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Passo avanti o passo falso?

Pierluigi Gerbino
·4 minuto per la lettura

L’ultima seduta del mese di marzo ha confermato, anche se con qualche titubanza finale, la estrema fiducia nel futuro da parte degli investitori, che hanno portato i principali indici occidentali a chiudere mese di marzo e primo trimestre operativo del 2021 generalmente con ottime performance.

Le migliori si trovano quasi tutte in Europa, con alcuni indici che collezionano un risultato trimestrale a doppia cifra (Eurostoxx50 +10,3%; FtseMib +10,9%. Ma ancor meglio gli indici di Olanda +12%, Austria +13,6%, Svezia +17%). Anche in USA in generale non si lamentano, anche se c’è stata abbastanza variabilità tra i principali indici, dovuta alla fase di rotazione settoriale che il trimestre in corso ha provocato in seguito alla sorprendente velocità di vaccinazione impressa dal Piano Biden, che rende plausibile un ritorno alla normalità abbastanza prossimo. I vincitori del 2020 hanno perciò dovuto segnare un po’ il passo mentre i settori che più hanno sofferto le chiusure di attività per la pandemia, hanno potuto riscattarsi almeno in parte. Il generalista SP500 ha riportato un dignitoso +5,7% nel trimestre, ma è stato battuto dal Dow Jones, rappresentante della Old Economy (+7,8%) e soprattutto dall’indice delle small cap Russell 2000, che ha brillato con uno smagliante +12,4%, mentre il tecnologico Nasdaq100, dopo aver meravigliato nel 2020 in piena pandemia, in questo primo quarto del 2021 ha segnato abbastanza il passo con un rialzo trimestrale di “solo” +1,6% e quello mensile appena positivo (+0,24%).

L’ultimo giorno di marzo aveva il compito di verificare la capacità di SP500 di superare il massimo storico e magari dare l’attacco a quota 4.000 punti, un livello anche psicologico che incute qualche timore reverenziale.

Galvanizzata dalle attese per l’annuncio del piano di ricostruzione infrastrutturale che avrebbe fatto Biden a borse chiuse, la speculazione rialzista si è lanciata a comprare per oltre metà seduta, portando a casa il primo dei due obiettivi, cioè la realizzazione del nuovo massimo storico per l’indice SP500. L’asticella è arrivata a 3.994, cioè 10 punti più in alto del precedente record.

Ma il tentativo di ulteriore estensione per scalare la vetta dei 4.000 punti, durato quasi mezz’ora intorno alle ore 19,30 europee, è fallito. Preso atto che le energie disponibili erano finite, sono scattate abbondanti prese di beneficio, accentuatesi nel finale, che hanno restituito oltre 20 punti e riportato l’indice a chiudere quasi sui minimi di seduta iniziali, a quota 3.973. 

Ciò significa che oggi inizieremo l’ultima seduta prima della sosta per il ponte di Pasqua con il dubbio se quello di ieri sia stato un passo avanti oppure un passo falso.

Certamente l’aver ritoccato il massimo storico è un punto a favore dei rialzisti, ma la ritirata finale è altrettanto chiaramente una controffensiva dei venditori. Peraltro la candela disegnata sul grafico a compressione giornaliera non è delle migliori. Vediamo chiaramente una figura candlestick chiamata “inverted hammer” (traduzione italiana: martello rovesciato) che, quando appare sui massimi, spesso segnala esaurimento della spinta ed anticipa una correzione.

Il segnale correttivo verrà dato da una chiusura odierna (ovviamente se avverrà) al di sotto del minimo della candela di ieri (3.967 punti).

Invece una ripresa del rialzo fugherà i timori, specie se finalmente verrà abbattuto anche l’ostacolo dei 4.000 punti.

Molto dipenderà da come il mercato prenderà il Piano Biden presentato ieri sera. Potrebbe passare alla storia come il piano tripla B, dal nome che è stato dato: “Build Back Better”.

E’ un piano molto ambizioso e si estende per la durata di due mandati presidenziali, con l’obiettivo di ricostruire le infrastrutture americane (strade, ponti, linee elettriche) più obsolete, sviluppare digitalizzazione e comunicazione a banca larga, dare impulso all’energia pulita, migliorare la competitività americana nella sfida con la Cina, creare posti di lavoro e chi più ne ha più ne metta.

Sarà in due parti, ciascuna del valore di circa 2.000 miliardi di $ di investimenti pubblici.

Ieri è stata presentata la prima, chiamata American Jobs Plan, ed è quella più incentrata sulla ricostruzione delle infrastrutture. La seconda parte, chiamata American Family Plan, sempre da 2 trilioni di $, verrà presentata in estate ed avrà obiettivi più sociali, come la riduzione delle disuguaglianze ed il miglioramento della qualità della vita e dell’istruzione.

Già il fatto che sia diviso in due parti rende l’interpretazione più difficile. E potrebbe destare qualche perplessità a Wall Street il fatto che la seconda parte del piano sia sostanzialmente una redistribuzione di benessere dai più ricchi alle categorie più disagiate.

Ma ne desterà certamente il fatto che per finanziare la prima parte verrà alzata l’aliquota fiscale sulle imprese dal 21% attuale al 28%, riprendendo metà del regalo di Trump del 2017. Inoltre sarà raddoppiata l’imposta sugli utili generati all’estero (anche quelli prodotti nei paradisi fiscali) e diventerà del 21%.

Non sono proprio sicuro che sul piatto della bilancia di Wall Street i vantaggi per il business superino gli svantaggi fiscali. Nel breve potrebbe perciò esserci qualche incertezza.

Staremo a vedere. Come sempre sarà il mercato a decidere.

Intanto auguri di Buona Pasqua e arrivederci a Martedì prossimo.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online