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In pensione a 63 anni e 41 di contributi. La nuova proposta della Lega

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ROME, ITALY - FEBRUARY 09: Leader of La Lega Party Matteo Salvini, talks to media following a consultation with designated Prime Minister Mario Draghi to form a new government on February 09, 2021 in Rome, Italy. (Photo by Livio Anticoli AB Pool - Corbis/Corbis via Getty Images) (Photo: AB Pool - Corbis via Getty Images)
ROME, ITALY - FEBRUARY 09: Leader of La Lega Party Matteo Salvini, talks to media following a consultation with designated Prime Minister Mario Draghi to form a new government on February 09, 2021 in Rome, Italy. (Photo by Livio Anticoli AB Pool - Corbis/Corbis via Getty Images) (Photo: AB Pool - Corbis via Getty Images)

La proposta sarà messa sul tavolo di Mario Draghi al momento opportuno, ma è già pronta: si potrà andare in pensione con 63 anni di età e 41 anni di contributi. Poi, dopo una transizione di due-tre anni, anche solo con una quota 41 secca, senza cioè un requisito anagrafico minimo. È la Lega a riaprire i giochi sulle pensioni a tre giorni dall’incontro tra Mario Draghi e i leader di Cgil, Cisl e Uil a palazzo Chigi, dove inizierà il confronto per capire come potrà cambiare il sistema pensionistico a partire dal 2023. Non ci sono margini per intervenire sulle regole che varranno per il prossimo anno, quando i canali per l’uscita anticipata rispetto ai 67 anni della legge Fornero saranno quota 102, l’Ape sociale e Opzione donna. Ma le simulazioni che si fanno dentro al Carroccio e la perentorietà con cui Maurizio Landini chiede al premier “una risposta precisa e una volontà politica” già martedì tirano palazzo Chigi dentro la necessità di sostanziare subito la trattativa.

È stato lo stesso Draghi, in occasione della presentazione della legge di bilancio, ad aprire al confronto con i sindacati, provando così a rimarginare la frattura che si è aperta sulle regole per il 2022, fissate appunto nella manovra. L’insoddisfazione è trasversale alle tre sigle e il leader della Cisl Maurizio Sbarra è tornato a dire che “la soluzione tampone di quota 102 è sbagliata, non condivisa, nasconde un inesorabile ritorno all’iniquità della legge Fornero”. Anche Landini chiede “miglioramenti” durante il passaggio parlamentare della manovra, ma il premier non contempla correzioni in corsa e lo ribadirà durante l’incontro della settimana prossima. Da qui in avanti - è il ragionamento di palazzo Chigi - ci si confronterà per capire come introdurre degli elementi di flessibilità dal 2023. Una traccia c’è già ed è quella di spingere verso il contributivo pieno: dentro questo perimetro, che lega il calcolo della pensione solo ai contributi versati, si può dare a tutti i lavoratori che vorranno uscire in anticipo dal lavoro la possibilità di farlo con un’età che potrebbe essere fissata a 62 anni, oltre a un minimo di vent’anni di contributi versati. Detta così sarebbe una sconfessione dei principi della Fornero, a iniziare dalla necessità di contenere la spesa pensionistica. Ma va aggiunta la seconda parte di questo schema: l’uscita anticipata si potrebbe tradurre in un taglio dell’assegno pensionistico fino al 27 per cento.

Insomma la flessibilità potrebbe non risultare così conveniente per il lavoratore, ma Draghi non vuole riproporre finestre larghe e tantomeno soluzioni strutturali costose, in contraddizione con la riforma del governo Monti, benedetta in Europa ancora oggi come la via maestra per tenere la spesa previdenziale sotto controllo. Lo stop alla quota 100 leghista e gli strumenti che varranno per il 2022 restringono la flessibilità se si considera che i pensionamenti anticipati attesi il prossimo anno con quota 102, l’Ape sociale e Opzione donna sono appena 55mila. E diminuiscono sensibilmente anche l’esborso per le casse dello Stato. Proprio per questo la quota 41 che è spinta dai sindacati non è ritenuta ammissibile: non solo per ragioni di spesa, ma anche perché è slegata da un’età minima.

A quota 41 guarda anche la Lega, ma con un realismo maggiore rispetto a Cgil, Cisl e Uil. La discussione sulle misure per la manovra hanno fatto maturare nel Carroccio la consapevolezza che un cambio di schema deve essere accompagnato da una fase di transizione. Le ragioni sono tante, a iniziare proprio dal grado di apertura con cui Draghi guarda alla questione. La proposta dei leghisti punta su quota 41 per tutti (41 anni di contributi, senza la necessità di un’età minima) e guarda allo scivolo che oggi è valido per i lavoratori precoci, cioè quelli che hanno versato contributi per 12 mesi prima di aver compiuto 19 anni e hanno versato contributi per 41 anni.

L’entrata in questo regime verrebbe introdotta da una fase di transizione di due-tre anni attraverso lo schema 63+41, cioè un affiancamento del requisito di un’età minima, appunto 63 anni, ai 41 anni di contributi versati. In realtà i leghisti avrebbero voluto anticipare l’età a 62 anni, ma il criterio ricorda troppo quota 100 e sarebbe osteggiato da Draghi. Le simulazioni di questo schema parlano di finestre trimestrali, come avvenuto con quota 100, che porterebbero 14mila uscite anticipate nel 2023 e 13mila l’anno successivo, per poi andare a esaurirsi a partire dal 2026. Il vantaggio è il costo non esorbitante (135 milioni tra due anni, 510 milioni nel 2024, 122 milioni nel 2025), unito al fatto che la provvisorietà della misura potrebbe funzionare da test per capire l’attitudine dei lavoratori verso questo binario per l’uscita anticipata. Poi si passerebbe a una quota 41 secca, ma qui le cose si complicano perché la spesa potrebbe essere molto più onerosa.

Ci sarà tempo per capire se la proposta leghista troverà spazio nella costruzione delle regole per il 2023. Se i sindacati spingono per un impegno immediato del Governo, a palazzo Chigi non c’è alcuna intenzione di farsi trascinare in soluzioni affrettate. Il rischio, però, è che la discussione non decolli al punto da concretizzarsi in un impegno concreto. In mezzo ci sono le elezioni per il Quirinale e le dinamiche rumorose dentro la maggioranza. Ognuno scopre le proprie carte per bloccare quelle degli altri, ma sa già che la partita potrebbe girare a vuoto.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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