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Oltre 23 mln di occupati. Sul lavoro si accelera, con i vecchi difetti

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Lavoro (Photo: CLAUDIO PERIANSA)
Lavoro (Photo: CLAUDIO PERIANSA)

Gli occupati - informa l’Istat - sono tornati sopra quota 23 milioni per la prima volta dall’inizio della pandemia. I dati si riferiscono a novembre, quando la variante Omicron in Italia non era ancora diffusa (il primo caso è stato rilevato il 27 novembre) e solo nei prossimi mesi si capirà se e quanto l’impennata dei contagi delle ultime settimane avrà nel frattempo impattato, in termini negativi, sul mercato del lavoro. Ma ci sono almeno altri due elementi che vanno presi in considerazione rispetto al valore del macrodato di contesto, rappresentato dal raggiungimento della soglia psicologica dei 23 milioni di persone che hanno un lavoro. Il primo è il trend in crescita per il terzo mese consecutivo dopo la frenata estiva: tra settembre e novembre c’è stato un aumento di quasi 200mila occupati e si è ridotto il gap con la fase pre pandemia (mancano 115mila occupati rispetto a febbraio 2020). Insomma la rincorsa al recupero del lavoro bruciato dal Covid è ripartita: è stata intensa tra febbraio e giugno, poi lo stop improvviso a luglio-agosto, ora la ripresa autunnale, più lenta che in primavera, ma più veloce rispetto all’estate.

Il secondo elemento è come si sta muovendo il mercato del lavoro. Prosegue il calo dei disoccupati, ma soprattutto diminuiscono ulteriormente e in modo sensibile gli inattivi, cioè le persone che non hanno un impiego e non lo cercano. A un livello ancora più approfondito, sono gli autonomi e i precari a spingere la ripresa di novembre, che registra 64mila occupati in più rispetto a ottobre. Ma anche il dato del lavoro autonomo, si vedrà tra poco, va contestualizzato all’interno di una dinamica che è sì positiva, ma non di certo risolutiva del grande tonfo registrato nei mesi scorsi.

Il balzo di novembre (+64mila occupati). Dall’inizio del 2021 sono 700mila in più

La crescita dell’occupazione a novembre, rispetto a ottobre, è stata pari a 64mila unità. Ha riguardato uomini e donne, dipendenti a termine e autonomi, i giovani tra i 25 e i 34 anni e gli ultra cinquantenni. Anche il dato trimestrale aiuta a capire il balzo: se si confronta il periodo settembre-novembre 2021 con quello precedente (giugno-agosto), si osserva un livello di occupazione più elevato dello 0,3%, con un aumento di 70mila unità.

Il recupero del lavoro perso si è fatto più veloce?

Al di là della variazione mensile, c’è il dato della rincorsa alla situazione pre-pandemia. Gli occupati che mancano all’appello rispetto a febbraio del 2020, come si diceva, sono 115mila. Letta nella prospettiva inversa, quelli in più da gennaio 2021 sono 700mila.

Occupati in Italia (Photo: Istat)
Occupati in Italia (Photo: Istat)

Quale velocità di recupero marcano questi numeri? Mentre la dinamica del Pil è chiara (al netto delle turbolenze di dicembre per via di Omicron), con un rimbalzo visibile, già nei numeri, la questione che i dati dell’Istat sollevano è se il mercato del lavoro sta facendo meno (o più) fatica a riprendersi rispetto a quanto era stato ipotizzato prima dell’estate. In sintesi: la strada del ritorno ai livelli di febbraio di due anni fa, quando scoppiò la pandemia, si è fatta o no meno tortuosa?

I dati degli occupati e del tasso di occupazione di novembre, contenuti nella tabella di seguito, parlano di un’inversione di tendenza rispetto a luglio-agosto. L’estate è stata contraddistinta da una riduzione del numero degli occupati (prima colonna): dai 22.966.000 di luglio sono scesi ad agosto a 22.860.000. Poi, da settembre in poi sono cresciuti progressivamente, arrivando ai 23.059.000 di novembre. E avvicinandosi così (lo scarto di 115mila è qui) ai 23.174.000 di febbraio del 2020. Anche il tasso di occupazione (terza colonna), che ad agosto è stato del 58,3%, è poi salito fino ad arrivare al 58,9%, un valore identico a quello di gennaio del 2020 e superiore a quello di febbraio dello stesso anno.

Ancora: ad agosto, il numero degli occupati rispetto all’inizio della pandemia era ancora inferiore di oltre 390mila unità, a novembre di 115mila. C’è stata un’accelerazione, ma se si guarda alla media dei posti di lavoro creati per mese in tre periodi dell’anno (febbraio-giugno, luglio-agosto, settembre-novembre) si vede che il primo è stato caratterizzato da un ritmo intenso, il secondo dal segno meno, il terzo dal ritorno del segno più, ma con un’intensità dimezzata rispetto al periodo febbraio-giugno.

Occupati-tasso occupazione (Photo: Istat)
Occupati-tasso occupazione (Photo: Istat)

Il ritorno degli autonomi. Garnero: “Una rondine non fa primavera”

La crescita degli occupati a novembre è il risultato dell’aumento dei dipendenti a termine (precari) e degli autonomi, mentre calano i dipendenti permanenti. In particolare gli autonomi in più rispetto a ottobre sono stati 66mila. E in totale sono ritornati sopra quota 5 milioni. Ma la crisi degli autonomi è tutt’altro che finita. Lo spiega Andrea Garnero, economista dell’Ocse, al momento in sabbatico di ricerca, a Huffpost: “Sicuramente quello degli autonomi è un dato che va notato, ma una rondine non fa primavera perché veniamo da una calo di vent’anni. La questione degli autonomi rimane perché il gruppo degli autonomi veri, siano datori di lavoro o piccoli artigiani, si è ristretto significativamente e questo dato rimane”.

Prosegue il calo degli inattivi

Il trend positivo di novembre si vede più sugli inattivi tra i 15 e i 64 anni: sono stati 46mila in meno rispetto a ottobre, ma se si prende come riferimento il mese di novembre del 2020 viene fuori una contrazione di 663mila unità. La sacca si è gonfiata in maniera eccezionale all’inizio dell’emergenza sanitaria e ora si sta ridimensionando in maniera importante. In questo caso il tasso non è ancora inferiore ai livelli pre pandemia, resta ancora un margine di 0,2 punti percentuali, ma la discesa c’è e prosegue.

Recupera anche l’occupazione femminile. Ma rispetto all’inizio della pandemia mancano ancora 50mila donne

Sono state 38mila le donne occupate in più a novembre rispetto al mese precedente e 205mila in più se il confronto si fa con il mese di novembre del 2020. Sale anche il tasso di occupazione femminile, arrivando al 49,9%, superiore anche a febbraio di due anni fa. Sono in tutto 9.690.000 le donne occupate, cinquantamila in meno rispetto a febbraio del 2020. Sono diminuite soprattutto le donne inattive con 14mila unità in meno su ottobre e 335mila in meno rispetto a novembre 2020.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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