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Parlare delle donne portoricane che lottano ancora oggi contro abusi e sterilizzazioni è un dovere

Di Elisabetta Moro
·4 minuto per la lettura
Photo credit: RICARDO ARDUENGO - Getty Images
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From ELLE

Le donne portoricane lottano da decenni per la libertà riproduttiva e il diritto di decidere dei propri corpi. La loro è una storia emblematica di abusi, sterilizzazioni forzate, razzismo e diritti negati. È una storia spesso dimenticata che inizia nel XX secolo durante il colonialismo, dopo che l'arcipelago caraibico è stato conquistato dagli Stati Uniti nella guerra ispano-americana del 1898, e che prosegue fino a oggi con il diritto all'aborto ancora continuamente messo a rischio (vedi quello che è appena successo in Polonia, ndr). "Libertà riproduttiva significa giustizia riproduttiva", spiega a Refinery29 Mayra I. Díaz Torres, direttrice di Clínica IELLA, una clinica con sede a San Juan che offre trattamenti ginecologici a prezzi accessibili, "Significa che tutti, indipendentemente dal sesso, dalla razza o dalla classe, possono scegliere ciò che vogliono e che le possibilità sono le stesse per tutti. Qui, a Porto Rico, invece, i ricchi hanno molte più opzioni rispetto ai poveri".

Quando, nel 1960, la pillola anticoncezionale è sbarcata sul mercato statunitense rivoluzionando la vita delle donne e dando loro nuova indipendenza e libertà (sessuale e non solo), a Porto Rico la situazione era decisamente diversa. Già dalla fine dell'800, infatti, il governo coloniale sosteneva diverse teorie legate al cosiddetto neo-malthusianesimo, ossia la convinzione che la povertà derivasse dalla sovrappopolazione delle persone povere e fosse dunque arginabile tramite l'eugenetica e il controllo forzato delle nascite. Per risolvere questo presunto problema, i funzionari governativi portoricani hanno negli anni istituito varie politiche che, tra le altre cose, hanno ridotto le nascite attraverso la sterilizzazione. Questo approccio si basava sull'idea che l'arcipelago fosse eccessivamente popolato e sulla convinzione - profondamente razzista, classista oltre che disumanizzante - che alcune persone, in questo caso i portoricani e i cittadini più poveri, fossero meno degne di riprodursi rispetto ad altre.

Nel 1937, a Porto Rico è stata approvata la legge 116 che ha ufficialmente consentito la sterilizzazione basata sull'eugenetica dando il via a quella che viene chiamata "la operación". Il governo federale degli Stati Uniti ha iniziato a sovvenzionare e promuovere la procedura nell'arcipelago: come riporta Raquel Reichard per Refinery29, i datori di lavoro incoraggiavano le impiegate a sottoporsi all'intervento e gli operatori sanitari andavano di casa in casa per convincere le madri con già due figli a sottoporsi a isterectomia o legatura delle tube. Il risultato è stato che circa vent'anni dopo, nel 1953, quasi un quinto delle donne portoricane era stato sottoposto gratuitamente alla procedura (e, negli anni '70, si parla addirittura di un terzo delle donne dell'isola). Il punto è che molte di loro non sapevano a cosa stessero andando incontro e ignoravano che l'intervento chirurgico fosse irreversibile.

All'interno de "la operación", le donne di Porto Rico hanno anche finito per essere un tassello importante nelle sperimentazioni per lo sviluppo della prima pillola anticoncezionale. Molte donne povere dell'arcipelago venivano infatti inserite senza consenso informato in programmi di sperimentazione clinica con tutti i rischi del caso. Tra l'altro, anche quando la pillola è stata introdotta sul mercato, queste donne indigenti che avevano giocato un ruolo chiave negli studi sul farmaco, non potevano beneficiarne a causa del costo troppo elevato.

Photo credit: RICARDO ARDUENGO - Getty Images
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"Per molto tempo la sterilizzazione è stata l'unica opzione per le donne povere che ancora oggi nel 2020 non hanno molte opzioni", commenta Torres. A Porto Rico, infatti, quasi la metà della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà e le procedure ginecologiche possono risultare molto dispendiose: l'inserimento di un dispositivo intrauterino può costare più di mille dollari, i contraccettivi ormonali possono variare dai 10 ai 150 dollari al mese e - come spiega sempre Refinery29 - l'assistenza all'aborto, che è esclusa dal finanziamento federale, varia tra dai 275 ai 2.400 dollari. Se a tutto questo si aggiungono i continui attacchi alle leggi che tutelano l'aborto, ne esce un quadro decisamente preoccupante. "Servono metodi di controllo delle nascite disponibili gratuitamente così come più cliniche che offrono aborti sicuri e accessibili e tutti questi servizi devono aver luogo in strutture che siano trans-inclusive e trattino tutti con dignità ", conclude Torres. "Solo a quel punto otterremo finalmente la libertà riproduttiva a Porto Rico".