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Perché la COP26 è stata finora al di sotto delle aspettative

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Perché la COP26 è stata finora al di sotto delle aspettative
Perché la COP26 è stata finora al di sotto delle aspettative

Per Wolfgang Pinner (Raiffeisen Capital Management) gli accordi raggiunti su carbone, deforestazione e finanziamenti finora hanno deluso. Tuttavia, non esclude un accordo importante nelle ultime ore

La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021 (COP26), programmata a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre 2021 sotto la presidenza del Regno Unito, sta per chiudere il sipario. Si potrà così stilare un bilancio dell’appuntamento che tanto ha fatto – e continua a fare- discutere.

L’ACCORDO DI PARIGI DEL 2015

“Gli stati che hanno firmato l’Accordo di Parigi (COP 21), dovranno aggiornare gli impegni presi nel 2015 – e ormai insufficienti – sul taglio delle emissioni di gas serra. È senz’altro vero che la consapevolezza sta aumentando, sia tra chi governa i destini del mondo e sia tra la popolazione comune, tuttavia i primi risultati sono al di sotto aspettative” commenta senza tanti giri di parole Wolfgang Pinner, CIO Sustainable & Responsible Investment di Raiffeisen Capital Management.

CON LA PANDEMIA SOLO UNA BREVE PAUSA POSITIVA NELLE EMISSIONI

Le emissioni nocive hanno registrato un rallentamento al diffondersi della pandemia e dei successivi lockdown. Purtroppo si è trattato solo di una breve parentesi positiva: con la ripresa delle attività economiche le emissioni sono già tornate oltre i livelli pre-Covid. “È la dimostrazione che lockdown e shutdown non sono stati in grado di contrastare la direzione delle emissioni a medio termine e rimarca la portata del problema e dei provvedimenti necessari” spiega Pinner.

CARBONE E DEFORESTAZIONE, DELUSIONE DALLE PRIME DECISIONI

Secondo il manager di Raiffeisen Capital Management i risultati della della COP26 sono piuttosto deludenti anche per quanto riguarda la riduzione dell’uso del carbone. “L’accordo che si propone di ridurre l’uso del carbone nella produzione di elettricità, coinvolge oltre 40 Paesi ma nell’elenco mancano Cina, USA, India e Australia” fa presente Pinner. Allo stesso modo, fa notare il manager, se da un lato la Dichiarazione di Glasgow sulle foreste punta a porre fine alla deforestazione solo entro il 2030, dall’altro ci sono ancora Paesi che non attuano le misure necessarie e i periodi di transizione stabiliti sono troppo lunghi.

POCHI FINANZIAMENTI PER IL CLIMATE CHANGE?

Sul fronte finanziamenti, nel 2023 è prevista la partenza di un fondo da 100 miliardi di dollari all’anno che, per cinque anni, dovrebbe sostenere le operazioni di decarbonizzazione nei Paesi più poveri. “Un ammontare che sembra relativamente basso” commenta Pinner. La considerazione del manager di Raiffeisen Capital Management è sulla base della stima dell’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), seconda la quale gli investimenti necessari alla transizione energetica potrebbero passare dai 2.000 miliardi di dollari di oggi a 5.000 miliardi nel 2030.

LA SPERANZA IN UN RISULTATO POSITIVO NELL ULTIME ORE

Come capita spesso, gli ultimi giorni o persino le ultime ore di un vertice del genere sono quelli decisivi. Diversi osservatori, presenti anche alla COP21 del 2015, hanno ricordato come sia stato ottenuto l’accordo di grande successo della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di Parigi: mantenere ben al di sotto dei 2 gradi Celsius l'aumento della temperatura media globale rispetto al periodo preindustriale, puntando ad un aumento massimo della temperatura di 1,5°C. Fu una manovra quasi dell'ultimo minuto, in cui alcune personalità politiche francesi di spicco furono determinanti nei negoziati finali. “Non ci resta che aspettare e vedere se i britannici avranno successo come i francesi nel 2015” conclude il CIO Sustainable & Responsible Investment di Raiffeisen Capital Management.

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