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Perché conviene l’economia circolare

Pierpaolo Molinengo
 

Di (KSE: 003160.KS - notizie) economia circolare si parla ancora poco nel nostro Paese, ma è un ambito in cui l'Italia ha buone carte da giocare. Siamo il Paese con il più basso consumo di materiali grezzi in Europa, tra i più bravi ad estrarre valore dalle risorse utilizzate, al primo posto per circolazione di materiali recuperati all'interno dei processi produttivi e si stima che l'industria del riciclo produca l'1% circa del Pil. Sono i numeri a dire che il nostro Paese è un punto di riferimento in Europa quando si parla di economia circolare.

Abbiamo il più basso consumo domestico di materiali grezzi: 8,5 tonnellate pro-capite contro le 13,5 della media europea. Siamo tra i più bravi ad estrarre valore dalle risorse utilizzate: 3,34 euro per ogni kg di risorse, contro un valore medio europeo di 2,20 euro per kg. Siamo al primo posto per circolazione di materiali recuperati all'interno dei processi produttivi: il 18,5% di riutilizzo contro il 10,7% della Germania. Sulla totalità dei rifiuti prodotti (129 milioni di tonnellate), solo il 21% viene avviato allo smaltimento (contro il 49% della media europea). Sulla totalità dei rifiuti trattati, l'Italia ne avvia al riciclo il 76,9% (il 36,2% nella media Ue). Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) 1999 il 68% dei rifiuti urbani veniva mandato direttamente allo smaltimento, ma oggi questa percentuale è scesa all'8% circa. Si stima che la sola industria del riciclo produca 12,6 miliardi di euro di valore aggiunto (circa l'1% del Pil).

Nel 2017 il 48% degli italiani ha acquistato o venduto beni usati, con una crescita dell'11% rispetto al 2016: un mercato che vale 21 miliardi di euro (l'1,2% del Pil). Il 42% degli acquisti è avvenuto online. Gli iscritti a servizi di car sharing sono raddoppiati in due anni: da 630.000 nel 2015 a 1.310.000 nel 2017.

Il tema dell'economia circolare suscita notevole interesse tra gli imprenditori, come emerge da una indagine del Censis volta a cogliere gli orientamenti e il sentiment di un panel qualificato di 1.073 soggetti che occupano posizioni di rilievo nel panorama socio-economico del Paese (imprenditori, liberi professionisti, docenti universitari, dirigenti d'impresa e funzionari pubblici). Il 40% sa bene di che cosa si tratta. Il 70% ritiene che non riguardi solo il recupero, riciclaggio e riuso dei materiali, ma anche la produzione di beni. Per il 78% il principale vantaggio dell'economia circolare sarà la salvaguardia dell'ambiente, ma ancora pochi sono consapevoli che potrà avere un impatto sul Pil e sull'occupazione. Per il 73% si imporrà solo se la politica creerà condizioni favorevoli (i giovani chiedono vantaggi economici evidenti, mentre gli over 65 anni privilegiano azioni che incidano sulla sensibilità collettiva). Per il 60% spetta all'Unione europea guidare il cambiamento. La sharing economy (40%) e la decarbonizzazione (36%) sono i processi innovativi maggiormente correlati.

E' quanto emerge dal 5° Rapporto Agi-Censis «Perché all'Italia conviene l'economia circolare», realizzato nell'ambito del programma pluriennale «Diario dell'innovazione» della Fondazione Cotec, che indaga la reazione degli italiani di fronte ai processi innovativi.

Autore: Pierpaolo Molinengo Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online