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Operazione Taiwan. La Cina vuole sedare i capricci dell'isola ribelle

Marco Lupis
·Journalist – Correspondent – Author
·2 minuto per la lettura
LIEYU, TAIWAN - FEBRUARY 04: A monument dedicated to Kuomintang soldiers is seen on February 04, 2021 in Lieyu, an outlying island of Kinmen that is the closest point between Taiwan and China. Kinmen, an island in the Taiwan strait that is part of Taiwan's territory, is so close to China that the deep-water port of Xiamen, one of China's biggest, lies less than three miles away across the water. It is one of the few areas of Taiwan that mainland Chinese tourists can visit without visas or permits, and has deep ties with the adjacent Fujian province of China; locals have seen a boost to their incomes from Chinese tourism in pre-pandemic times. Wartime anti-tank barricades litter the beach and the island also features the Zhaishan tunnel, which Taiwanese forces still reserve the right to use in wartime and for military exercises. (Photo by An Rong Xu/Getty Images) (Photo: An Rong Xu via Getty Images)
LIEYU, TAIWAN - FEBRUARY 04: A monument dedicated to Kuomintang soldiers is seen on February 04, 2021 in Lieyu, an outlying island of Kinmen that is the closest point between Taiwan and China. Kinmen, an island in the Taiwan strait that is part of Taiwan's territory, is so close to China that the deep-water port of Xiamen, one of China's biggest, lies less than three miles away across the water. It is one of the few areas of Taiwan that mainland Chinese tourists can visit without visas or permits, and has deep ties with the adjacent Fujian province of China; locals have seen a boost to their incomes from Chinese tourism in pre-pandemic times. Wartime anti-tank barricades litter the beach and the island also features the Zhaishan tunnel, which Taiwanese forces still reserve the right to use in wartime and for military exercises. (Photo by An Rong Xu/Getty Images) (Photo: An Rong Xu via Getty Images)

“La Cina invaderà Taiwan entro sei anni” ha detto di recente, nel corso di un’audizione al Senato Usa, l’ammiraglio Philip Davidson, capo del Comando dell’area Asia-Pacifico con sede alle Hawaii. Uno che di tensioni in quell’area del Mondo se ne intende. Forse però la fosca previsione di Davidson rischia di rivelarsi persino ottimistica – almeno per quanto riguarda la tempistica di un attacco di Pechino a Taipei – a giudicare dai segnali degli ultimi giorni, specialmente dopo l’incursione di ieri nei cieli taiwanesi: venticinque jet dell’aeronautica cinese, tra cui ben 18 caccia e 4 bombardieri con capacità nucleare, sono entrati nella zona di identificazione della difesa aerea di Taiwan, in quella che è la più grande incursione aerea cinese sull’isola finora riportata.

I nervi scoperti di Pechino nei confronti delle “interferenze straniere” sull’ “isola ribelle”, del resto, sono cosa nota, ma li ha ulteriormente infiammati di recente un qualcosa di molto piccolo, ma di così grande importanza, da rischiare di far precipitare una situazione già delicatissima: un chip. I dirigenti di 20 aziende produttrici di semiconduttori e case automobilistiche, tra cui Taiwan Semiconductor Manufacturing Co. (TSMC), sono stati invitati a partecipare a un vertice della Casa Bianca per discutere del peggioramento della carenza globale di chip. Una carenza che sta causando grossi problemi di produzione nell’industria automobilistica, come ha commentato la Casa Bianca venerdì, subito dopo avere annunciato che avrebbe tenuto un vertice con i leader del settore per trovare soluzioni, in un incontro ospitato dal consigliere per la sicurezza nazionale Usa Jake Sullivan, dal direttore del Consiglio economico nazionale Brian Deese e dal segretario al commercio Gina Raimondo. Ma non basta, perché subito dopo gli Stati Uniti hanno ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.