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Per l'apocalisse i ribassisti dovranno pazientare ancora

Gaetano Evangelista
·3 minuto per la lettura

La possibilità di migliorare, magari anche soltanto di misura, il massimo di novembre a Piazza Affari, è tuttora realistica; ma la borsa italiana sta manifestando da alcune settimane un deterioramento che non abbiamo potuto fare a meno di denunciare.

Piazza Affari viene travolta dalle vendite, arrivando a cedere fino al 4%, prima di mostrare una reazione che quasi dimezza i danni. L’ultima volta che una flessione intraday analoga è stata registrata, risale al 28 ottobre scorso: il FTSE MIB avrebbe conseguito un minimo definitivo il giorno successivo, prima di ripartire. Il precedente più immediato risale all’11 giugno, con una analoga reazione successiva: 24 ore di incertezza, e ripartenza.

Se ad un declino intraday del tipo prospettato, aggiungessimo l’ulteriore condizione di una chiusura non inferiore al -2.6%; dal 2012 ad oggi conseguiremmo solo due precedenti: ottobre 2014 e il 23 marzo scorso. Entrambi i casi si rivelarono delle interessanti opportunità di ingresso, ma il campione raccolto evidentemente è troppo ristretto per pervenire a conclusioni definitive.

Il punto è un altro. La possibilità di migliorare, magari anche soltanto di misura, il massimo di novembre a Piazza Affari, è tuttora realistica; ma la borsa italiana sta manifestando da alcune settimane un deterioramento che non abbiamo potuto fare a meno di denunciare: l’ampiezza di mercato risulta compressa in termini che ricordano i picchi dei precedenti rally, mentre il premio per il rischio, misurato dai Credit Default Swap, appare troppo esiguo per lasciar dormire sonni tranquilli. Ferma restando la tenuta dei supporti che contano, iniziamo qui ad avvertire un certo disagio, e la prossima zampata verso l’alto, ammesso e concesso che si manifesti, costituirebbe una buona opportunità per alleggerire le posizioni domestiche.

Il punto casomai è un altro: sedute negative in modo così conclamato, ben di rado costituiscono l’avvio di un ciclo negativo duraturo. Non suonano mai la campanella sui massimi di mercato. Questo vale per Piazza Affari, e ancor di più per indici dalla storia più estesa: come l’Eurostoxx50.

Una perdita del tipo sperimentato ieri non è così infrequente. Dal minimo di marzo, pur a fronte di un rialzo spettacolare, episodi di perdita intraday superiore al 4% sono risultati ricorrenti; senza che ciò abbia disturbato più di tanto il cammino dell’indice. Qualcosa agli Orsi occorre pur concedere.

Allentando i parametri, nell’ultimo anno l’Eurostoxx50 ha perso almeno il 3% nell’intraday in ben 25 occasioni. Nel 75% degli episodi storici una casistica di questa consistenza è sempre stata conseguita sui minimi di mercato o nelle sue vicinanze: aprile 2012, novembre 2008 e luglio 2002; quando insomma il danno era stato perlopiù già prodotto. In un caso su quattro (febbraio 1999) il setup in questione è stato registrato subito dopo un top, e subito prima di una immediata e bruciante ripartenza.

Ancora una volta: non suonano mai la campanella in prossimità del top. Crolli così eclatanti non sono l’inizio di un bear market. Ciò non esclude in linea di principio che il mercato possa perdere ulteriore terreno, ma per l’apocalisse occorrerà pazientare ancora.

Autore: Gaetano Evangelista Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online