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Nuovi record, poi take profit

Pierluigi Gerbino
·4 minuto per la lettura

Ieri il compito dell’indice Eurostoxx50, che esprime le blue chips dell’Eurozona, era quello di avvicinarsi ancora ai valori di inizio febbraio e di superare il precedente massimo post-pandemico del 18 dicembre a quota 3.586. Compito simile, ovvero estendere ancora la risurrezione avviata dopo il crollo di febbraio e marzo, dovuto allo spavento per la pandemia da Coronavirus, avevano gli indici francese, italiano e spagnolo, mentre il più robusto Dax tedesco, che aveva già superato i suoi massimi storici nella seduta di lunedì, doveva tentare di migliorare ancora il proprio record.

Analoga prova dovevano superare gli indici principali americani, dopo il massimo storico di lunedì.

Come bravi scolari, quasi tutti questi indici hanno svolto il loro compito in fretta e fin dalle prime battute, con aperture in gap rialzista ed immediato superamento delle rispettive asticelle. L’unico che, pur salendo rispetto al giorno precedente, non è riuscito a realizzare l’obiettivo di migliorare il suo massimo post pandemia del 4 dicembre scorso, è stato l’indice azionario spagnolo Ibex.

Ce l’ha fatta, anche se con fatica e per soli 7 punticini, l’italiano FtseMib, salito a 22.395. Un po’ più ampio è stato il superamento dei massimi post pandemici per il CAC francese e soprattutto per Eurostoxx50, che ha scavalcato anche la cifra tonda dei 3.600 punti. Il potente Dax ha ritoccato il suo record storico con un balzo in apertura addirittura di quasi 100 punti.

Come scolari diligenti, fatto il compito di prima mattina, gli indici europei hanno atteso Wall Street, per alimentarsi di ulteriore ottimismo. Anche gli indici USA sono partiti alla grande, con un gap rialzista ed hanno realizzato nei primi minuti il loro massimo storico, per la seconda seduta consecutiva, dando la mano al Dax tedesco.

Ma, improvvisamente, qualcuno deve essersi ricordato che quest’anno raramente SP500 ha migliorato i massimi storici per più di due sedute consecutive senza che partissero prese di beneficio.

Ecco allora che, puntuali, sono arrivati copiosi take profit da parte di chi si sente più al sicuro a togliere dal piatto un po’ di denaro alla fine di un anno che ha dato molte soddisfazioni agli investitori americani (assai meno a quelli europei) e molti dolori all’economia reale, di cui, come abbiamo già ripetuto fino alla noia, i mercati ormai da tempo non si occupano più, volgendo lo sguardo solo ai bonus fiscali elargiti dai governi e  a quelli monetari, concessi dalle banche centrali.

Non è un caso che per segnare gli ultimi nuovi record storici gli indici USA abbiano atteso l’ufficialità del piano di sostegno ai disoccupati ed alle piccole imprese da 900 mld $ e la firma di Trump anche sulla legge di approvazione del budget di spesa pubblica governativa in deficit da 1.400 mld $.

Scontate anche queste notizie con il doppio record storico, è venuto il momento delle prese di profitto prudenziali.

La discesa di Wall Street, evidente, anche se non eclatante, come si conviene alle prese di beneficio, ha messo il sale sulla coda agli indici europei, che sono arretrati tutti dai massimi mattutini, per chiudere chi in sostanziale pareggio, chi addirittura in modesto calo. La seduta americana è passata presto in negativo ed ha poi chiuso curiosamente con lo stesso risultato per SP500 e Dow Jones (-0,22%), mentre il solo Nasdaq100 è riuscito a mantenere un timido segno positivo (+0,04%). Che si tratti di prese di beneficio viene confermato dal fatto che l’indice che ieri a Wall Street ha stornato di più (-1,87%) sia stato quello che da inizio novembre ha avuto la performance migliore, cioè il  Russell 2000 delle small cap.

Oggi stiamo a vedere se continueranno le prese di beneficio oppure se quelli che comprano sempre le debolezze sono diventati così di bocca buona da scaraventarsi a comprare già dopo una micro-correzione di neanche un punto percentuale dai massimi storici.

Domani Wall Street sarà ancora aperta, ma quasi tutte le borse europee, come da tradizione, si fermeranno per riaprire lunedì prossimo. Voltiamo anche noi volentieri la pagina di questo anno terribile per le nostre esistenze, con l’augurio che i vaccini ci riportino in fretta all’agognato riavvicinamento sociale, che tanto ci è mancato nel bisesto 2020.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online