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Perché Coco Chanel amava così tanto il leone

Di Ilenia Carlesimo
·2 minuto per la lettura
Photo credit: KAMMERMAN - Getty Images
Photo credit: KAMMERMAN - Getty Images

From Harper's BAZAAR

Se fosse stata un animale, di certo Coco Chanel sarebbe stato un leone. Il suo simbolo, infatti, l'accompagnò per tutta la vita. Amava citarlo ovunque. Impresso sui bottoni delle sue giacche in tweed, con cui insieme al jersey e al tubino nero, alla scarpa bicolore e alle perle, rivoluzionò i codici della femminilità. Come fermaglio delle sue borse, emblema di una nuova gestualità libera e moderna. E perfino come soprammobile nel suo appartamento al 31 di rue Cambon, dove senza preoccuparsi di abbinare alla perfezione stili ed epoche ne aveva esemplari in legno, argento, bronzo e alabastro accanto a grandi specchi, lampadari con nappine e ben otto paraventi cinesi in lacca di Coromandel.

Photo credit: Agence France Presse - Getty Images
Photo credit: Agence France Presse - Getty Images

Sigillo biografico di numerose sue creazioni, e dopo la sua scomparsa eterno custode della sua memoria, negli ultimi anni il leone è stato anche una delle ispirazioni più care alla maison. Tanto da aver dato il nome, e la forma, a due linee di gioielli: “L'Esprit du Lion”, collezione di high jewelry lanciata nel 2018, e “Sous le signe du lion”, lanciata lo stesso anno e ora arricchita da una nuova spilla. Gioielli preziosi, in oro giallo o bianco, con diamanti, zaffiri, berilli e altre pietre, che richiamano tutta la potenza e la maestosità del felino tanto caro alla fondatrice. Un legame forte, quasi ancestrale, che nasconde una storia altrettanto ricca di fascino e di emozioni. E che inizia nel momento stesso in cui nasce Coco, nell'estate del 1883.

Photo credit: Courtesy
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“Il 19 agosto è il mio compleanno: sono nata sotto il segno del Leone”, spiegò la stessa Gabrielle Chanel raccontando questa sua passione. “Sono un Leone e, in quanto tale, uso i miei artigli per evitare che la gente mi faccia del male, ma, credetemi, soffro di più nel graffiare che nell'essere graffiata”, disse. Il leone, però, per la celebre stilista non era solo un segno zodiacale. Era anche il simbolo di un luogo a lei molto caro: Venezia, la città in cui si rifugiò per cercare di alleviare il dolore dopo la morte improvvisa del suo compagno Arthur Capel. Per lei semplicemente Boy, era stato l'uomo che l'aveva aiutata ad aprire la sua prima boutique di cappelli a Parigi nel 1910 e a Deauville nel 1912 - anche se lei tenne a restituirgli fino all’ultimo centesimo per dimostrarsi libera ad ogni costo - ma soprattutto fu il suo più grande amore. “Perdendo Capel avevo perso tutto. Ha lasciato in me un vuoto che il tempo non ha colmato”, disse raccontando i momenti più bui. Eppure, come sempre accade, alla fine reagì, trovando dentro di sé la stessa forza di quell'animale a lei così vicino.