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I nuovi massimi storici non giungono per caso

Gaetano Evangelista
·2 minuto per la lettura

Godiamo ancora dei segnali bullish strutturali scattati a giugno e poi ad ottobre dello scorso anno: quando essere rialzisti era molto meno popolare. Le rotture sullo Stoxx600 e il nuovo massimo del Value Line Index completano il quadro tecnico.

È null’altro che ordinaria amministrazione per i mercati azionari mondiali, con Dow Jones e Russell 2000 negli Stati Uniti ed il MSCI World a livello globale, che salgono a nuovi massimi storici. Una performance che come sempre non giunge a caso, ma parte da lontano: da giugno e poi ottobre dello scorso anno, quando sono stati conseguiti i segnali qualitativi di rialzo (leggasi: ampiezza di mercato) che ogni investitore dovrebbe custodire gelosamente nella propria cassetta degli attrezzi.

Le borse europee sono attardate, ma mostrano la promettente volontà di recuperare il divario con l’altra sponda dell’Atlantico: ieri lo Stoxx600 si è spinto per la prima volta sopra quello che da mesi è indicato come l’ultimo diaframma prima del picco di quasi un anno fa, e dunque di nuovi massimi assoluti. Notevoli le performance dei listini italiano e britannico: due borse Value, che pertanto hanno molto da guadagnare dalla configurazione istituzionale scaturita dalle elezioni suppletive di ieri negli Stati Uniti. La tanto agognata rotazione intermarket sta finalmente avendo luogo.

Lo si desume, a livello settoriale, dalle performance registrate ieri sera negli Stati Uniti: tirano i bancari, svettano le medie e piccole capitalizzazioni, batte in testa il comparto tecnologico: tutti riflessi di un aumento delle aspettative inflazionistiche che, sostengono alcuni, rischia di sfuggire al controllo delle autorità monetarie. I tassi di interesse americani misurano prontamente la fibrillazione in atto.

In che misura questo scenario inciderà sulle prospettive dei listini azionari e dei mercati obbligazionari mondiali, sarà chiarito nel 2021 Yearly Outlook, in preparazione, e che vedrà la luce fra pochi giorni.

Nuovi massimi sono stati conseguiti ieri anche da un indice ingiustamente trascurato dagli investitori. Il Value Line Index misura il ritorno di un investimento in azioni americane, senza essere condizionato dal diverso peso raggiunto dai colossi della tecnologia: replica insomma la performance del comune investitore. Qui la svolta si è manifestata all’inizio di novembre quando, dopo una sequenza di sedute positive – si ricorderà la decisa enfasi che fu posta sulla rara successione di quattro rialzi dal saldo superiore all’1% da parte dello S&P500... - l’indice ha sfondato la linea dei massimi degli anni passati.

Un breakout in piena regola, che infuse una notevole fiducia nelle prospettive di mercato. Puntualmente salito ieri a nuovi massimi assoluti.

Autore: Gaetano Evangelista Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online