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Oms a Wuhan. Missione alle origini del virus, con le mani legate

Marco Lupis
·Journalist – Correspondent – Author
·1 minuto per la lettura
(Photo: NICOLAS ASFOURI via Getty Images)
(Photo: NICOLAS ASFOURI via Getty Images)

Dovrebbero essere i giorni della verità. O meglio, giorni in cui – teoricamente – si inizierà a investigare sulla verità, ovvero sulle origini della pandemia che, a un anno di distanza dal primo focolaio del Wet Market di Wuhan, ha fatto ormai nel mondo quasi 2 milioni di vittime - 80mila soltanto in Italia - e devastato l’economia globale (tranne quella cinese).

Il team di scienziati, un mix di biologi, epidemiologi, virologi, veterinari e specialisti di infezioni animali di 10 Paesi diversi, provenienti da Europa, Asia orientale, Medio Oriente e Australia, in realtà non comincerà davvero oggi il suo lavoro “sul campo”, perché dovrà prima di tutto mettersi in quarantena per due settimane, come richiesto dal governo cinese. Un lasso di tempo, questo, che gli esperti si aspettano comunque di non passare guardando la tv in una camera d’albergo, ma di trascorrere in videoconferenza con le loro controparti cinesi, per elaborare se non altro un programma per le due settimane successive di vero lavoro. Due settimane in tutto di lavoro effettivo, sotto l’attenta supervisione lo stretto controllo cinese: è tutto quello che, dopo infinti tentennamenti e rimandi, Pechino ha finalmente concesso.

Valanghe di dubbi e perplessità – sia scientifiche che politiche - accompagnano questa “missione speciale” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la quale ha, prima di tutto, la singolare – a dir poco - pretesa di fare luce su qualcosa che è accaduto un anno fa. Un anno che oltretutto ha visto la Cina impegnata spasmodicamente in una colossale operazione di censura per far sparire le prove, depistare la comunità scientifica internazionale, inquinare le notizie e cercare ogni modo o pretesto per allontanare da sé la scomodissima responsabilità di essere la “madre dell’epidemia”, sfornando di volta ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.