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Partenza lanciata nel 2022

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Come ci spiegò Newton, nel primo principio della dinamica, un corpo tende a mantenere il proprio stato, di quiete o di moto, fino a quando non interviene una forza esterna a modificarlo.

È il principio di inerzia, che si può applicare anche alle tendenze dei mercati finanziari, che mantengono la loro direzione fino a quando non intervengono forze esterne in grado di cambiarla.

Il 2021 dei mercati azionari, con lo slancio direzionale acquisito nella prima parte del 2021, ha continuato ad inanellare record anche nella parte finale, quando è diventato chiaro che nessun evento eclatante sarebbe stato in grado di turbare più di tanto l’umore di fondo degli investitori.

Non che siano mancate le novità. Ma gli eventi si sono compensati a vicenda, cosicché si è prodotta solo volatilità che non è stata in grado di alterare la percezione di fondo degli operatori. L’inflazione da transitoria è diventata persistente, ma al momento ha prodotto solo una lieve restrizione delle condizioni monetarie attuata dalla FED. Perciò i rendimenti reali sui mercati obbligazionari sono diventati pesantemente negativi e non invogliano ad abbandonare l’azionario. L’evoluzione della pandemia ha prodotto la variante Omicron, che è più contagiosa, ma meno maligna. Questo può spaventare chi guarda le curve dei contagi, ma non chi osserva l’andamento delle ospedalizzazioni ed il tasso di occupazione delle terapie intensive, che sono i veri dati in grado di costringere i governi a dure restrizioni che danneggiano l’economia.

Così l’inerzia rialzista è rimasta nelle vene dei mercati anche in questo neonato 2022 e, dopo qualche seduta lievemente correttiva prima di Capodanno, gli indici occidentali hanno festeggiato il nuovo anno con una partenza sprint.

Soprattutto quelli europei, che hanno letto nelle misure prese dai governi dove c’è oggi l’epicentro della pandemia da Omicron, l’intenzione di disturbare il meno possibile l’andamento della ripresa economica, irrobustitasi nuovamente in dicembre, grazie ad una buona campagna consumistica di spese natalizie.

Eurostoxx50 (+0,78%) sintetizza rialzi che per alcuni indici azionari di eurolandia (Italia e Portogallo) sono stati anche superiori al punto percentuale. L’indice delle blue chip europee ha così scavalcato la resistenza di 4.320, che lo aveva fermato per un paio di sedute, e viaggia ora verso i massimi dello scorso anno che ormai distano meno di 100 punti.

Anche Wall Street, nonostante un inizio di seduta un po’ incerto, che sull’indice SP500 ha esteso la scivolata del 31.12 fino a 4.758, ha poi raddrizzato la barra. SP500, con una significativa progressione finale, è riuscito a chiudere la seduta oltre quota 4.796 (+0,64%), un livello mai superato prima di ieri in chiusura di seduta. Il massimo storico di 4.809 è perciò di nuovo nel mirino. 

Situazione abbastanza simile vive anche per il tecnologico Nasdaq100 (+1,11%), trascinato dal +13% di Tesla, che ha comunicato aumenti di produzione che hanno fatto brillare gli occhi dei fan di Musk. Segni di risveglio anche per le small cap USA, il cui indice Russell 2000 (+1,21%) sarà oggi alle prese con la resistenza di area 2.280, oltre la quale si apre la possibilità di tornare a volare verso i massimi di novembre dello scorso anno, ora piuttosto lontani.

La rottura del massimo storico di SP500, quando avverrà, proietterà l’indice americano verso l’obiettivo di quota 4.850, tappa di avvicinamento all’obiettivo finale dell’onda rialzista III, che resta sempre quello di area 4.900-5.000.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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