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Perché gli investimenti sostenibili non sono una moda passeggera

Leo Campagna
·5 minuto per la lettura
Perché gli investimenti sostenibili non sono una moda passeggera
Perché gli investimenti sostenibili non sono una moda passeggera

L’Europa si conferma leader mondiale negli investimenti sostenibili: le aziende hanno recepito la sfida, anche in Italia, ma la spinta definitiva verso la transizione green potrebbe arrivare dai governi

Sempre più spesso si sente parlare di investimenti sostenibili. Un tema che sta a cuore a tutti coloro che sono attenti ai problemi ambientali e soprattutto alle nuove generazioni (millennial, ma non solo), particolarmente preoccupate della salute del pianeta. Peccato che sul tema si sia ingenerata anche confusione, soprattutto tra i piccoli risparmiatori, con informazioni spesso incomplete o lacunose.

LA GAMMA DEGLI INVESTIMENTI SOSTENIBILI

Sono investimenti sostenibili quelli che escludono, da un fondo o da un portafoglio d’investimento, determinati settori o società che non rispettano specifici criteri ambientali e sociali (come, per esempio, la pornografia, le armi o lo sfruttamento dei minori). Ma anche quelli basati sul rispetto degli standard minimi di pratica aziendale definiti a livello internazionale da OCSE, ONU e UNICEF. Ne fa parte pure, all’interno dell’analisi finanziaria, l’integrazione ESG, cioè tutti gli aspetti ambientali, sociali e di governance aziendale. Sono sostenibili anche gli investimenti in temi specifici come, ad esempio, energia pulita, tecnologia verde o agricoltura bio, e pure le “obbligazioni verdi” (green bond) che finanziano progetti volti a contrastare il riscaldamento globale.

EUROPA LEADER MONDIALE

Ma a quanto ammontano gli investimenti sostenibili nel mondo? In base al Global Sustainable Investment Review sfioravano i 31mila miliardi di dollari a fine 2018. L’Europa è leader mondiale con una quota di mercato del 45,8% (con oltre 14 mila miliardi di investimenti complessivi), seguita dagli Stati Uniti con il 39,1% (e quasi 12 mila miliardi di asset). A distanza Giappone (7,1%), Canada (5,5%) e Australia e Nuova Zelanda (2,4%).

Fonte: Gsia, Global Sustainable Investment Review (Dati espressi in miliardi di dollari)

UN TREND DESTINATO AD ACCELERARE

Il trend in forte crescita degli investimenti sostenibili fotografato dal Global Sustainable Investment Review nel biennio 2016-2018 (+34%) non sembra destinato a rallentare. Anzi, secondo diverse analisi dovrebbe addirittura accelerare nei prossimi anni (vedi grafico seguente). Tra queste BlackRock, la più grande società di gestione al mondo, convinta che la transizione verso un’economia “a zero emissioni nette” sia ormai imprescindibile. Imprese, governi e investitori sono focalizzati su questo obiettivo perché, sottolinea BlackRock, la transizione energetica è un’opportunità per costruire un’economia più resiliente. Non a caso il Ceo, Larry Fink, ha preso metaforicamente carta e penna per scrivere ai responsabili delle società in cui investe BlackRock facendo chiaramente capire che la scelta sul dove allocare i capitali dipenderà dalla sostenibilità del loro business.

Fonte: stime BlackRock su dati Broadridge/Simfund

DA AIRBUS IL PRIMO AEREO COMMERCIALE A EMISSIONI ZERO

Il fenomeno coinvolge ormai compagnie in quasi tutti i settori. Per esempio, Airbus, costruttore multinazionale europeo di aeromobili, nello scorso mese di settembre ha svelato che sta progettando il primo aereo commerciale al mondo a emissioni zero, che potrebbe entrare in servizio entro il 2035. D’altra parte, le aziende di trasporto aereo hanno quasi del tutto eliminato i prototipi fisici dalla loro progettazione, usando dei simulatori virtuali che aiuteranno a centrare l’obiettivo di ridurre del 25% le emissioni di CO2 entro il 2030.

FACEBOOK, AMAZON, APPLE, MICROSOFT E ALPHABET-GOOGLE

Anche nell’ambito della tecnologia l’impulso al contrasto al cambiamento climatico è sentito, in particolare nel cloud computing. I big tech USA (tra i quali Facebook, Amazon, Apple, Microsoft e Alphabet-Google), hanno annunciato che tra il 2030 e il 2035 le loro attività saranno ad emissioni zero. Un annuncio di assoluto rilievo, dal momento che i loro imponenti data center consumano attualmente ingenti quantitativi di energia che solo in una piccola percentuale è generata da energie rinnovabili o alternative. E in Italia? Secondo l’Integrated Governance Index Top 10 2020, le 10 aziende più sostenibili nel nostro Paese sono Poste Italiane, Eni, Generali, Enel, Snam, Hera, Iren, Unicredit, Cnh e Mediobanca. La stessa Amazon, inoltre, sta convertendo la propria flotta di veicoli all’elettrico nell’ambito del piano “The Climate Pledge” per il raggiungimento di zero emissioni di CO2 entro il 2040. Ma tornando nel nostro paese, secondo il rapporto GreenItaly sono state oltre 432mila le imprese italiane che negli ultimi 5 anni (2015-2019) hanno investito in prodotti e tecnologie green, più o meno un terzo di tutte le imprese del settore extra agricolo. E la pandemia, secondo lo stesso report, ha dimostrato che queste aziende hanno resistito meglio sul mercato: utilizzando una parola spesso di moda in questi tempi, sono state più “resilienti”, hanno saputo preservare quote di mercato e posti di lavoro.

LA SPINTA DEI GOVERNI

Ma la spinta maggiore alla sostenibilità delle aziende, forse, sta arrivando dai governi. L’Europa, ancora una volta, è in prima linea e la crisi provocata dal Covid può dare la spinta definitiva a questo trend: dopo il Green Deal varato a inizio 2020, l’Unione ha intenzione di trasformare il recupero post pandemia in un’occasione di svolta per l’economia europea. Lo strumento per raggiungere questo obiettivo si chiama Next Generation Eu: 750 miliardi di euro per far ripartire paesi e aziende nel segno della sostenibilità. Se l’Unione europea ha fissato il raggiungimento dell’obiettivo “emissioni zero” nel 2050, la Cina ha intenzione di seguirla arrivandoci dieci anni più tardi. Chiusa la parentesi Trump, Joe Biden ha intenzione di rimettere la sostenibilità al centro delle politiche di sviluppo americane. Gli Usa sono già rientrati negli accordi di Parigi, e la gran parte delle aziende del paese è pronta a sfruttare la “linea verde” del nuovo governo convertendo i propri business verso modelli sostenibili.