'è un'Europa da conquistare, con il Milan e da giugno con la Croazia. Trovando prima, magari, la concentrazione sul quad tra i boschi. Anche questo è Ante Rebic.