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Perché gli investimenti ESG non sono una bolla

Virgiio Chelli
·4 minuto per la lettura
Perché gli investimenti ESG non sono una bolla
Perché gli investimenti ESG non sono una bolla

Aberdeen Standard Investments non vede somiglianze con gli eccessi del passato in altri settori e ritiene che l’approccio ESG sia ancora in una fase adolescenziale, con il potenziale di una crescita duratura e sostenibile

Andrew Mason, stewardship director - ESG Investment, Aberdeen Standard Investments, è convinto che gli investimenti mirati sui fattori ESG, vale a dire Ambiente, Sociale e Governance, non stiano gonfiando una bolla finanziaria come quelle degli ultimi decenni, ma siano invece solo all’inizio di un lungo percorso di solida crescita. Per definite correttamente l’approccio ESG l’esperto di ASI torna indietro nel tempo al Giappone di 100 anni fa e al concetto di capitalismo etico noto come gapponshugi, promosso dal venture capitalist giapponese del tempo Shibusawa Eiichi. Confrontando questo modello con l'attuale sviluppo degli investimenti ESG, secondo Mason, si prospetta una crescita di più lungo periodo con una particolare attenzione verso il capitalismo partecipato.

ANCORA IN FASE DI SVILUPPO

Tale approccio porrebbe gli investimenti ESG in una fase di sviluppo corrispondente alla tarda adolescenza, con il potenziale dunque per beneficiare di una lunga crescita sostenibile futura. ASI propone a questo proposito il grafico che segue, che mette in relazione il trend ESG a precedenti temi di lungo periodo come la crescita dei paesi BRIC, la bolla dei titoli informatici e quella del settore tecnologia, media e telecomunicazioni.

Fonte: MSCI, Refinitiv, Morgan Stanley Research Gli investimenti ESG non rappresentano una bolla finanziaria né una moda passeggera, ma anche se fosse, i pregressi storici visualizzati nel grafico suggeriscono che la maggior parte dei "temi di lungo periodo" sovraperformano per più di cinque anni, e dunque gli investimenti ESG avrebbero ancora molto margine di crescita.

LA PANDEMIA HA ESALTATO L’ASPETTO SOCIALE

Nel 2020 i flussi verso investimenti sostenibili hanno raggiunto $1.000 mld e sono rappresentati da circa 2.706 fondi che rispondono in un modo o nell'altro a criteri di carattere ambientale, sociale e di governance, ma il totale complessivo è probabilmente ancora più ampio. Ora che hanno raggiunto un certo stadio di maturità, Mason si chiede quale sarà il loro futuro e quali temi globali saliranno alla ribalta, per sottolineare il ruolo dei nuovi modelli economici che si sono affermati anche per l’irruzione sulla scena globale della pandemia di Covid-19, ha messo al centro della scena la dimensione sociale delle tematiche ESG. ASI prevede dunque una crescita rilevante del capitalismo sociale, fondato su nuovi modelli di sviluppo come la cosiddetta "economia della ciambella" e il lavoro di organizzazioni quali la Wellbeing Economy Alliance, che hanno già attirato l'interesse di governi e pubbliche amministrazioni.

GUARDARE ANCHE OLTRE IL PIL

In questo quadro, i governi cominciano infatti a guardare oltre il prodotto interno lordo incoraggiando una visione più a lungo termine da parte degli investitori. ASI ha ‘mappato’ quattro quadranti del capitalismo sociale a livello globale, prendendo in considerazione sia il PIL che i fattori ESG, rilevando che la composizione tradizionale delle economie potrebbe cambiare con un significativo impatto trasformativo sui settori economici, determinando nuovi vincitori e vinti. I cambiamenti climatici restano comunque la sfida principale. Il tema è uno dei più sentiti in ambito ESG, con le nuove tecnologie e le nuove fonti energetiche che stanno accelerando il processo, anche se la strada da percorrere è ancora lunga.

IL NUOVO CORSO DI AMERICA E CINA

Dopo le elezioni, il cambiamento climatico è tornato al centro dell’attenzione in USA, mentre anche l'altra grande potenza economica mondiale sta svolgendo un ruolo positivo, con il presidente cinese Xi Jinping che si è posto l'obiettivo di ridurre drasticamente le emissioni entro il 2030 e di raggiungere la neutralità entro il 2060, con una scelta che secondo Mason avrà enormi ripercussioni e favorirà la crescita di una green economy anche in Cina.

FARE ATTENZIONE ALL’EMITTENTE

Anche l'ascesa delle obbligazioni ESG da parte di emittenti sovrani e corporate sembra destinata a continuare. Mason cita dati Bloomberg secondo cui il mercato globale dei green bond è cresciuto dai $12 mld del 2011 ii $245 mld nel 2019, prevedendo una crescita analoga anche per emissioni di obbligazioni sociali, legate agli SDG e a numerosi altri criteri. Di recente, ASI ad esempio ha analizzato un'obbligazione relativa alla pesca sostenibile. Prima di impiegare il capitale, gli investitori dovrebbero considerare anche l'emittente, per accertarsi che l'obbligazione sia in linea con la strategia complessiva del proponente.

GLI ETF E LA DEMOCRATIZZAZIONE DEL RISCHIO

Un altro tema importante segnalato da Mason è la “democratizzazione del rischio”, con la diffusione sempre più ampia di strumenti passivi come gli ETF, che allargano la base di investitori anche agli strumenti finanziari ESG. Nel corso del 2020 si è registrato infatti un aumento del numero di fondi passivi legati ai temi ESG, in un trend che dovrebbe intensificarsi ulteriormente, incentivato anche dal miglioramento degli standard di informativa e misurazione.