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Outlook Capital Group: 2021 anno di svolta verso la ripresa

Antonio Cardarelli
·3 minuto per la lettura
Outlook Capital Group: 2021 anno di svolta verso la ripresa
Outlook Capital Group: 2021 anno di svolta verso la ripresa

Secondo Matteo Astolfi e Martyn Hole, la ripartenza dipenderà dalla campagna di vaccinazione, ma sarà fondamentale essere consapevoli che l’economia post-pandemia è molto diversa rispetto al passato

Un punto di svolta lungo il percorso della ripresa. Secondo gli esperti di Capital Group il 2021, in futuro, potrà essere ricordato così: come uno snodo cruciale per l’economia globale, la salute pubblica, la politica e il mondo in cui viviamo e lavoriamo.

LA CINA GUIDA LA RIPRESA

Nell’illustrare l’outlook 2021 di Capital Group, Martyn Hole, Investment Director, sottolinea come secondo il Fondo monetario internazionale dovremmo assistere a una solida ripresa nelle principali economie. Ma, attenzione, tutte le previsioni di crescita dipendono dai vaccini, nella speranza che entro la metà del 2021 ci siano almeno quattro vaccini disponibili. Analizzando l’economia europea, Hole vede una resistenza migliore da parte del settore manifatturiero rispetto a quello dei servizi, con la Germania trainata dalla domanda di auto e macchinari proveniente da grandi mercati come la Cina. Nel Regno Unito, a causa della Brexit, il rallentamento dell’economia potrebbe trasferirsi sui titoli di banche, costruttori e servizi di pubblica utilità.

VINCITORI E VINTI

Matteo Astolfi, Managing Director di Capital Group, passa in rassegna i vincitori e i vinti della pandemia. Nella prima categoria troviamo e-commerce, cloud computing, streaming video, pagamenti digitali e rivenditori di complementi per la casa. Nella seconda, invece, ci sono ristoranti, alberghi, vendita al dettaglio, compagnie aeree e piccole imprese. Ora la sfida sarà intercettare i vincitori a lungo termine, in un contesto economico che sarà estremamente diverso, più efficiente e più dinamico. “Il nostro compito è individuare le società che presentano il potenziale per continuare a generare una solida crescita negli anni a venire”, specifica Astolfi. Per esempio tra le esperienze che non possono essere digitalizzate, come le vacanze.

RIVOLUZIONE HEALTHCARE

Sarà invece digitale il futuro dell’healthcare, come spiega Martyn Hole, che ricorda il recente picco nella domanda di visite mediche online, un servizio disponibile da anni ma fino a prima della pandemia sostanzialmente ignorato. Tra le realtà più promettenti in questo ambito, Hole segnala DexCom, ResMed, Insulet, Tandem, iRhythm e Abbott Laboratories oltre a Teladoc e UnitedHealth.

FATTORE ESG

L’altro grande tema emerso durante la presentazione dell’outlook di Capital Group è quello delle energie rinnovabili. Per esempio, sottolinea Astolfi, nei servizi di pubblica utilità la transizione dal carbonio alle rinnovabili è alle prime fasi e alcuni fattori potrebbero dare slancio alla crescita “per molti anni a venire”. La stessa Cina ha annunciato di voler azzerare le emissioni nette di anidrite carbonica entro il 2060 e, secondo l’esperto di Capital Group, vari fattori stanno preparando il terreno “per quella che potrebbe essere definita l’età dell’oro delle rinnovabili”. In questo ambito, sottolinea Astolfi, l’Europa è più avanti grazie a servizi di pubblica utilità come Enel (Italia), E.ON (Germania) e Orsted (Danimarca).

IL RUOLO DELLE OBBLIGAZIONI

Infine, un passaggio sulle obbligazioni con la raccomandazione di essere selettivi. Secondo Martyn Hole “le solide allocazioni obbligazionarie core continuano a rappresentare una strategia intelligente” come protezione per l’eventuale volatilità dei mercati azionari e con le funzioni classiche di protezione del capitale e diversificazione. Secondo l’esperto, pensare ora di poter fare a meno di solide obbligazioni core sarebbe un errore, anche a fronte dell’eventualità di avere rendimenti più contenuti. Tuttavia, vista la grande mole di emissioni di obbligazioni societarie, secondo l’esperto “è giunto il momento di essere selettivi”, non solo sul corporate Usa, ma anche sul debito dei mercati emergenti, dove è presente un’ampia divergenza.