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Per i mercati finanziari, l’estate sta finendo…

Pierpaolo Molinengo
 

Giordano Beani, head of Multi-Asset Fund Solutions Italy di Amundi SGR, spiega che dallo “chansonnier” impegnato al pop elettronico leggero della metà degli anni ’80 dei fratelli Righeira: “l’estate sta finendo”. Anzi per i mercati finanziari l’estate è finita settimana scorsa, oggi siamo già in autunno. Un’estate caratterizzata da un andamento altalenante dei mercati azionari internazionali, bene in luglio e settembre, male soprattutto nella prima metà di agosto. Tale andamento ha seguito le alterne vicende delle guerre commerciali tra Stati Uniti e Cina, con i relativi timori di un peggioramento della crescita economica nelle fasi più tese e le spinte positive costituite dalle attese, poi realizzate, di un’azione espansiva delle principali Banche Centrali. I mercati obbligazionari, sia governativi sia corporate, hanno invece mostrato per tutto il periodo estivo, ad eccezione della settimana precedente la scorsa, una tendenza fortemente positiva, con i rendimenti che sono scesi pressoché costantemente, grazie alla doppia spinta fornita dal rallentamento economico e dall’orientamento al ribasso dei tassi ufficiali guidati dalle Banche Centrali.

Settimana scorsa la fine dell’estate non ha portato scossoni particolari con i mercati azionari principali che si sono mossi in un ventaglio stretto tra il -0,5% ed il più 0,6%, nonostante l’inizio di settimana negativo a causa del bombardamento con i droni delle piattaforme petrolifere saudite , che ha causato la distruzione di circa la metà della capacità produttiva dell’Arabia Saudita ed una conseguente impennata del prezzo del petrolio, calmieratasi in parte sul finire di settimana. L’altro evento clou è stata la riunione del FOMC (Federal Open Market Committee) che si è conclusa con la decisione della Banca Centrale USA, ampiamente attesa dai mercati, di ridurre di un ulteriore quarto di punto i tassi sui Fed Funds portandoli all’1,75%-2%. Decisione non unanime dei membri votanti (7 favorevoli, 3 contrari), divergenza che si ritrova anche nelle previsioni future dell’andamento dei tassi da parte di tutti i membri del Comitato, espressi nei cosiddetti “dots” (letteralmente “i punti”).

Le future decisioni sui tassi ha dichiarato il Presidente della Fed Jerome Powell, saranno dipendenti dai dati macroeconomici e dall’evolversi dei rischi globali che influiscono sulla crescita - spiega Giordano Beani -. Da segnalare, inoltre, che proprio mentre la Fed diventa più espansiva, tagliando i tassi e ponendo fine al restringimento quantitativo, il mercato monetario overnight statunitense è andato incontro ad una scarsità di liquidità con i tassi overnight che hanno toccato punte del 10 il che ha richiesto per ben quattro giorni l’intervento dell’Istituto Centrale con ingenti iniezioni di liquidità La questione sembra tecnica, dovuta in larga parte alla riduzione strutturale delle riserve eccedentarie delle banche statunitensi depositate presso la Fed, riduzione causata dal doppio effetto del restringimento quantitativo, che drena liquidità, e dalla forte attività di emissioni da parte del Tesoro americano per finanziare l’aumento del deficit indotto dalla politica fiscale di Trump.

Veniamo ora al dettaglio dei movimenti occorsi sui mercati azionari la settimana scorsa - spiega Giordano Beani -. L’Indice S&P 500 ha chiuso in territorio negativo 0,5 a causa soprattutto della chiusura di venerdì In positivo invece l’Area Euro con l’Indice Eurostoxx 50 che tocca i massimi dell’anno a 3.571 punti 0,6 ed il nostro mercato domestico in leggero ripiego 0,26. Benino anche il Giappone con un 0,4 del Nikkei 225 mentre sui mercati emergenti i risultati sono stati più variegati, con Cina in rosso, ma Corea ed India in positivo, per una chiusura dell’Indice MSCI Emerging del 0,52. Sui mercati obbligazionari si è arrestato il rialzo iniziato la settimana precedente dei rendimenti a lunga scadenza negli Stati Uniti ed in Germania, con il rendimento del Treasury USA decennale in discesa di 18 punti base a 1,72 e quello del Bund per pari scadenza in discesa di 7 pb a 0, 52 mentre il nostro spread ha allargato di 11 pb a 144 in vista dei primi scogli che il nuovo Governo dovrà affrontare con la predisposizione della nota di aggiornamento al DEF.

