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Perché Israele sta battendo tutti nella campagna di vaccinazione

Antonio Cardarelli
·3 minuto per la lettura
Perché Israele sta battendo tutti nella campagna di vaccinazione
Perché Israele sta battendo tutti nella campagna di vaccinazione

Il 19,5% della popolazione è già vaccinato e si potrebbe chiudere entro marzo: organizzazione e collaborazione sono le chiavi del successo israeliano

C’è una nazione che sta vaccinando prima degli altri la popolazione: è lo stato di Israele, e lo sta facendo a una velocità che non è neanche paragonabile a quella del resto del mondo. Secondo ourworldindata.org, al 7 gennaio Israele ha somministrato la prima dose di vaccino a 1,69 milioni di persone, pari al 19,5% dell’intera popolazione. Altre nazioni partite prima di quelle dell’Unione europea, come Regno Unito e Stati Uniti, viaggiano intorno all’1,9% della popolazione vaccinata. L’Italia, partita praticamente a inizio anno, è tra le prime in Europa con 413mila vaccini somministrati (0,68%) mentre altre Nazioni come Francia e Messico sono molto più indietro.

CHIUSURA A FINE MARZO

Ma cosa stanno facendo di così buono in Israele per portare il premier Netanyahu a dire che entro la fine di marzo tutti gli israeliani che lo vorranno saranno vaccinati? Il virtuoso caso israeliano, secondo alcuni esperti di sanità, è dovuto principalmente a tre elementi: popolazione bassa, territorio poco vasto ed efficienza del sistema sanitario pubblico. Elementi sicuramente fondamentali, ma che forse non bastano a spiegare il successo della campagna vaccinale. Dosi somministrate in valori assoluti

LOGISTICA DI MEZZI E PERSONE

In un approfondimento di CNBC vengono chiamati in causa diversi esperti che lavorano sul territorio, come il dottor Boaz Lev, che presiede il comitato consultivo per il controllo delle epidemie e i vaccini presso il ministero della Salute israeliano. Secondo Lev, uno dei segreti della buona riuscita della campagna sta nella pianificazione anticipata, sia della logistica che dell’informazione pubblica “per conquistare la fiducia delle persone”. E per logistica non si intende solo far arrivare i vaccini nei centri vaccinali, cliniche e ospedali in cui avviene la somministrazione (passaggio favorito dalla grande quantità di vaccini comprati da Israele) ma anche organizzare un flusso di persone ordinato secondo priorità per riceverli. La somministrazione delle dosi in rapporto alla popolazione

EFFICIENZA E ORGANIZZAZIONE

L’organizzazione corretti di questi flussi – dosi e persone – è stata favorita dall’efficienza del sistema sanitario nazionale, diviso in quattro grandi organizzazioni che hanno ricevuto le forniture dal governo e poi le hanno distribuite sul territorio, e dall’elevata digitalizzazione del sistema stesso. Finora Israele ha contato 466.916 casi di Covid-19 e 3.527 morti e recentemente il Paese è entrato in un nuovo lockdown, ma l’andamento della campagna vaccinale fa sperare che si possa uscire prima degli altri dall’emergenza.

LA COLLABORAZIONE DELLE PERSONE

In Israele, a differenza per esempio di Francia e Stati Uniti, lo scetticismo verso i vaccini è molto basso e praticamente tutti i grandi media, indipendentemente dalle tendenze politiche, stanno sostenendo la necessità di vaccinarsi per combattere il coronavirus. "Sappiamo che è un momento cruciale e tutti qui sono uniti. Ci ricorda un po’ un periodo di guerra in Israele, e quando c'è guerra, c'è unità", ha detto Yoel Har-Even, dirigente dello Sheba Medical Center, il più grande ospedale del Medio Oriente, a CNBC. Un’unità che Har-Even vede nelle file all’esterno dei centri vaccinali, dove non si sentono polemiche, urla e non c’è ressa ma solo una organizzata e paziente coda di persone convinta che il vaccino sia l’unica soluzione per lasciarsi alle spalle il tempo del coronavirus.