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Per il commercio un 2020 da dimenticare, ma è boom per le vendite online

Antonio Cardarelli
·2 minuto per la lettura
Per il commercio un 2020 da dimenticare, ma è boom per le vendite online
Per il commercio un 2020 da dimenticare, ma è boom per le vendite online

Secondo gli ultimi dati Istat, durante lo scorso anno le vendite sono scese del 5,4%: l’unico canale in grado di resistere alla crisi è stato il commercio elettronico, cresciuto del 34,6%

Oltre ad essere stato l’anno della pandemia, il 2020 verrà ricordato anche come l’anno della consacrazione definitiva del commercio online. Ovviamente il primo fattore ha determinato la crescita del secondo. La certificazione arriva dai dati Istat, che evidenziano un aumento del 34,6% tra gennaio e dicembre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. Un dato in linea con quello del mese di dicembre 2020, che evidenzia un aumento del 33,8% delle vendite online rispetto a dodici mesi prima.

ALIMENTARE CAPACE DI RESISTERE

Secondo l’ultimo report Istat, il 2020 è stato complessivamente un anno di sofferenza per il commercio. Il calo è stato del 5,4%, caratterizzato tuttavia da una forte eterogeneità tra i settori. Il comparto alimentare ha retto meglio rispetto ad altri, con un aumento del volume del 2,1% nell’intero 2020 e un +4,5% registrato a dicembre rispetto al mese precedente. Il comparto non alimentare, invece, ha subito una pesante caduta a causa delle chiusure imposte agli esercizi “non essenziali” durante i mesi del lockdown e durante le successive restrizioni per zone. I numeri parlano chiaro: nell’intero 2020 il calo è stato, in volume, del 12,2% nonostante un rimbalzo del 4,8% registrato a dicembre.

DIFFERENZE TRA SETTORI

Scorrendo il report Istat è possibile capire quali sono stati, nel mese di dicembre, i settori merceologici più o meno colpiti dalla crisi. Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali negative per quasi tutti i gruppi di prodotti ad eccezione di Dotazioni per l'informatica, telecomunicazioni, telefonia (+15,3%), Utensileria per la casa e ferramenta (+2,3%) e Mobili, articoli tessili e arredamento (+0,5%). A pagare la flessione più consistente, a dicembre, sono stati i settori Abbigliamento e pellicceria (-23,4%) e Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-14,6%). Male anche Giochi, giocattoli, sport (-10,6%), Cartoleria, libri, giornali e riviste (-10,9%), Elettrodomestici (-8,5%) e Prodotti farmaceutici (-8,9%).

PENALIZZATE LE VENDITE FUORI DAI NEGOZI

Guardando invece al quarto trimestre 2020, il calo delle vendite al dettaglio è stato dell'1,5% in valore e dello 0,8% in volume. Rispetto a dicembre 2019, il valore delle vendite al dettaglio diminuisce sia per la grande distribuzione (-2,5%), sia per le imprese operanti su piccole superfici (-6,6%). Tra i settori più colpiti figurano gli eventi fieristici, con la categoria “Vendite al di fuori dei negozi” in calo del 12,3%. Unica, pesantissima, eccezione è quella del commercio elettronico, che come detto ha registrato un aumento esponenziale sia nel mese di dicembre che durante l’intero 2020, con volumi aumentati di oltre un terzo anche su base mensile dopo il +50,2% registrato nel mese di novembre.