Pane a chilometro zero e low cost nel Granarium in provincia di Perugia

In un unico posto è possibile vedere tutta la filiera produttiva e assaggiare il pane come una volta

Forse siete tra coloro che vanno ogni giorno dal panettiere per avere il prodotto migliore. O magari siete tra quelli che pensano che “buono come il pane” sia solo un modo di dire perché siete rassegnati al fatto che quello che si trova nei supermercati non è più il pane di una volta. E l’unico buon compromesso cui aspirate è di evitare – specie se siete in città – che mezzo chilo di pane vi costi quanto 3 caffè.

Eppure c’è un posto in cui tutte queste contraddizioni svaniscono in un sol colpo e non solo si ritorna ai sapori di una volta, ma si può ammirare tutto il processo produttivo che sta dietro quell’alimento insostituibile (checché ne dicesse Mariantonietta, regina di Francia con le sue brioches) qual è il pane. Dove si coltiva il grano, lo si stocca, lo si macina, lo si trasforma in farina, si panifica e si vende. Esatto:  tutta la filiera in unico posto. E rigorosamente low cost.

Non a caso si chiama Granarium ed è il sogno (realizzato) di Gian Piero Lucarelli, 39 anni, che ha creato a Cantalupo (frazione di Bevagna, in provincia di Perugia) un’azienda cerealicola unica in Italia dove appunto si fa il pane a chilometro zero. Per saperne di più ne parliamo con il proprietario che gestisce l’azienda agricola insieme alla sua famiglia.

Com’è nata l’idea di dare vita a Granarium? E perché un posto simile?

“Avevo questa idea in mente da 15 anni, ma per una serie di motivi non avevo potuto realizzarla anche perché anni fa essere un’azienda agricola che produceva il pane non era possibile. Cioè si poteva produrre la farina, ma non si poteva panificarla nello stesso posto e fare il tutto con la stessa attività. Poi le cose sono cambiate e sono riuscito a realizzare il mio sogno, grazie anche ai fondi ricevuti dal Piano di sviluppo regionale che comunque hanno coperto solo il 40% dell’investimento iniziale di 600 mila euro. Abbiamo aperto il 24 giugno. La scelta è quella di puntare su un prodotto di qualità come si faceva una volta, ma è anche di tipo economico”.

Ci spieghi meglio?

“Fare tutto in un posto costa molto meno che coltivare il grano da una parte, panificarlo da un’altra ecc… quindi è anche una questione di sopravvivenza che si trasforma in redditività maggiore. Lo si fa, poi, assicurando una qualità e un controllo del prodotto che non c’è nei supermercati dove spesso vengono usate farine che provengono per la maggior parte dai Paesi dell’Est. Accorciare la filiera è, mio modo di vedere, un nuovo sbocco per l’economia che appunto ci consente di vendere pane italiano che parte dal grano italiano a un prezzo di 2,45 euro al kg (contro i 4, anche 5 euro al kg, di città come Milano, ndr), anche se è un pane che avrebbe un valore superiore ai 3 euro”.

Insomma, come il pane che facevano i nostri nonni in casa. E la gente come reagisce? Da dove viene a comprarlo?

“Si muove nel raggio di 30 km, c’è chi viene ogni giorno e chi più volte a settimana. Il nostro pane è mangiabile per 4/5 giorni e in questo modo, se ci pensa, si abbattono anche i costi legati agli spostamenti d chi viene a comprare. La gente è entusiasta e il complimento più bello ce l’ha fatto un signore di 75 anni che assaggiandolo ha detto: “Questo pane è buono e sa davvero di grano”. Noi lo vendiamo assieme ad altri prodotti derivati dal pane come pizza, focacce, dolci ecc… direttamente nel nostro negozio proprio per mantenere l’obiettivo di avere tutta la filiera in un unico posto. Certo, essere i primi e anche gli unici che fanno così finora ha avuto i suo vantaggi e i suoi svantaggi, anche per ottenere i fondi perché inizialmente ci inserivamo in un contesto già saturo come quelle delle aziende agricole quindi era necessario diversificare, ma siamo riusciti ad avviare un’attività che è partita da zero (io e la mia famiglia che mi ha aiutato avevamo comunque esperienza da commercianti) che sta avendo già un buon fatturato.  Da qualche tempo lavoriamo anche con i mercati contadini gestiti dalla Coldretti e  con i Gruppi di Acquisto (Gas) che  sposano la nostra filosofia”.

Certo, la vita del panettiere non deve essere affatto facile…

“Sì, si lavora dalle 10 di sera alle 6 della mattina e poi si riprende alle 2 del pomeriggio. Ma siamo molto contenti specie da quando abbiamo iniziato a lavorare con le scuole. Granarium è anche una fattoria didattica dove i bambini dagli 8 ai 10 anni possono vedere come si fa il pane. Cosa che chiunque, in particolare se viene la domenica, può vedere: portiamo la gente che ha tempo a fare un giro nei campi dove coltiviamo il grano e mostriamo tutto fino all’ultimo passaggio”. 

Sicuramente un modo per riappropriarsi dei sapori di una volta, ma anche per ricordarsi come si fanno le cose buone, rigorosamente low cost.


Una rubrica pensata per chi pensa che la frugalità sia un valore; per chi è sempre alla ricerca di nuove idee per risparmiare; per chi vuole scoprire il punto di vista e le sfide di chi vive bene anche con poco.