Per quanto riguarda le divise lieve rafforzamento del dollaro USA sull’Euro e rafforzamento della Sterlina grazie alla riapertura del dialogo tra il Regno Unito e l’Unione Europea ai fini della definizione di un accordo sulla Brexit Infine, come ricordato, balzo del prezzo del petrolio che sale del 6,7 %. In conclusione, l’autunno si apre con le speranze legate ai negoziati sino americani e quelli relativi a Brexit in un contesto tuttora di rallentamento economico, ma caratterizzato nelle recenti settimane da un miglioramento degli indici di sorpresa economica, che segnalano che al margine i dati economici negativi non sono inferiori alle aspettative. Con la fine dell’estate poi si apre la stagione dei risultati aziendali del terzo trimestre che fornirà indicazioni sullo stato di salute della “corporate America e delle aziende europee. La fine dell’estate è anche una fase di maturazione psicologica, con l’augurio che la maturazione dei mercati non sia giunta al termine ::“l’estate sta finendo e un anno se ne va, sto diventando grande anche se non mi va”.

Azioni

Dopo un momento di esitazione dovuto all'attacco agli impianti petroliferi sauditi, i mercati azionari si sono ripresi a metà settimana - spiega Giordano Beani -. Durante la settimana, i titoli petroliferi e i titoli difensivi hanno sovraperformato i titoli ciclici. Dopo le prese di beneficio avvenute all’inizio della settimana, c’è stato un rally dei titoli bancari vista la crescente divisione in seno alla Fed riguardo al proseguimento della stretta monetaria. La fiammata del prezzo del petrolio dopo l'attacco agli impianti petroliferi sauditi e la delusione per i dati cinesi hanno riacceso il dibattito su un prossimo rallentamento della crescita economica. Ciò nonostante, i mercati azionari sono rimasti vicini ai massimi storici perché sperano in una tregua della guerra commerciale e nel nuovo round di tagli ai tassi da parte della BCE e della Fed. Una tregua prolungata sul fronte delle tensioni geopolitiche favorirebbe il proseguimento del rally azionario.

Obbligazioni governative

I tassi hanno ripreso a scendere dopo gli ultimi annunci delle banche centrali - spiega Giordano Beani -. Da un lato, la BCE ha annunciato un pacchetto completo di misure. La sua politica monetaria  rimarrà accomodante molto a lungo. Dall’altro, la Fed ha tagliato i tassi di 25 pb per la seconda volta a causa 1) della  debolezza della crescita mondiale e delle forti incertezze (guerra commerciale e Brexit), (2) delle deboli attese d’inflazione. La Fed continua a ritenere i tagli dei tassi una mossa preventiva. Due fattori potrebbero fare la differenza e indurre la Fed a cambiare lo scenario: un peggioramento del mercato del lavoro americano e la mancanza di miglioramenti  di questo regime di bassa inflazione. La Fed “prevede che il mercato del lavoro continuerà a godere di ottima salute.” Inoltre i membri del FOMC “sono consapevoli del fatto che un’inflazione persistentemente inferiore al target potrebbe causare un inopinato ridimensionamento delle aspettative d’inflazione a lungo termine”.

Obbligazioni corporate

Gli spread si sono ristretti negli USA, sia per quanto riguarda le obbligazioni societarie investment grade, sia quelle high yield , mentre si sono consolidati in Europa dopo il restringimento avvenuto sulla scia del pacchetto della BCE - spiega Giordano Beani -. L’evoluzione positiva degli altri attivi rischiosi, unitamente alla bassa volatilità implicita delle azioni, depone a favore della  stabilità dei mercati del credito. Le banche centrali hanno mantenuto il loro orientamento accomodante in materia di politica monetaria. Le condizioni creditizie rimangono favorevoli al finanziamento delle imprese grazie ai rendimenti piuttosto bassi e al restringimento degli spread. La caccia al rendimento rimane uno dei principali driver sui mercati della zona Euro, soprattutto ora che c’è stata la forte compressione del premio al rischio dei titoli di Stato italiani.

Tassi di cambio

La situazione sui mercati valutari stranieri appare piuttosto contrastata - spiega Giordano Beani -. Il rialzo dei tassi di 25 pb effettuato dalla banca centrale norvegese non è riuscito a far apprezzare in modo stabile la Corona Norvegese. La BoJ ha cercato di  sostenere il JPY. I dati deludenti sull’occupazione hanno spinto al ribasso il dollaro australiano. Il real  brasiliano è stata la valuta che ha messo a segno la peggior performance a causa di una dichiarazione accomodante del comitato di politica monetaria della banca centrale (Copom), mentre la sterlina è la valuta che si è rafforzata di più tra quelle dei Paesi dei G10 per via dell’ottimismo nei confronti della Brexit e dei commenti positivi del presidente della Commissione europea. Il restringimento del differenziale dei tassi di interesse rispetto al resto del mondo fa pensare a un dollaro più debole in futuro, ma continuiamo a rimanere dell’idea che la stabilizzazione degli indicatori anticipatori e i miglioramenti costanti sul fronte commerciale rimangano i fattori principali da monitorare. Il dollaro dovrebbe quindi rimanere forte per un certo periodo prima di iniziare a scendere, e ciò dovrebbe tradur Autore: Pierpaolo Molinengo Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online