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Nuova crisi di fiducia per le banche

 

orsa Italiana ha detto no. La Banca Popolare di Vicenza non può quotarsi a Piazza Affari perché presenta un flottante non adeguato. Una decisione destinata ad avere ripercussioni importanti su tutto il settore bancario e, a cascata, su famiglie e imprese italiane.

Le ragioni del rifiuto
Il rifiuto della quotazione è dovuto al fatto che, alla luce dell'aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro messo in campo dalla banca vicentina, la quota in mano a soggetti ulteriori rispetto al Fondo Atlante è limitata all'8%. In queste condizioni non ci possono essere movimentazioni adeguate per restare sul mercato. Dunque, al management e al nuovo azionista di riferimento Atlante spetta il compito di portare avanti a passi spediti il risanamento dell'istituto, con la prospettiva di riprovare in seguito lo sbarco in Borsa.

Cosa succede ora?
Adesso la palla passa a Veneto Banca, chiamata a sua volta a un aumento di capitale da 1 miliardo di euro, che partirà tra poche settimane. Finora gli interessati hanno sempre assicurato che il rafforzamento patrimoniale andrà in porto senza la necessità di affidarsi al Fondo Salvabanche (Atlante, appunto), e quindi l'Ipo non è in dubbio. Tuttavia, dopo l'esito della vicenda di PopVi, qualche dubbio è legittimo.

L'impatto su famiglie e imprese
Di certo c'è che la decisione di Borsa Italiana ha avuto da subito un impatto molto negativo sugli altri titoli bancari quotati a Milano producendo una nuova ondata di ribassi, proprio ora che il picco dell'emergenza sembrava superato.
L'auspicio è che, con il trascorrere del tempo, le tensioni si affievoliscano, altrimenti il settore entrerebbe in una nuova spirale negativa, con ricadute inevitabili alla normale attività, cioè la concessione di prestiti alle famiglie e alle imprese.