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Ogni casa ha bisogno di un amuleto contro il malocchio

Francesco Simoncelli
·7 minuto per la lettura

Stavo cercando immagini dai mercati di Istanbul e continuava a spuntare lo stesso oggetto: un ciondolo blu con uno spazio bianco al centro e un'altra tonalità di blu, rifinito con un punto blu scuro.

È un po' strano e quasi sconosciuto in Occidente, al di fuori di coloro che viaggiano e tornano con souvenir. Sembra una specie di occhio e infatti si chiama occhio di Allah. È un amuleto contro il malocchio. La teoria è che quando qualcuno si risenta per il vostro successo, questo occhio guarda la persona e allontana i pericoli dell'invidia.

Se vi capita di andare in Turchia e in Grecia, potete trovare questo amuleto ovunque: aeroporti, auto, barche, centri commerciali, case e così via. Perché tanta importanza per questo oggetto che non ha basi religiose ed emerge interamente da una tradizione popolare? Ha origini antiche, il cui scopo è allontanare il risentimento che le persone provano verso un bambino carino e sano.

Col passare del tempo, la ricchezza ha assunto altre forme. L'Impero Ottomano è una delle più antiche regioni commerciali del mondo, un luogo in cui l'ascesa della ricchezza iniziò ad essere protagonista nel corso di una generazione durante il XVI secolo. Tenere gli altri lontani dai vostri giusti guadagni era sicuramente una priorità e lo è ancora.

Questo è il punto dell'occhio di Allah: proteggere i diritti del commercio contro coloro che lo distruggerebbero attaccando il successo nell'aver creato ricchezza. Ne abbiamo bisogno ora più che mai.

Quando è stata l'ultima volta che avete ascoltato un sermone contro l'invidia o avete osservato un personaggio dei media che ne riconosceva i relativi mali? La condanna dell'invidia come forza motivante per la distruzione della vita e della proprietà è quasi del tutto scomparsa dalla cultura. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che gran parte della politica moderna si basa su di essa e dipende dal suo incoraggiamento. Quello che una volta era uno dei sette "peccati capitali" è ora parte integrante della nostra etica pubblica.

Cos'è l'invidia?

Torniamo alla definizione classica di cosa sia l'invidia: il vizio di guardare negativamente al successo degli altri. È diverso dalla semplice cupidigia, perché essere avidi significa desiderare qualcosa che non è vostro. È anche diverso dalla gelosia, il che significa guardare al successo degli altri e desiderare che fosse anche il vostro.

La gelosia può portare all'emulazione e questo può essere positivo. Non è la stessa cosa dello zelo, che è sentirsi ispirati dalla fortuna di un altro e adattare la propria vita per sperimentare la stessa buona sorte (questa definizione è tratto direttamente da San Tommaso d'Aquino).

L'invidia è diversa da tutto ciò. Osserva l'eccellenza degli altri e desidera che si fermi; vede la fortuna di un altro e aspira a punirla. L'invidia è vuol dire distruzione dei successi altrui. Inoltre l'invidia non porta felicità alla persona che vuole danneggiare gli altri, vuole solo soddisfare la rabbia che si prova quando si guarda la felicità degli altri. Danneggia, fa male, schiaccia, distrugge e uccide. Inizia con il risentimento contro i risultati degli altri e termina con l'infliggere danni alla persona.

Immaginate di vedere una bella casa. Dire: "Quella stessa casa dovrebbe essere mia", significa essere avidi. Dire: "Voglio comprare una casa come quella", nasce dalla gelosia che porta all'emulazione. Dire: "Aspiro ad una vita in cui posso permettermi una casa come quella", è zelo. L'invidia è dire: "Voglio bruciare quella casa".

C'è un ulteriore livello: la realizzazione del desiderio dettato dall'invidia è correlata ad un certo esito che potrebbe essere favorevole alla persona che lancia il malocchio. Il vostro successo è la ragione del mio fallimento, quindi devo fermarlo. La vostra buona fortuna è la causa della mia sfortuna, quindi ne ho bisogno per eccellere. Se la vostra casa più bella scompare, la mia casa meno bella aumenterà di valore. In questo modo l'invidia è collegata ad una teoria di causa/effetto: i poveri stanno così a causa della buona fortuna dei ricchi; la mia mancanza di lavoro è dovuta al vostro impiego; l'elevato PIL del vostro Paese è la causa del nostro PIL basso, e così via.

