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Pensioni, quota 100 sparisce: le novità

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"Il rinnovo di Quota 100 non è all’ordine del giorno". Così il premier Giuseppe Conte, intervenuto al festival dell’Economia di Trento, ha annunciato l’abbandono della misura, che, a quanto ha lasciato intendere, arriverà alla sua scadenza naturale del 31 dicembre 2021 ma non sarà prorogata oltre.

"Quota 100 è un progetto triennale di riforma che veniva a supplire a un disagio sociale", ha aggiunto il premier. Su come sarà sostituita la pensione anticipata con 62 anni di età e 38 di contributi, Conte ha preannunciato il contenuto delle misure in arrivo: "Tra le riforme che ci aspettano lavoreremo anche su quella delle pensioni. Dobbiamo metterci attorno a un tavolo: fare una lista dei lavori usuranti mi sembra la prospettiva migliore. Dobbiamo avere il coraggio di differenziare".

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I tavoli di confronto tra il Governo e le parti sociali, osserva laleggepertutti.it, sono già aperti e prevedono un calendario fitto di incontri per esaminare tutte le problematiche. Ora che il presidente del Consiglio ha comunicato quali sono le intenzioni del Governo, bisognerà decidere quale sarà la sorte delle altre uscite anticipate, come Ape sociale ed Opzione donna.

L’obiettivo del premier e del suo ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, è quello di realizzare una riforma di ampia durata, non semplici ritocchi alle varie forme pensionistiche esistenti. Ma i problemi in campo sono molti, a cominciare dal nodo delle risorse pubbliche necessarie per finanziare le prossime pensioni: il fabbisogno disponibile condizionerà moltissimo, ad esempio, l’ipotesi di una nuova Quota 102 che era stata ipotizzata prima dell’emergenza Coronavirus.

Ma occorrerà evitare anche lo “scalone” che colpirebbe gli esclusi da Quota 100, i quali dovrebbero aspettare il compimento di 67 anni o il raggiungimento di un’anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi per arrivare al traguardo della pensione di vecchiaia previsto dalla legge Fornero che tutti, dai sindacati al Governo stesso, vorrebbero superare.

La strada percorribile rimane forse quella della “flessibilità in uscita“, che salvaguarderebbe chi è alle soglie dei 62 o 63 anni e dei 38 anni di contributi, ma con probabili penalizzazioni dell’assegno. Per conoscere le possibilità attuali di uscita dal mondo del lavoro leggi anche la nostra guida pensioni e previdenza: le ultime novità.

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