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Oceani la 7° economia mondiale. Come investire negli Oceani?

Forse non ci abbiamo fatto molto caso ma negli ultimi anni a causare le inondazioni delle città e dei paesini italiani non ci hanno pensato soltanto torrenti, fiumi e laghi troppo ingrossati, ma anche il mare durante le tempeste che si è occupato di inondare alcune coste italiane da nord a sud.

Sarà colpa dell’innalzamento dei mari? Quel che possiamo dire è che secondo la società specializzata in investimenti abrdn, il mare è sottovalutato rispetto alle sue potenzialità e rischi.

In occasione della Giornata mondiale degli oceani, abrdn ha pubblicato alcuni dati significativi che riguardano gli oceani in particolare per gettare un faro su un settore quasi del tutto sottovalutato dagli investitori.

  • Gli oceani coprono il 70% della superficie della Terra.

  • L’80% dell’ossigeno è prodotto dagli oceani e solo il 20% dalle foreste.

  • Il 90% del calore in eccesso causato dalle emissioni di gas serra è assorbito dai mari.

  • Conosciamo meglio la Luna che gli oceani.

  • Per il WWF gli oceani rappresentano la 7° economia mondiale se fossero una nazione (tra industria della pesca, rotte marittime, turismo costiero, trasporti, prodotti per la farmaceutica).

Questi dati di abrdn riportati dal Financialounge, ci fanno comprendere come gli oceani sono un asset da tutelare e da potenziare che già oggi valgono 24 mila miliardi di dollari. La chiamano blue economy, noi italiani economia del mare.

Come investire negli oceani?

Per investire negli oceani l’investitore dovrebbe rivolgersi alle catene alberghiere che operano sulle coste, alle società dei container navali, alle multinazionali degli allevamenti ittici, ai tour operator e alle navi crociere, oltre che a tutte quelle società che si occupano di trasporto marittimo.

Come dicevamo, però, il 90% del calore delle emissioni viene assorbito dal mare. Questo significa che stiamo trasformando gli oceani in acqua di cottura per ogni forma vivente che essi contengono. Senza dimenticare le isole di plastica che si sono create dove le correnti oceaniche si incontrano.

Ne consegue che l’investitore dovrebbe investire negli oceani, ma stando bene attento a selezionare i titoli azionari di società che hanno imboccato la strada della transizione a un nuovo modello di business capace di rispettare l’ambiente per garantirsi un futuro, oltre che per garantirlo al resto dell’umanità.

Come trovare queste società? Il compito non è semplice perché il greenwashing è in agguato e tenta molte società che oggi, tutte, si ritengono essere sulla strada della conversione sostenibile.

Ad ogni modo, ecco quelle società legate all’economia degli oceani con punteggi ESG più elevati e con prospettive di crescita dei corsi dei titoli azionari. Si noterà come molte abbiano un rating ESG inferiore a B, ma questa è la situazione attuale.

Investire negli oceani, le società in pole position

  • A.P. Møller – Mærsk (MAERSK A): punteggio ESG 66,78% rating B+, prezzo target 26.177 DKK.

  • COSCO Shipping Holdings (1919): punteggio ESG 82,01% rating A-, prezzo target 19,82 HKD.

  • Hapag Lloyd AG (HLAG): punteggio ESG 66,33% rating B, prezzo target 236,5 euro.

  • Orient Overseas (International) Ltd (316): punteggio ESG 63,45% rating B, prezzo target 225,7 HKD.

  • Royal Caribbean Group (RCL): punteggio ESG 50,05% rating B-, prezzo target 83,46 USD.

  • Norwegian Cruise Line (NCLH): punteggio ESG 63,88% rating B, prezzo target 23,14 USD.

  • Aquafil spa (ECNL): punteggio ESG 44,35% rating C+, prezzo target 8,7 euro.

This article was originally posted on FX Empire

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