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Paul Krugman sui dazi: “Ooops!”

Francesco Simoncelli
 

Paul Krugman è il più noto economista keynesiano negli Stati Uniti. È stato insignito del premio Nobel e scrive regolarmente sul New York Times.

Di recente ha scritto un articolo su Bloomberg, ma visto che questa testata ha un paywall il pubblico non ha potuto accedere all'articolo e non ha potuto leggere la sua ammissione di un errore datato 25 anni. Il titolo recita: Ciò che gli economisti (incluso me) hanno capito male riguardo la globalizzazione. Il sottotitolo spiega: "I modelli utilizzati dagli studiosi per misurare negli anni '90 l'impatto delle esportazioni dei Paesi in via di sviluppo hanno sottovalutato gli effetti sull'occupazione e sulla disuguaglianza".

La buona notizia è questa: MSN ha riproposto l'articolo qui. Mi divertirò un po' a sue spese. Spiegherò il suo pensiero, ma prima di analizzare il suo articolo, meglio rivedere le basi economiche e filosofiche a favore del libero scambio.

LA LOGICA DEL COMMERCIO LIBERO

Il libero scambio transfrontaliero è concettualmente identico al libero scambio all'interno dei patri confini. Voglio chiarire questo punto sin dall'inizio.

Diciamo che due uomini, Brown e Smith, commercino tra loro. Ognuno di essi è specializzato in una particolare forma di produzione. Ognuno di loro scopre che è più redditizio specializzarsi piuttosto che rimanere un generalista. Tramite il libero mercato i due uomini possono scambiarsi denaro e ognuno ne ottiene di più se si specializza. Non c'è nulla di nuovo in questo concetto, risale ad Adam Smith e The Wealth of Nations (1776).

C'è un terzo uomo, Jones. È specializzato nella stessa linea di produzione in cui Brown è specializzato. Ma è fuori dai giochi: i suoi prezzi sono troppo alti. La qualità dei suoi prodotti è troppo bassa. Smith non prende minimamente in considerazione l'acquisto di qualcosa da Jones.

Poiché Smith, Brown e Jones vivono all'interno degli stessi confini geografici, Jones non può fare nulla se Smith non vuole comprare da lui. Può trovare altri modi affinché lo stato intervenga per limitare la capacità di Brown di vendere a Smith, ma non può far nulla riguardo i confini.

L'incapacità di Jones di vendere a Smith non viene conteggiata in nessun sondaggio finanziato dallo stato. Jones è quello che noi chiamiamo anche "un perdente". Dovrebbe cambiare linea di produzione, o forse deve trovare clienti che non conoscono gli enormi vantaggi che ha acquistare da Brown.

Quindi arriva un quarto uomo, Wong, che fa un'offerta a Smith. Vive in Cina ed esistono barriere legali invisibili tra Wong e Smith: due confini nazionali. Questi confini, di per sé, non favoriscono né Wong né Smith. Almeno non ancora.

Smith scopre che i prodotti di Wong sono persino migliori di quelli di Brown. Quindi smette di comprare da Brown e decide di commerciare con Wong.

Brown è ora fuori dai giochi. Perde soldi e poiché era solito fare soldi vendendo a Smith, questa riduzione del reddito viene conteggiata dallo stato nella sua raccolta delle statistiche. Ma gli statistici ignorano ancora Jones, che non è mai stato in corsa.

Brown è oltraggiato da Wong. Faceva buoni affari vendendo cose a Smith e non pensa di poter vendere a nessuno dei coetanei di Wong in Cina. Ma vede un'opportunità: se fa comunella con Jones, i due possono fare pressione sullo stato affinché eriga barriere commerciali (imposte sulle vendite) che aumentano i costi delle merci di Wong negli Stati Uniti. Brown pensa a sé stesso: "Questo impartirà una lezione ai cinesi", ma comprendendo le insidie che ha fare discorsi d'odio in questi giorni, tiene il pensiero per sé.

Dopo che lo stato impone i dazi, Wong diviene il perdente. Non vende più come prima così tanti prodotti a Smith. Ciò significa che non può avere accesso a tanti dollari e che non può acquistare altrettanti beni da qualcuno negli Stati Uniti che esporta beni in Cina.

Le statistiche ora indicheranno che Brown sta guadagnando di nuovo soldi e Jones, ancora perdente, non continuerà a non fare soldi vendendo a Smith. Sperava di poterlo fare, ma non sarà così. Forse potrà vendere a qualcun altro che non ha mai sentito parlare di Brown e che non potrà permettersi nulla che vende Wong.

Il libero scambio è libertà. Il libero scambio è il diritto di chiunque di vendere i suoi beni e servizi a chiunque altro. Il libero mercato è un'asta gigantesca dove vince l'offerta più alta. Questa è la logica dell'economia del libero mercato e ha a che fare con le persone che decidono se scambiare beni e servizi tra loro.

