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Per la sostenibilità gli Usa ringraziano i tecnologici

Morningstar
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Gli Stati Uniti si scoprono sostenibili grazie alle società high tech. Nella classifica che mette in ordine i profili di sostenibilità di 48 mercati globali, stilata da Morningstar analizzando i costituenti degli indici Paese, gli Usa si attestano all’11° posto davanti ad alcuni tra i paesi più industrializzati al mondo come Italia, Canada, Giappone e Regno Unito, ma dietro quelli del Nord Europa come Olanda, Finlandia, Svezia e Danimarca che guidano la Top 10. In base alle valutazioni di Sustainalytics, che assegna un punteggio alle singole società sulla base della loro esposizione ai rischi ambientali, sociali e di governance (ESG Risk Score, che va da 0 a 100 ed è tanto più alto quanto maggiore è il profilo di rischio dell’azienda), gli Usa realizzano un punteggio di 23,19 (dati a fine ottobre 2020) più basso rispetto alla media dei 48 paesi pari a 26,7.

Il peso dei tecnologici

Sul punteggio di sostenibilità realizzato dagli Usa gioca un ruolo fondamentale il forte peso del settore tecnologia, che rappresenta il 24% percento della capitalizzazione di Borsa dell’intero mercato azionario del paese (in base all’indice Morningstar US Market). Quasi il doppio rispetto al settore healthcare che è il secondo comparto più rilevante con il 14%.

Guardando ai giudizi di Sustainalytics relativi alle singole componenti ESG si capisce perché questo comparto sia particolarmente virtuoso. Le aziende high tech, infatti, sono decisamente meno esposte al rischio ambientale rispetto alla media delle società americane e sono migliori anche sul profilo sociale e della governance. Microsoft, NVIDIA, Adobe, Salesforce e Intel, che sono i primi 5 titoli per market cap e pesano per circa un terzo della capitalizzazione di mercato complessiva del settore all’interno dell’indice, hanno tutte un profilo di rischio basso (ESG Risck Score minore o uguale a 20).

Al punteggio degli Usa contribuisce anche lo scarso peso dei settori maggiormente esposti al rischio ESG, e in particolare a quello ambientale, come energia, materie prime e utility. I tre comparti, che insieme pesano per circa il 7% della capitalizzazione di mercato complessiva dell’indice, hanno un profilo di rischio mediamente alto: gli energetici sono i peggiori, con un ESG Risk Score medio di 38, seguiti dalle utility e dalle aziende attive nel settore delle commodity con valori pari rispettivamente a 35 e 34.

A livello settoriale, il punto debole degli Usa sotto il profilo ESG è rappresentato dal comparto healthcare, che pesa per il 14% della capitalizzazione complessiva dell’indice Morningstar US Markets e ha un ESG Risk Score medio di 29. Questo punteggio, al limite tra un profilo di rischio medio e alto, è la conseguenza degli elevati ESG Risk Score registrati da alcuni dei titoli più rilevanti del settore come Johnson & Johnson, Pfizer, Abbott Laboratories, AbbVie e Danaher che complessivamente pesano per circa un quarto della capitalizzazione di mercato dell’healthcare. Sustainalytics attribuisce a queste società un profilo di rischio elevato a causa della natura del comparto, che espone le aziende a problematiche di carattere etico e di rispetto della regolamentazione sulla produzione e commercializzazione dei farmaci, e della scarsa capacità di gestione degli stessi da parte del management.

I migliori e i peggiori sotto il profilo ESG

Guardando ai migliori e ai peggiori titoli nel portafoglio dell’indice notiamo come nella Top 10 holding dell’indice Morningstar US Markets Microsoft presenti il miglior profilo ESG grazie a una bassa esposizione ai rischi ambientali, sociale di governance a una qualità del management superiore alla media. Le noti dolenti, invece, arrivano da Facebook e Amazon. La prima è valutata con un ESG Risk Score alto a causa della sua vulnerabilità alle problematiche relative alla privacy e alla sicurezza dei dati e della scarsa capacità del management nel gestirle.

Come ha dimostrato lo scandalo Cambridge Analytica. Amazon ha un profilo di rischio medio ma un ESG Risk Score superiore alla media dell’indice. Le aree critiche alle quali l’azienda è principalmente esposta riguardano l’etica aziendale e la sicurezza e alla privacy dei dati. La prima è legata al rispetto delle pratiche concorrenziali e della tassazione in vigore nei paesi in cui è attiva, la seconda alla gestione dell’enorme mole di dati che colleziona attraverso le transazioni di acquisto sulla sua piattaforma. Il giudizio non positivo è dovuto alla scarsa capacità di evitare un elevato numero di controverse aziendali nonostante il management abbia messo in piedi politiche atte a contenerne il rischio.

Di Francesco Lavecchia

Autore: Morningstar Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online