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Omicidio Serena Mollicone, trauma testa assolutamente compatibile con lesione porta caserma

·4 minuto per la lettura

(Adnkronos) - ''Il cranio di Serena può aver creato quel buco nella porta? Assolutamente sì’’. E’ la stessa Cristina Cattaneo, medico legale che dirige il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università di Milano e autrice della superperizia che ha portato alla riapertura delle indagini e al successivo processo sull’omicidio di Serena Mollicone, a porsi questa domanda e a offrire una risposta davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Cassino. Lo fa rispondendo alle domande delle pm, Beatrice Siravo e Maria Carmen Fusco, mentre illustra la consulenza tecnica medico legale compiuta su questo e altri aspetti legati all'omicidio della giovane di Arce. In particolare il lavoro della Cattaneo si pone come obiettivo di chiarire se la frattura nella porta di un alloggio della caserma dei carabinieri di Arce, all’epoca dei fatti in uso anche alla famiglia Mottola, i cui componenti sono imputati nel processo, sia compatibile con la parte lesa del capo della Mollicone oppure con un pugno sferrato da Franco Mottola, come riferito dallo stesso indagato.

“L'arcata zigomatica di Serena combacia molto bene con la rottura nella porta", dice in aula Cristina Cattaneo, tanto che "facendo la simulazione con i prototipi il cranio rimane incastrato". Il trauma di Serena è compatibile in ogni caso, aggiunge, con colpo su una parete verticale e non con una caduta a terra. Quanto al pugno, Cattaneo sottolinea che "anatomicamente c'è una compatibilità minore ed è meno calzante del cranio di Serena Mollicone”. Le fratture composte del cranio di Serena Mollicone, spiega poi, dicono che sono state prodotte da un unico urto "contro una superficie ampia e piana".

Contestazioni sulla perizia sono state avanzate nel corso del controesame della teste dal pool degli avvocati della difesa dei Mottola. In particolare, secondo i legali, l’altezza di Serena non sarebbe compatibile con il punto in cui è avvenuto l’urto mentre le prove scientifiche sono state criticate perché fatte con la porta in posizione orizzontale poggiata su dei supporti a terra e non in verticale montata su un telaio che, dicono, ''avrebbe offerto resistenza''. La professoressa Cattaneo precisa, rispondendo alla difesa degli imputati, che "la variabilità dell'altezza non permetterà mai, comunque, di dire che quella testa non è compatibile con quel buco’’ ribadendo che le ‘’sporgenze anatomiche del cranio guarda caso corrispondono con le parti fratturate della porta’’. Quanto alla posizione della porta, la Cattaneo spiega che per svolgere le analisi si è ipotizzato che la porta fosse chiusa al momento dell’impatto.

Secondo quanto esposto ancora in aula dal medico legale, Serena Mollicone avrebbe lottato per difendersi, poi sarebbe rimasta stordita da un colpo alla testa ma la morte potrebbe essere stata causata da asfissia, visto che il corpo fu trovato con un sacchetto di plastica in testa e che non sono state individuate altre cause di morte. "Che il trauma cranico abbia provocato uno stordimento e poi la morte sia sopraggiunta per asfissia è un'ipotesi molto probabile ma non abbiamo gli elementi per dirlo con certezza", spiega la professoressa Cattaneo, precisando che "la morte per asfissia meccanica è una diagnosi che si fa per esclusione perché lascia pochissimi segni". Piccoli segni sono riscontrabili in alcune lesioni cardiache riscontrate su Serena. Sul corpo ci sono comunque ‘’segni di colluttazione", dice poi il medico legale. Cosa che si desume dalle "tante contusioni" trovate sul corpo, in particolare sulle gambe e sul tronco. In base alla "distribuzione di alcune lesioni contusive conseguenti a piccoli traumi" si può dire che la giovane sia stata anche strattonata, aggiunge.

Quanto all’orario della morte Cristina Cattaneo ipotizza che possa risalire tra le 24 e le 48 ore precedenti al sopralluogo nel bosco di Anitrella, che ci fu il 3 giugno intorno alle 14.30, ma anche un po' prima, confermando quindi che il trauma alla testa potrebbe essere collocabile tra le 11 e le 11.40 del 1 giugno del 2001.

Serena Mollicone, 18enne di Arce scomparve il 1 giugno del 2001 e fu trovata morta due giorni dopo nel bosco di Anitrella. Nel processo sono imputati il maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, la moglie Anna Maria, il figlio Marco e il maresciallo Vincenzo Quatrale, che sono accusati di concorso nell'omicidio. Quatrale, inoltre, è accusato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi. Infine l'appuntato Francesco Suprano è accusato di favoreggiamento.

(di Giorgia Sodaro)

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