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I Paesi produttori di petrolio sono a rischio instabilità

Virgilio Chelli
·1 minuto per la lettura
I Paesi produttori di petrolio sono a rischio instabilità
I Paesi produttori di petrolio sono a rischio instabilità

La stabilità politica dei Paesi che basano la propria economia sull’esportazione del petrolio sarà messa a dura prova

La transizione energetica potrebbe riservare qualche effetto collaterale poco gradito. Nel suo più recente Political Risck Outlook, la casa specializzata Verisk Maplecroft prevede un’onda lenta di instabilità per i paesi produttori di combustibili fossili che non saranno riusciti a diversificare le proprie economie.

PAESI AFRICANI MESSI PEGGIO

I più a rischio sono quelli con i costi di produzione più elevati e maggiormente dipendenti dalle esportazioni di Oil & Gas, in testa Algeria, Chad, Iraq e Nigeria. Il report di Verisk stima che il picco produttivo del petrolio sarà toccato nel 2030, quando un’economia globale a basse emissioni avrà cominciato a prendere corpo. Le economie più vulnerabili sono anche quelle che hanno più sofferto la caduta dei prezzi del petrolio del 2014, per le quali i prezzi sono ancora troppo bassi per finanziare le importazioni necessarie ad andare avanti.

SVALUTARE NON BASTA

Le strade per rimediare nel breve sono due, attingere alle riserve valutarie, come hanno fatto i sauditi dal 2014, o svalutare, come hanno fatto Nigeria e Iran nel 2020. Ma non sono soluzioni che possono durare a lungo. La strada maestra sarebbe la diversificazione e la modernizzazione, ma sono paesi poco attrezzati per intraprenderla sia come governance che come qualità del capitale umano disponibile. Di qui il rischio di instabilità geopolitica quando le nuvole che si stanno addensando dovessero trasformarsi in temporale.