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Per Piazza Affari è bear market o correzione fisiologica?

Gaetano Evangelista
·3 minuto per la lettura

Assistiamo con un pizzico di malcelato compiacimento alla caduta degli dei: frotte di piccoli investitori castigano le mani forti, ree di aver speculato ferocemente al ribasso su società nelle ultime settimane salite letteralmente in orbita.

L’atteso consolidamento sta prendendo forme diverse: perlopiù laterale, per lo Stoxx600, tornato a ridosso della ex resistenza – ora supporto – fra 399 e 404 punti; più incisivo sul FTSE MIB, zavorrato da fattori strutturali che ne scoraggiano il caldeggiamento (dall’ampiezza di mercato al premio per il rischio: entrambi compressi ai minimi termini); virtualmente assente negli Stati Uniti, grazie agli acquisti in preda al panico da parte dei ribassisti. Sebbene, come commentiamo nel Rapporto Giornaliero di oggi, il fenomeno questa volta si stia manifestando a parti invertite: con i professionisti costretti a rincorrere e a servire il massiccio pubblico della speculazione spicciola; che sulle bacheche virtuali (Reddit) impallina quelli che in passato erano considerati gli dei intoccabili del mercato.

La fiammata sperimentata nella prima decade di novembre avrebbe potuto legittimamente indurre un certo flusso di vendite, non foss’altro che per prendere sacrosanto beneficio. Ed invece abbiamo assistito ad una ulteriore crescita in guisa lineare. D’altro canto con una bolla eclatante sul mercato obbligazionario, con gli spread creditizi giunti all’osso, con la liquidità che rende meno di zero; dove mai gli investitori potrebbero investire, se non sul mercato azionario? certo, negli Stati Uniti si palesa una sopravvalutazione indubbia; ma il confine con l’esplosione di una bolla è storicamente definito dalla stroncatura delle autorità monetarie di turno: chiamate a raffreddare i bollenti spiriti con una manovra restrittiva. Negli USA l’inflazione è data in risalita, ma la Fed assicura che non toccherà i tassi per i prossimi tre anni: e gli investitori le credono, per ora.

Dopotutto, la prospettiva di un ridimensionamento del multiplo di mercato (P/E) appare più che compensata dalle sorprese provenienti dalla stagione degli utili del quarto trimestre: con gli EPS operativi attesi in contrazione di appena il 4%. Si profetizzava un -10% non più di un mese fa.

Mentre negli Stati Uniti la earnings season produce un beat rate ancora ai massimi storici, con l’87% delle società finora riportanti, che hanno battuto le stime degli analisti (si confidava in una proporzione non superiore al 71%); in Europa come detto l’assenza di questi fattori contingenti – short squeeze ed earnings surprise – condiziona in negativo il mercato azionario.

Piazza Affari cede il 5% in tre sedute da estremo ad estremo, trovando ora sostegno in prossimità della provvidenziale media mobile a 50 giorni. La prospettiva di un esaurimento della crescita, una volta conseguiti i target anticipati a maggio dello scorso anno, si scontra con quanto denunciato negli ultimi giorni in questa sede. Ieri però l’ampiezza di mercato appariva vistosamente compressa. Nei mesi passati una partecipazione bullish così esigua ha favorito il rilancio del listino. Non così avvenne a febbraio dello scorso anno. Siamo dunque ancora in un contesto di fondo benigno? o alla vigilia di un nuovo bear market? Lo scopriremo nelle prossime ore.

Autore: Gaetano Evangelista Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online