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Panebianco e Teodori raccontano 'La parabola della Repubblica'

(Adnkronos) - Cosa sarebbe accaduto se Gobetti, Amendola, Carlo Rosselli e Matteotti non fossero stati assassinati dal regime fascista? La democrazia liberale e socialista che rappresentavano avrebbe avuto maggiore fortuna? Se lo chiedono due docenti universitari, storici ed editorialisti del calibro di Angelo Panebianco e Massimo Teodori, che ora hanno scritto un libro insieme dedicato alla complessa questione.

Si intitola "La parabola della Repubblica. Ascesa e declino dell'Italia liberale" ed è stato appena pubblicato dalle edizioni Solferino. Sarà presentato giovedì prossimo 19 maggio a Roma, dalle 17,30 in poi, nella Sala Igea di Palazzo Mattei di Paganica, in Piazza dell'Enciclopedia Italiana 14. Insieme agli autori interverranno Giuliano Ferrara e Edoardo Camurri.

"Il saggio -sostiene Teodori con l'Adnkronos- è stato scritto da due persone legate da antica amicizia e da affinità politica. La nostra intenzione è di offrire, con queste pagine, un'interpretazione che riteniamo non convenzionale della Repubblica italiana. Il lettore vedrà che gli autori concordano su molte cose, ma su altre no. Come del resto è costume nella pluralistica e litigiosa famiglia politico-culurale da cui entrambi provengono".

Qual è stato dunque il destino dell'Italia liberale dopo i quattro omicidi ricordati? "Il vuoto politico lasciato da quei delitti tra le fila dell'antifascismo -prosegue Teodori- ha influito sulle sorti della Repubblica. Le interpretazioni e le memorie più diffuse del Novecento italiano mettono l'accento su una storia segnata dall'impronta cattolica e da quella comunista con qualche riferimento alle destre".

Che ruolo hanno avuto i liberali, stretti tra i cattolici e i comunisti, e perché è importante rievocarlo? Panebianco e Teodori, per spiegarlo, rivivono le vicende nazionali dagli Anni Quaranta ad oggi, mettendo a fuoco soprattutto l'esperienza della "Terza forza" democratica. Teodori rivendica la sua "attività di fondatore del Partito radicale con Pannunzio e Pannella, di militante federalista con Spinelli e per la libertà della cultura con Silone e Chiaromonte, oltre che di protagonista di inchieste parlamentari su Sindona e la P2, fino al crollo della Prima Repubblica".

Dal canto suo Panebianco, da studioso di politica, ricostruisce "la parabola liberale, stretta tra 'bianchi e rossi' fino alla sua scomparsa di fatto nell'ultima stagione, "dominata dai populismi di destra e sinistra". Insieme delineano una storia controcorrente del nostro Paese, che è al contempo un affresco di vita vissuta. E che porta con sé "la denuncia di un'assenza, che pesa tuttora nello scenario politico nazionale".

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