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Omicron e bollette, Draghi non lancia soldi dall'elicottero

·6 minuto per la lettura
Italian Premier Mario Draghi wears his face mask during a press conference to explain the Government's new anti-COVID 19 measures in Rome, Monday, Jan. 10, 2022. New coronavirus restrictions went into effect Monday in Italy targeting the unvaccinated, with proof of vaccination or recovery from a recent infection required to access public transport, coffee shops and a host of other activities.(AP Photo/Gregorio Borgia) (Photo: via Associated Press)
Italian Premier Mario Draghi wears his face mask during a press conference to explain the Government's new anti-COVID 19 measures in Rome, Monday, Jan. 10, 2022. New coronavirus restrictions went into effect Monday in Italy targeting the unvaccinated, with proof of vaccination or recovery from a recent infection required to access public transport, coffee shops and a host of other activities.(AP Photo/Gregorio Borgia) (Photo: via Associated Press)

È il lavoro che si sta facendo in queste ore al ministero dell’Economia a tradurre in soldi quella che è la convinzione di Mario Draghi sul che fare davanti ai danni che la variante Omicron sta causando all’economia. L’indicazione che arriva da palazzo Chigi è quella di un intervento contenuto, riservato alle attività chiuse o interessate dalle restrizioni, come le discoteche e i luoghi degli spettacoli, e al turismo, il settore più colpito dall’impennata dei contagi. La traduzione: una dote di 1,5-2 miliardi per il decreto Sostegni ter che quasi sicuramente arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri non più giovedì, come previsto inizialmente, ma all’inizio della settimana prossima. Sono i contenuti, come la stretta sulla cassa integrazione Covid - la misura simbolo della strategia emergenziale utilizzata fino ad ora - a dire che non solo non è tempo di fare nuovo debito, ma che è il momento di affermare quell’aggettivo “buono” che il premier utilizzò nel discorso di insediamento in Parlamento proprio in riferimento al debito, per distinguerlo da quello “cattivo”.

Questa volta i soldi arriveranno dai risparmi e dal rinvio di alcune spese, non da un nuovo scostamento di bilancio, ma il senso dell’operazione richiama quelle parole: abbandonare, almeno per il momento, la modalità dei soldi distribuiti a pioggia. Una scelta che può sembrare paradossale proprio oggi che l’emergenza pandemica è ritornata a farsi sentire in modo importante. Ma la normalizzazione del Governo in economia segue la linea politico-sanitaria, quella per cui il Paese non va in lockdown, ma anzi tiene aperto, con i vaccini a fare da scudo alla crescita. A essere chiuse sono le discoteche, le capienze ridotte riguardano gli spettacoli, sono i tour operator e le agenzie di viaggio a scontare le limitazioni sui viaggi. Qui finisce il campo emergenziale. In realtà di settori colpiti ce ne sono anche altri, ma la scelta è quella di fermarsi un passo prima.

Ci sono anche ragioni politiche dietro la scelta di non riaprire il rubinetto del deficit e queste ragioni si chiamano Quirinale. La gestione di uno scostamento di bilancio richiede molti elementi, oltre al fatto che bisognerebbe stressare i tempi dei lavori del Parlamento, che deve autorizzarlo. Il 24 gennaio, tra appena undici giorni, le Camere saranno impegnate con l’elezione del presidente della Repubblica e nel frattempo, tra commissioni e aule, ci sono altri provvedimenti da convertire in legge. Ma è soprattutto l’elemento politico puro a rendere impossibile il ricorso allo scostamento. Già le richieste della Lega e dei 5 stelle stanno rallentando il decreto da due miliardi, figurarsi cosa accadrebbe con dieci o più miliardi. Insomma il rischio è quello di una baruffa capace di contaminare i già difficili equilibri da trovare per eleggere il prossimo capo dello Stato.

