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Per il Financial Times è l'Italia il paradiso del surf

Nicola Graziani
·3 minuto per la lettura

AGI - Sembra impossibile, ma il paradiso del surf è “ad appena un salto da Roma”. Si pensava si trovasse a Venice Beach in California e invece è a Torvajanica, Lazio. A prima vista sarebbe come dire che i Beach Boys e la loro “Surfin' Usa” si sono trasformati negli Skiantos che cantano “Ti spalmo la crema sul corpo di te”.

La consacrazione delle spiagge ferrose del litorale romano e delle sue onde, che una volta avvolgevano Alberto Sordi rimasto senza costume mentre cercava di attirare l'attenzione della Signorina Margherita, giunge dalle pagine del Financial Times; che sarà pure un giornale di Londra, ma di California e tempo libero vissuto nello svago più cool se ne intende benissimo.

Scrive: “Di solito un viaggiatore internazionale che si spinge fino a Roma non si mette nella valigia una tavola da surf insieme agli occhiali da sole, il cappello di paglia e la macchina fotografica. Questa parte d'Italia, con tutta la sua arte più il cibo e i suoi panorami da levarti il fiato, non è una logica destinazione per il surf. Eppure appena fuori città c'è una lunga spiaggia esposta alle onde lunghe che vengono da tutte le direzioni e che, nei giorni giusti, regala "un sacco di divertimento per i surfisti”.

Come diceva l'intenditore della Barriera Corallina: pinnetta, capoccetta, Bello.

Più precisamente, si tratta di “una ventina di punti lungo una striscia di terra di una quindicina di chilometri, che va da Torvajanica a sud fino ad Ostia, sobborgo di Roma, a nord”. Qui “se le onde sono modeste a confrontarle con quelle, diciamo, del Sud-est Asiatico o dell'America Latina, la cosa non ha impedito ad una comunità di surfisti entusiasti di farne il loro ritrovo”. Con scuole, istruttori e tutto quello di cui si ha bisogno.

Tutti i leoni del mercoledì

Perché è vero, il periodo migliore per i mercoledì da leoni va da settembre a marzo con i venti che soffiano più forti (“qui le onde sono quasi tutte spinte esclusivamente dal vento”) e le burrasche che aggiungono il loro non so che; ma è vero che proprio la relativa bonaccia dell'estate facilita l'apprendimento per chi scopre la nobile arte dei domatori di onde solo in età meno adolescenziale, o prescolare.

Risultato: “surfisti stagionati che affiancati da teenager e bambini si allontanano, prendono l'onda, si alzano e ritornano”. Ma non basta: “tutti fantasticamente in gamba” e addirittura ci sono alcuni “autentici talenti naturali”.

Diceva sempre quello: sei un campione nato, Guizzo.

Se poi I Beach Boys elencavano tutti i luoghi e tutti gli anfratti dove si poteva o si sognava di poter fare surf, da Santa Cruz a Trestles e da Del Mar a  – chissà – persino Manhattan, il Financial Times elenca quelli dove questo è una concreta realtà dall'Agro Pontino al Lido di Tarquinia. Ostia e Torvajanica, certo, ma anche Fregene Cerenova Santa Marinella, fino al Circeo. E anche più in là.

Questioni di crema

Infatti il surf è entusiasmante realtà anche fuori dal Lazio, come ormai lo è fuori da Venice Beach. In Liguria Varazze, che “attrae turisti anche dalla Francia” (Saint Tropez, sei antica); in Sardegna Capo Mannu, che in fin dei conti rappresenta "il miglior posto di tutti per qualità delle onde". Mare più aperto (anche se pur sempre si tratta del Mediterraneo, con le sue correnti flosce e la sua brezza fin troppo gentile) ma ugualmente in grado di regalare splendide sensazioni. 

E se ancora mezza scuola è in Dad e l'idea dell'aria aperta una cosa proibitiva, ci consoliamo pensando che un giorno non sarà più così e che con i Beach Boys torneremo a cantare “Di' al Prof che non possiamo aspettare che arrivi giugno, siamo fuori a fare il surf”.

Ma anche, visti i tempi, ci basterebbe qualcuno che ci spalma la crema sul corpo di noi.