Una barriera invisibile nota come confine nazionale non ha nulla a che fare con la logica del libero scambio.

I DAZI SONO COME LE STRADE NON ASFALTATE

Ogni volta che esistono ostacoli tra i commercianti, come le strutture di trasporto scadenti, ciò impoverisce le persone più di quanto non sarebbe altrimenti accaduto se le stesse fossero state migliori. Quando i problemi di trasporto saranno superati grazie alle nuove tecnologie, alcune persone diventeranno più ricche perché potranno commerciare tra loro. Invece alcune di quelle persone che in precedenza avevano prosperato grazie alle strutture di trasporto scadenti, ora perderanno quote di mercato. I loro beni e servizi non soddisfano più gli standard di quegli individui che decidono di acquistare da qualcuno in fondo alla strada appena asfaltata.

Qualche economista si dovrebbe preoccupare della perdita di entrate sostenuta da alcuni venditori perché la strada in precedenza sterrata è ora asfaltata? Spero di no.

Sfortunatamente gli economisti keynesiani e i sostenitori dei dazi non comprendono la logica dell'economia. Non comprendono che la rimozione di una barriera commerciale ha gli stessi effetti della pavimentazione di una strada tra due città che in precedenza non commerciavano molto. Allo stesso modo, non comprendono che l'aumento dei dazi ha esattamente gli stessi effetti del lancio di bombe su autostrade asfaltate.

I dazi riducono il commercio e la libertà. I dazi riducono il reddito netto delle persone che in precedenza commerciavano tra loro.

Ogni volta che qualcuno vi dice che è una buona idea aumentare i dazi, pensate a qualcuno che vi dice che sarebbe una buona idea che il governo federale mandi bombardieri per distruggere le autostrade americane.

L'AMMISSIONE DI KRUGMAN

Ora è tempo di analizzare il semi-mea culpa di Paul Krugman.

Le preoccupazioni per gli effetti negativi della globalizzazione non sono qualcosa di nuovo. Quando la disuguaglianza di reddito negli Stati Uniti è iniziata a salire negli anni '80, molti commentatori si sono affrettati a collegare questo nuovo fenomeno ad un altro nuovo fenomeno: l'aumento delle esportazioni manifatturiere da economie di nuova industrializzazione.

Gli economisti hanno preso sul serio queste preoccupazioni. I modelli standard del commercio internazionale affermano che il commercio può avere grandi effetti sulla distribuzione del reddito: un famoso documento del 1941 mostra come il commercio con un'economia abbondante di manodopera possa ridurre i salari, anche se il reddito nazionale aumenta.

E così, durante gli anni '90, un certo numero di economisti, me compreso, ha cercato di capire quanto il mutevole panorama commerciale contribuisse alla disuguaglianza crescente. Hanno concluso che l'effetto era relativamente modesto e non era il fattore centrale nell'ampliamento del divario di reddito. Quindi l'interesse accademico per i possibili effetti negativi del commercio, sebbene non sia sparito, è sbiadito nel tempo.

Lasciate che traduca quanto dice in un linguaggio che spero possiate capire. Torno alla mia metafora del bombardamento delle strade asfaltate. Devo rivedere leggermente le dichiarazioni di Krugman: cambierò anni '90 con anni '50 e dazi con strade.

Le preoccupazioni per gli effetti negativi della pavimentazione delle strade non sono qualcosa di nuovo. Quando la disuguaglianza di reddito negli Stati Uniti è iniziata a salire negli anni '40, molti commentatori si sono affrettati a collegare questo nuovo fenomeno ad un altro nuovo fenomeno: l'aumento delle esportazioni manifatturiere da città di nuova industrializzazione in fondo alla strada.

Gli economisti hanno preso sul serio queste preoccupazioni. I modelli standard della pavimentazione delle strade affermano che il commercio può avere grandi effetti sulla distribuzione del reddito: un famoso documento del 1941 mostra come il commercio con una città abbondante di manodopera possa ridurre i salari, anche se il reddito regionale aumenta.

E così, durante gli anni '50, un certo numero di economisti, me compreso, ha cercato di capire quanto le strade asfaltate contribuissero alla disuguaglianza crescente. Hanno concluso che l'effetto era relativamente modesto e non era il fattore centrale nell'ampliamento del divario di reddito. Quindi l'interesse accademico per i possibili effetti negativi delle strade asfaltate, sebbene non sia sparito, è sbiadito nel tempo.

Iniziate a capire? Eppure se Krugman dovesse leggere questo articolo, dubito seriamente che capirebbe. Questo perché pensa in termini di aggregati, non di individui. Non inizia con la libertà individuale; inizia invece con aggregati basati su statistiche raccolte con la forza dal governo degli Stati Uniti. Così fanno anche i suoi coetanei keynesiani.

Negli ultimi anni le preoccupazioni per la globalizzazione sono tornate alla ribalta, in parte a causa di nuove ricerche e in parte a causa Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online