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Perché in città fa più caldo: cause e rimedi delle "isole di calore"

·4 minuto per la lettura
Photo credit: VCG - Getty Images
Photo credit: VCG - Getty Images

Camminare sui tacchi a spillo in pieno sole ad agosto e accorgersi di lasciare le impronte nel cemento per il caldo. A quante di noi è capitato almeno una volta nella vita? Se Luke Howard fosse ancora vivo non potrebbe che complimentarsi con noi per il nostro spirito di osservazione. Senza saperlo infatti ogni estate constatiamo empiricamente quello che lui per primo definì "isole di calore". A inizio '800 il chimico britannico appassionato di meteorologia, famoso per avere proposto un sistema di nomenclatura delle nuvole, in parte impiegato ancora oggi, cominciò a prendere nota delle temperature nelle varie zone di Londra e raccolse una mole di dati, che utilizzò poi per formulare le proprie teorie scientifiche confluite nel saggio Il clima di Londra. Nell'opera Howard non solo riportava le misurazioni effettuate in estate e in inverno nei diversi quartieri della City, all'epoca una delle più grandi al mondo, ma anche una serie di considerazioni in merito alle ragioni che portano alla formazione di "isole urbane di calore", microclimi che si differenziano tra di loro soprattutto per la presenza delle attività umane e che ancora oggi noi stessi sperimentiamo ogni estate con l'innalzamento delle temperature.

Photo credit: VCG - Getty Images
Photo credit: VCG - Getty Images

Come aveva già notato ai tempi Howard, le nostre città in estate si trasformano in enclave afose e assolate la cui morsa ci opprime e ci soffoca costringendoci a fuggire in qualche grande magazzino dotato di aria condizionata, in attesa delle agognate vacanze, possibilmente al mare o in montagna. Ma cosa rende le nostre città così insopportabilmente calde in estate rispetto ai luoghi di villeggiatura? Sia che abitiate a Milano, Parigi o New York decisiva è la presenza di asfalto e cemento, due materiali che ricoprono – letteralmente – strade ed edifici delle nostre metropoli. Il loro colore scuro e la loro composizione trattengono molto più di quanto farebbero gli alberi le radiazioni solari e, allo stesso tempo, rilasciano più lentamente il calore, impedendo quell'evapotraspirazione che è fondamentale per abbassare le temperature.

Photo credit: Alexandre Morin-Laprise - Getty Images
Photo credit: Alexandre Morin-Laprise - Getty Images

Un altro aspetto importante, sempre connesso con l'architettura degli edifici, riguarda l'altezza delle case, che con le loro dimensioni non solo assorbono una maggiore quantità di calore, ma impediscono la circolazione dei venti e il passaggio delle correnti ascensionali, creando il cosiddetto “effetto canyon”, tipico delle metropoli con alti grattacieli dove l’aria può registrare una differenza di temperatura fino a 4°C rispetto rispetto alle aree periferiche e rurali che circondano la città. Questi sbalzi termici, aggravati dall'inquinamento cittadino e dalla presenza di fabbriche, incoraggiano l'utilizzo indiscriminato di condizionatori, che rilasciano ulteriore calore nell'ambiente e contribuiscono a produrre localmente strati di ozono che amplificano l’effetto serra sulla città, rallentando a loro volta la dispersione di calore verso l’atmosfera anche nelle ore notturne, quando la differenza termica dovrebbe essere più evidente.

Sebbene meno evidenti, le "isole di calore" si formano anche nella stagione invernale quando, proprio per la presenza di grattacieli, l’aria inquinata ristagna tra i quartieri contribuendo a mantenere le temperature più elevate che in campagna. Tutto questo naturalmente ha effetti particolarmente dannosi non solo sull'ambiente, ma anche sulla salute dei cittadini più giovani e più anziani, che nelle stagioni calde sono soggetti a colpi di calore, sincopi e svenimenti.

Photo credit: Marco Di Lauro - Getty Images
Photo credit: Marco Di Lauro - Getty Images

Un possibile rimedio adottato già da diverse amministrazioni cittadine riguarda la scelta di alcuni soluzioni urbanistiche e architettoniche che possono attenuare il problema, ma che richiedono importanti investimenti e una maggiore responsabilizzazione dei singoli proprietari di immobili. Fra tutte l'utilizzo di colori chiari per le facciate delle case e la costruzione di tetti e terrazze “verdi” sulla cima dei palazzi per ridurre l'assorbimento di calore e contribuire a un abbassamento delle temperature urbane. Provvedimento quest'ultimo che in piccolo può essere adottato singolarmente da chiunque abbia un balcone, coltivando piante caducifogli, specie cioè che perdono stagionalmente le foglie. In estate infatti le fronde riparano dal caldo, in inverno la loro assenza favorisce gli scambi di calore.

Il tema è tutt'altro che ozioso, soprattutto alla luce degli ultimi studi condotti dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) delle Nazione Unite, che attraverso dei modelli predittivi hanno mostrato cosa accadrebbe alla fine del secolo con l'ulteriore espansione delle città e la trasformazione delle metropoli in megalopoli: la temperatura mondiale aumenterebbe di 1-2°C con danni incalcolabili sull'ambiente. Come direbbero i pacifisti del clima "mettete dei fiori nei vostri balconi".

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