Quella che palazzo Chigi porta avanti è però la motivazione economica e cioè la non necessità di interventi extra large perché l’impatto di Omicron è ancora tutto da stimare. Uno scostamento più in là, dopo il voto per il Colle, non è escluso, ma a quel punto bisognerà vedere se il premier sarà ancora Draghi e su quali equilibri si reggerà il Governo. In mezzo ci sono parecchie settimane, che si riducono comunque ad almeno due se l’elezione del presidente della Repubblica arrivasse con le prime votazioni. Un margine rischioso, ma è un rischio che Draghi sceglie di correre anche perché sostenuto dalle scelte prese con gli ultimi tre decreti, quelle per incentivare i vaccini e restringere l’area dei no vax.

Insomma c’è un margine di sicurezza economica, seppure non blindato, che secondo il premier può reggere senza ricorrere allo scostamento di bilancio. Anche di fronte agli altri fattori, come il caro energia, che rappresentano un rischio per la corsa della ripresa. E anche di fronte ai problemi che riguardano la produzione industriale, ancora l’economia reale con l’inflazione che è arrivata nel carrello della spesa. Sono tutte lacerazioni del tessuto economico e rischi che sono legati, in parte o in tutto, al Covid, perché se è vero che l’aumento dei prezzi energetici sconta il costo della transizione verde, è ancora più vero che il grande responsabile dell’impennata degli stessi prezzi sono i colli di bottiglia creati dalla pausa produttiva causata dal Covid. Qual è il rischio lo spiega bene Francesco Lippi, ordinario di macroeconomia all’università Luiss: “Se l’incertezza causata da Omicron - dice a Huffpost - dovesse durare ancora molto allora potrebbe rinfocolare i prezzi già elevati”. Il cortocircuito: “Il modo naturale in cui la tensione sui prezzi potrebbe rientrare è il ritorno a una situazione di produzione normale, ma le rinnovate incertezze sulla pandemia stanno spostando questo orizzonte in avanti”.

Anche la Banca mondiale ha lanciato un segnale chiaro, parlando di un “pronunciato rallentamento” dell’economia mondiale non solo per colpa di Omicron, ma anche per l’aumento dell’inflazione, del debito e delle diseguaglianze di reddito. È ancora troppo presto per capire se i contagi intaccheranno il tentativo in Italia di passare dal rimbalzo del 2021 a una crescita più strutturata, ma gli allarmi, fondati sui danni reali, non sono per questo vacui. “Non sono molto ottimista sul fatto che l’inflazione quest’anno sarà più bassa rispetto al 2021, anzi il rischio forse è il contrario”, spiega ancora Lippi. C’è l’alert di Confindustria sul prezzo dello shock energetico che stanno pagando le imprese (37 miliardi di spesa previsti quest’anno dopo i 20 miliardi dell’anno scorso). Ci sono settori produttivi che rischiano il blocco della produzione.

Anche di fronte a questo scenario, la scelta di Draghi è quella di aspettare. Nel decreto Sostegni ter non ci saranno nuove risorse per calmierare i prezzi delle bollette: per il momento - è il ragionamento - bastano i quasi 9 miliardi stanziati tra giugno e dicembre. Ora è il momento di interventi strutturali, che chiamano in causa anche strategie europee da costruire. Non è escluso un nuovo intervento tampone, ma comunque solo quando e se si ricorrerà allo scostamento. Non prima del voto per il Quirinale. Per ora, e la questione è tutt’altro che semplice visto il pressing dei partiti, si lavora al confezionamento del decreto da due miliardi. Palazzo Chigi vorrebbe prorogare la cassa integrazione Covid solo per il turismo, al massimo allargarlo alla ristorazione, motivando il restringimento con l’entrata in vigore della riforma degli ammortizzatori sociali che ha ampliato le tutele. Non tutti, però, sono d’accordo. Ma la stretta sull’ammortizzatore sociale nato con la pandemia è molto di più di una scelta su una misura economica. È la visione di Draghi, diversa da chi, anche dentro al Governo, di miliardi ne chiede trenta e non due.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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