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Pensione, il governo vuole farci lavorare di più. Ritiro dal lavoro a 67 anni

Fabrizio Arnhold
L’età pensionabile passerebbe da 66,7 anni in vigore a 67 tondi, a partire dal 2019. (Getty)

Al lavoro finché non si crepa. O poco ci manca. Il governo prepara un decreto per alzare l’età pensionabile a 67 anni. In pratica si sarà costretti a lavorare fino alla terza età. Motivo? L’Inps spende un sacco di soldi e per evitare che finiscano, si andrà in pensione più tardi.

Ieri è circolata l’indiscrezione che il governo sta per varare il decreto sul prossimo adeguamento dell’età pensionabile. Da 66,7 anni in vigore a 67 tondi, a partire dal 2019. Niente di nuovo, purtroppo, perché l’aumento è previsto già in una legge del 2011 che lega l’adeguamento dell’età del ritiro alle aspettative di vita. L’ultimo adeguamento c’è stato nel 2016, il prossimo è in programma per il 2019. Poi 2021, 2023 e 2025. Chi andrà in pensione attorno al 2050, praticamente rischia di lavorare finché non muore.

Secondo i dati Istat, la speranza di vita alla nascita per gli uomini di attesta a 80,1 anni (da 80,3 del 2014), per le donne a 84,7 (da 85).

Il particolare negativo per i lavoratori è che nel 2015, l’anno di riferimento che giustifica l’aumento dei requisiti per il ritiro nel 2019, non c’è stato il consueto aumento delle aspettative di vita. Ma l’età si alza lo stesso. Secondo i dati Istat, la speranza di vita alla nascita per gli uomini di attesta a 80,1 anni (da 80,3 del 2014), per le donne a 84,7 (da 85).

In buona sostanza è tutto deciso. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan vorrebbe varare il decreto già in autunno, in maniera tale che il governo che succederà a Gentiloni si ritroverà l’aumento a 67 anni già deciso. I giovani oggi non percepiranno una pensione dignitosa quando smetteranno di lavorare. Oltre al danno, pure la beffa se il governo continuerà ad innalzare l’età, seppur senza aumento delle aspettative di vita.