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Parlamento Europeo toglie immunità a Puigdemont

webinfo@adnkronos.com (Web Info)
·3 minuto per la lettura

Il Parlamento Europeo ha votato per togliere l'immunità parlamentare agli eurodeputati indipendentisti catalani Carles Puigdemont, Antoni Comin e Clara Ponsatì Obiols, di Junts per Catalunya (Non Iscritti). I risultati della votazione sono stati annunciati in Aula a Bruxelles, all'avvio dei lavori della plenaria di oggi. La richiesta di rimuovere l'immunità nei confronti dei tre esponenti indipendentisti, promotori di una via non armata alla secessione culminata nel referendum del primo ottobre 2017, mai riconosciuto dal governo spagnolo, è stata approvata, nel caso di Puigdemont, con 400 voti favorevoli, 248 contrari e 45 astenuti; per Comin e Ponsatì i numeri sono simili (404 favorevoli, 247 contrari, 42 astenuti).

L'approvazione della rimozione dell'immunità nei confronti dei tre eurodeputati catalani è avvenuta a voto segreto, come prevede il regolamento del Parlamento, quindi la composizione dei voti favorevoli alla rimozione dell'immunità non è nota. Popolari più Socialisti arrivano a 320 seggi (posto che tutti abbiano votato a favore), ma il tema dell'indipendenza della Catalogna è trasversale ai gruppi politici e alle nazionalità.

Basti pensare che nel gruppo dell'Ecr, i Conservatori e Riformisti Europei, siedono fianco a fianco i nazionalisti spagnoli di Vox, ferocemente contrari all'indipendenza catalana, e gli indipendentisti fiamminghi belgi dell'N-Va, che hanno dato accoglienza agli esuli catalani, con i quali hanno antichi rapporti di fratellanza (nelle Fiandre non è insolito vedere esposte bandiere catalane fuori dalle case).

Alla delegazione degli eurodeputati della Lega, partito che ha un passato autonomista quando non indipendentista (Luca Zaia e Roberto Maroni si erano pubblicamente schierati contro la repressione del movimento pacifico indipendentista catalano) e un presente con un orientamento maggiormente sovranista o nazionalista, era stata lasciata libertà di voto.

La rimozione dell'immunità parlamentare dei tre eurodeputati indipendentisti catalani decisa oggi dall'Aula è "una vittoria della democrazia e dello Stato di diritto" e "sono molto soddisfatta per questo risultato" ha commentato la presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici nel Parlamento Europeo, Iratxe Garcìa Perez (Psoe, Spagna), in conferenza stampa a Bruxelles, nel corso della plenaria.

"Questo Parlamento - ha aggiunto - non ha fatto altro che dimostrare l'importanza che ha la collaborazione con la giustizia. Non potevamo fare altro, se non collaborare e non bloccare il corso della giustizia. Al Parlamento Europeo non spetta giudicare nessuno, bensì garantire che la giustizia possa fare il suo lavoro".

"E in questo caso - ha proseguito Garcìa Perez - una chiara maggioranza ha appoggiato il fatto che la giustizia spagnola faccia il suo lavoro. E' una vittoria della democrazia e dei democratici. Alla fine siamo riusciti a far sì che la ragione prevalesse".

Garcìa Perez ha risposto con durezza sulla posizione di Unidas Podemos, alleato di governo del Psoe, che ha votato contro la rimozione dell'immunità. "Come presidente dei Socialisti - ha detto - non sprecherò un solo minuto per spiegare il voto di un altro gruppo politico. Sarà Podemos che dovrà spiegare i motivi della sua decisione di non collaborare con la giustizia. E' loro responsabilità: sono loro - ha concluso - che devono dare spiegazioni alla cittadinanza europea e spagnola".

Gianna Gancia, europarlamentare della Lega, ha invece espresso "piena solidarietà ai colleghi deputati catalani che, con il voto di ieri del Parlamento Europeo riunito in seduta plenaria, sono stati privati dell’immunità parlamentare". Per Gancia, si tratta di "un precedente pericoloso per la democrazia in Europa, perché si fa passare l'idea che le controversie politiche possano essere risolte per vie giudiziarie e non attraverso il dialogo nelle sedi istituzionali preposte".

"Il mio auspicio è che il tribunale belga non conceda l’estradizione e che sia fatto valere il principio dell’autodeterminazione dei popoli, così come sancito dalla carta delle Nazioni Unite", conclude Gancia.