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Perché gli investitori adorano le società del FANG?

Gaetano Evangelista
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Rispetto al benchmark americano, il nostro FTSE MIB negli ultimi giorni ha un po’ perso orientamento. La forza relativa, che pur da giugno in avanti aveva mostrati interessanti segni di risveglio, punta nuovamente verso il basso.

Dopo un (debole) pattern “Down Friday, Down Monday”, le borse americane si producono in un confortante quanto prevedibile rimbalzo, capitanate ancora una volta dalla tecnologia. Il Nasdaq guadagna copiosamente, a sua volta trascinato dal FANGMANT: fresco reduce dalla sollecitazione della parete inferiore del canale ascendente in essere da marzo. Non è l’unico comportamento esemplare da segnalare (ci torniamo fra un attimo).

Perché le società del FANG in senso ampio fanno così bene? gli analisti fanno rilevare come, in ultima analisi, si tratti di un comparto difensivo: una invidiabile posizione competitiva se non di monopolio, la relativa immunità agli effetti della pandemia, e una crescita dei ricavi di gran lunga migliore di quella dello stesso S&P500 – le attuali prime cinque società di mercato per capitalizzazione, dal 2009 hanno conseguito una crescita media composta annua del 20% del fatturato, a fronte del +4% dello S&P500 – ne fanno una scelta privilegiata; specie quando sopravviene il supporto dell’analisi tecnica.

Lo stesso indice sotto tale prospettiva ha manifestato un comportamento a dir poco esemplare: lo S&P ha terminato la flessione a ridosso del massimo di giugno, che fisiologicamente ha agito da supporto; e con lo slancio di ieri, propone una “bandiera” (flag) rialzista, la cui piena formalizzazione ne consacrerebbe il rilancio. Arduo immaginare che ciò possa avvenire proprio in una settimana storicamente impegnativa come quella successiva alle scadenze tecniche di settembre; ma stiamo a vedere cosa succede.

Conforta anche il comportamento della volatilità, che pur ha dato la stura a questa correzione, come segnalato sul Rapporto Giornaliero del 7 settembre: il VIX è sì salito, senza però superare livelli di guardia; segnatamente, quota 40 punti, che contrassegnò a marzo il passaggio da un contesto fisiologico, ad uno disordinato di vendite incontrollate. A giugno questa soglia è stata sollecitata ma non superata; e adesso non risulta nemmeno avvicinata. Meglio così.

Rispetto al benchmark americano, il nostro FTSE MIB negli ultimi giorni ha un po’ perso orientamento. La forza relativa, che pur da giugno in avanti aveva mostrati interessanti segni di risveglio, punta nuovamente verso il basso. Il minimo di inizio agosto è stato sollecitato, addirittura penetrato, ma provvidenzialmente le vendite non hanno insistito ulteriormente. Una trappola per Orsi?

Autore: Gaetano Evangelista Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online