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Ode alla Generazione Z, che mette al primo posto empatia e gentilezza (e ci dispiace per gli altri)

Di Carlotta Sisti
·4 minuto per la lettura
Photo credit: Vasily Pindyurin - Getty Images
Photo credit: Vasily Pindyurin - Getty Images

From Cosmopolitan

Ha una sua significatività, provare ad analizzare una generazione dall'icona pop che meglio la rappresenta. Dice moltissimo, per esempio, di ciò che sono stati gli anni 80, il fatto che in quel decennio sia stata Madonna a dominare, con l'erotismo, le provocazioni, le contraddizioni. E nessuna, poi, ha saputo intercettare meglio lo spirito più morbido e color pastello dei 90 meglio di Britney Spers, che, per altro, s'è presa pure parte dei 2000 sparigliando tutto e facendo l'esatto opposto di ciò che aveva fatto fino a quel momento, e cioè essere rassicurante, sana, perfetta. E che nel secondo millennio siano emerse due regine come Beyoncé, Rihanna e Lady Gaga ha fatto capire in modo quasi didascalico che stava per arrivare una nuova ondata di pop, più femminista, attivista, consapevole. Tutte caratteristiche che, oggi, ed è bellissimo, si sono amplificate, invece che essere ridimensionate e schiacciate da un contesto politico mondiale che fino alle ultime elezioni americane s'era fatto cupo e ferocemente retrogrado. Per arrivare, quindi, alla protagonista di questo pezzo, che è la Generazione Z, partiamo, dunque, dall'artista che meglio la rappresenta, e cioè Billie Eilish, che ha solo 18 anni ma ha già saputo creare un suono, uno stile che è solo suo, e, al contempo, portare avanti delle battaglie molto precise e molto sincere che non possono essere scisse dalla lei musicista. Eilish ha uno zeitgeist estetico molto distante da quello di Lolita iper-sessualizzata come, per intenderci, la Britney Spears di "…Baby One More Time": i suoi vestiti oversize mostrano pochissimi centimetri di pelle e la collocano, così come il suo atteggiamento, oltre ogni stereotipo di genere. E ancora: il suo dichiarato attaccamento alla famiglia, ai genitori un po' fricchettoni che l'hanno fatta studiare a casa e l'hanno incoraggiata ad esprimere al massimo la propria creatività, senza contare, poi, che tutte le sue canzoni nascono insieme al fratello Finneas, sono, come vedremo, un elemento che se si era a tratti perso tra i Millennials, oggi sta tornando centrale. Infine l'impegno, da quello per i diritti degli animali fino al cortometraggio contro il bodyshaming, fanno di Billie la rappresentazione delle risorse migliori della Gen Z, bistrattata, per pigrizia io credo, da tanti, non solo dai Boomer, ma pure dai trentenni invecchiati, diciamolo, male e precocemente.

Nessuna generazione è mai stata e mai sarà esente da schifezze, ma perorare la causa, come sento fare spesso, di quelli che sono stati teenager negli anni Novanta, elevandoli a una superiore moralità e sapienza, per il semplice fatto che erano sprovvisti di cellulare (e quindi, di conseguenza, immersi nei libri da mane a sera? Dai, su), è un assunto davvero poco stimolante, al quale, per altro, si potrebbe benissimo rispondere rilevando come, nell'Italia di quel decennio, fosse, per dire, praticamente impossibile fare un coming out, senza andare incontro a grossi problemi, su più livelli. Ma opinioni personali a parte, è interessante, qui, riportare i risultati di una ricerca intitolata "Mi fido di te", realizzato da Tips Ricerche, agenzia che ha voluto approfondire il tema di chi sono gli opinion leader per i nati tra il 1995 e il 2010, detti anche "Digitarians". Lo studio ha coinvolto un campione di 230 tra studenti della scuola primaria, secondaria inferiore e superiore, e università e, come prima cosa, ha ridemensionato parecchio il ruolo effettivo che svolgono gli influencer nelle vita dei Gen Z. Perché se è vero che sì, contano e piacciono, è altrettanto vero che non sono affatto la loro primaria fonte di informazioni, e ne consegue che non sono così spesso loro a indirizzare, in un verso o nell'altro, il formarsi di un pensiero critico, che, invece, deve moltissimo la cerchia amicale e famigliare.

Per la Generazione Z gli opinion leader sono, infatti, gli esperti di settore e gli amici, citati come molto rilevanti rispettivamente dal 34% e dal 33% degli intervistati, ma al terzo posto per gli under 20 ci sono saldamente i genitori, con una percentuale del 25%, mentre per i 20-25enni prevalgono come fonte i giornalisti al 20%, affiancati per il genere maschile anche dagli sportivi. Gli influencer sono invece considerati figure di riferimento solo dal 17% del campione, con un ampio scarto rispetto a esperti e amici. Per quanto riguarda i principali tratti che deve possedere un opinion leader, il rispetto per gli altri è un valore citato come molto rilevante dal 91% degli intervistati, soprattutto tra le ragazze. Valore che si dimostra nell'86% degli intervistati con la gentilezza, parola bellissima e troppo poco usata, e l’empatia (83%). Anche il senso di responsabilità e l’integrità appaiono rilevanti e si sviluppano attraverso doti comportamentali quali l’onestà nel raccontarsi (90%), la coerenza degli atteggiamenti (89%) e la capacità davanti agli errori di mettersi in discussione (82%). I giovani della Generazione Z sono inoltre alla ricerca di guide coraggiose (86%) in grado di lottare e apportare cambiamenti (85%) significativi nel contesto sociale. Ma raffiche di numeri a parte, quello che colpisce è la visione, lo sguardo sul mondo che, per quanto ogni studio possa essere parziale e non esaustivo, sembra aperto sul mondo, rivolto agli altri, interessato agli altri e molto meno ego riferito di quanto una narrazione banalotta voglia lasciar intendere.