L'invidia è un problema onnipresente, ma non è sentito da tutti. Supponiamo che voi conosciate una persona con una personalità aspirazionale. Lui o lei guarda alla vita come ad una serie di opportunità di successo; è una questione di volontà, intelligenza e creatività, e lui o lei crede in tutte queste cose. Non c'è spazio per l'invidia nel cuore di questa persona. Il successo di un altro serve come ispirazione e spinta per migliorarsi, non per abbattere.

Ma diciamo che un'altra persona non ha questa prospettiva. Lui o lei immagina di essere intellettualmente limitato, inesperto, non creativo, vincolato da una personalità limitata o da una mancanza di volontà. nel caso di quest'ultima persona, la vita sembra una routine da non interrompere e inizia a risentirsi degli altri che gli passano accanto nella lotta per il successo. Questa persona è terreno fertile per sentimenti di invidia, cioè il desiderio di danneggiare gli altri che si comportano meglio dei loro coetanei.

Ogni persona di successo deve affrontare il problema di incappare nell'invidia degli altri. Potreste iniziare la vostra carriera pensando che la vostra eccellenza sarà premiata, e a volte o spesso lo è, ma dovete fare inevitabilmente i conti anche con l'invidia, con le coltellate dietro la schiena, i tentativi nascosti di indebolirvi, complotti e cospirazioni per impedirvi di avanzare nella carriera.

Uno dei grandi meriti degli scritti di Ayn Rand è che attirano l'attenzione su questo problema. Ne fu testimone in prima persona in Russia, dove è cresciuta, di come un movimento politico alimentato dall'invidia abbia distrutto la sua famiglia e la sua nazione. Lottò con forza in tutti i suoi scritti per mettere in guardia gli altri dal male dell'invidia; elaborò una sorta di psicologia della resistenza per aiutare le persone ad accettare il successo come una ricompensa giustamente meritata.

Era come se stesse ridando nuova linfa ad una preoccupazione morale molto vecchia. La mitologia medievale descriveva l'invidia come il "mostro dagli occhi verdi", perché guarda a qualsiasi segno di ricchezza con l'aspirazione di porvi fine. La leggenda del "malocchio" risale all'antichità e denota la profonda paura che tutte le persone hanno provato riguardo all'invidia. Nel giudaismo i rabbini insegnano a favorire il "buon occhio" che ci permette di rallegrarci della fortuna degli altri, mentre il malocchio è l'impulso opposto.

La politicizzazione dell'invidia

Ad un certo punto del XX secolo, abbiamo normalizzato l'invidia come idea politica. Abbasso i ricchi! Tassateli al 70%! Il successo deve essere punito e saccheggiato! I successi di quel Paese sono la causa dei fallimenti del nostro! Tutte queste idee risalgono ad un'idea antica che era ampiamente vista non come una virtù o una buona motivazione, ma piuttosto come un peccato socialmente distruttivo. Così le politiche commerciali e fiscali dei giorni nostri sono riconducibili alla stessa radice invidiosa.

C'è una fiorente letteratura accademica che cerca di riabilitare l'invidia come motivazione. Maschera questo suo obiettivo dicendo di opporsi all'ingiustizia e alla disuguaglianza, quindi finisce per costruire il tipo di istituzioni politiche che molti progressisti e protezionisti favoriscono.

Certo, ci sono buone ragioni per essere arrabbiati e urlare contro l'immoralità della ricchezza acquisita ingiustamente, ma tenete presente che il problema qui non è la ricchezza in quanto tale, ma i mezzi con cui la si acquisisce. La vera invidia non fa distinzione: è un odio che finisce con la distruzione. Sembra una cosa poco plausibile da fare, prendere un peccato e convertirlo in una virtù politica, ma qui c'è una verità nascosta che le persone non sono in grado di affrontare: le istituzioni politiche moderne sono infatti costruite su un antico vizio, istituzionalizzato e lasciato libero di agire.

L'invidia può sembrare relativamente benigna quando è incorporata nelle istituzioni politiche. Se si utilizza ogni discorso e ogni articolo per seminare odio e incoraggiare le persone ad incolpare i successi degli altri per la propria situazione miserevole, si sta giocando con il fuoco. Questa visione può portare ad una vasta distruzione.

La maggior parte delle grandi divisioni ideologiche del nostro tempo sono radicate nei vizi. Mentre siamo pronti a riconoscere il male della razza e dell'odio religioso, non ci piace pensare agli effetti insidiosi scatenati dall'odio per la ricchezza e il successo. Forse è ora che l'occhio di Allah si faccia strada dalla regione ottomana alle nostre case. Abbiamo bisogno di una certa protezione contro il malocchio che la politica moderna sparge quotidianamente nelle nostre vite.

Di Jeffrey Tucker

Traduzione di Francesco Simoncelli

Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online