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Perché il prezzo della benzina continua a salire

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Perché il prezzo della benzina continua a salire
Perché il prezzo della benzina continua a salire

Una famiglia media oggi paga 273 euro in più all’anno per fare il pieno di benzina. Ma cosa incide sulla quotazione del greggio e quali sono i motivi che fanno schizzare alle stelle il prezzo finale alla pompa di benzina? C’entra anche il recente blocco dell’oleodotto Usa

Il prezzo della benzina non si ferma. Il trend è ormai definito da qualche settimana: chi si ferma alla pompa per fare rifornimento di carburante, è costretto a sborsare di più. Il nuovo record toccato dal prezzo del carburante sfiora quota 1,6 euro al litro. Una famiglia media oggi paga 273 euro in più all’anno per fare il pieno di benzina o di gasolio. Ma perché il costo del greggio è in costante risalita?

NUOVO RECORD PER UN PIENO

Secondo le rilevazioni settimanali del Mise, il prezzo del carburante è salito a quota 1,593 euro al litro, contro gli 1,588 di una settimana fa. Il gasolio raggiunge la soglia di 1,452 euro al litro, contro gli 1,447 euro al litro di una settimana fa. “Un litro di benzina – calcola il Codacons – costa oggi il 16,7% in più rispetto a maggio dello scorso anno, con un maggior esborso per un pieno di verde pari a +11,4 euro. Il gasolio costa il 15,7% in più su base annua, +9,85 euro per un pieno”.

273 EURO IN PIÙ A FAMIGLIA

L’aumento del prezzo della benzina pesa sul bilancio familiare. Nello specifico, una famiglia media è costretta a spendere 273 euro in più all’anno. Per il Codacons si tratta di un “allarme prezzi” che inevitabilmente si ripercuote sulle famiglie. E non solo per i rifornimenti di carburante, ma anche per via dei listini al dettaglio di molti prodotti. All’effetto dell’aumento del prezzo della benzina, “vanno aggiunti anche gli effetti indiretti, ossia le ripercussioni del caro-benzina sui prezzi dei prodotti trasportati, sull’industria e sui beni energetici, con una vera e propria stangata che rischia di abbattersi sulle tasche delle famiglie italiane”, denuncia il Codacons.

FRUTTA E VERDURA PIÙ CARA

Il balzo del prezzo del petrolio comporta anche un aumento dei prezzi sull’intero sistema agroalimentare dove i costi della logistica arrivano a incidere fino al 35% sul totale dei costi di frutta e verdura. Lo precisa Coldiretti su dati Ismea, in merito alla crescita delle quotazioni della benzina. Il continuo aumento “ha un effetto a valanga sulla spesa con un aumento dei costi di trasporto oltre che di quelli energetici”, soprattutto in Italia dove l’85% dei trasporti commerciali avviene su strada.

I DUE “TIPI” DI PETROLIO

Dopo mesi di prezzi bassi, le quotazioni del petrolio sui mercati fanno registrare da settimane continui rialzi. Il Brent, ossia il petrolio europeo che viene estratto nel mare del Nord, supera i 67 dollari al barile; mentre il Wti (West Texas Intermediate), ovvero il petrolio che viene estratto nel Sud degli Stati Uniti, viaggia stabilmente sopra i 64 dollari al barile. Erano pochi gli analisti che avevano previsto una risalita così decisa delle quotazioni del petrolio in questi primi mesi del 2021. Le speranze degli investitori sull’imminente ripresa, che comporta un conseguente aumento della domanda, spinge le quotazioni dell’oro nero, supportate dalla campagna di vaccinazione che procede spedita in tutta Europa e negli Usa. Le prospettive per il secondo semestre del 2021, quindi, restano positive.

IL PREZZO DEL GREGGIO

Lo scorso 7 maggio, un attacco informatico ha messo in ginocchio il Colonial Pipeline, il più grande oleodotto degli Stati Uniti. La vicenda si è risolta con il pagamento di un riscatto da 5 milioni di dollari che ha consentito al mega impianto di riprendere le attività. La società ha dichiarato che serviranno però alcune settimane affinché la produzione torni a livelli precedenti. L’attacco ha lasciato senza carburante il 73% delle stazioni di servizio di Washington DC, il 69% di quelle della Carolina del Nord, il 52% di quelle della Carolina del Sud e il 51% di quelle della Virginia. L’oleodotto rifornisce circa il 45% del carburante usato nell’East Coast. Dopo il blocco, il prezzo medio della benzina è schizzato a 3,03 dollari per gallone: record dall’autunno del 2014.

IL PESO DELLE TASSE

Ad incidere sul costo della benzina, ci sono soprattutto le tasse. Le accise in Italia pesano in maniera consistente sul prezzo del carburante: il 10% in più della media europea. Bisogna sborsare di più per un pieno di benzina solo in Olanda, Danimarca e Finlandia. Ma quanto pesano le accise sul prezzo finale? Il 66% se si tratta della benzina, il 62,4% se si tratta del diesel. Periodicamente il governo in carica propone l’abolizione o la riduzione delle accise, per alleggerire il prezzo della sosta alla pompa di benzina, ma mai nessuno mette mano ad imposte e balzelli che gravano sul greggio da praticamente un secolo. Ogni volta che mettiamo un litro di benzina nel serbatoio, paghiamo, tra le tante, una tassa per il finanziamento della guerra in Etiopia del 1935, per la ricostruzione del Vajont nel 1963, per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli nel 1976 fino al terremoto in Emilia del 2012. Come se non bastasse, all’importo ottenuto bisogna aggiungere anche il 22% dell’Iva. E il pieno è servito.

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