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Perché la Fed ha preferito spostare in avanti il momento della verità

Virgilio Chelli
·3 minuto per la lettura
Perché la Fed ha preferito spostare in avanti il momento della verità
Perché la Fed ha preferito spostare in avanti il momento della verità

Antonio Anniballe, gestore del team Multi Asset Italia di GAM SGR, spiega che Powell ha "comprato tempo" rassicurando su tassi e inflazione, per valutare se e quando cambiare i toni. Potrebbe farlo da maggio in poi

Come da attese, nella riunione del Fomc di metà marzo la Fed ha inviato messaggi rassicuranti ai mercati e, nonostante un aumento molto pronunciato delle stime di crescita, ha sostanzialmente confermato l’impegno monetario a sostegno dell’economia almeno per i prossimi due anni. Il meeting è caduto in un frangente decisivo del quadro pandemico e dei mercati, con ancora molti interrogativi sulle tempistiche di ritorno alla piena normalità economica. Questo ha reso il compito della Fed decisamente impegnativo, vale a dire rassicurare i mercati che non ci saranno passi indietro di politica monetaria a dispetto di dati migliorati sensibilmente e di un percorso di uscita dalla crisi sempre più chiaro.

GLI STIMOLI FISCALI HANNO COMPLICATO LE COSE

Un commento a cura di Antonio Anniballe, gestore del team Multi Asset Italia di GAM SGR, sottolinea che ad aumentare ulteriormente le difficoltà sono stati i due piani fiscali approvati in sequenza dal presidente uscente Trump e da Biden, per un totale di 2.800 miliardi di dollari, una massa ingente di danaro capillarmente distribuita a un’economia già in ripresa sostenuta. Questo fattore, rileva Anniballe, aumenta i rischi di surriscaldamento di medio termine, rischiando di creare un’indesiderata crescita dell’inflazione.

LA FED PER ORA CONTINUA A TOLLERARE

E proprio questa è stata la conclusione dei mercati negli ultimi mesi, che hanno spinto infatti al rialzo sia i tassi che le attese d’inflazione. La Fed ha scelto di tollerare il movimento, secondo Anniballe, perché in fondo è guidato da un deciso progresso delle prospettive economiche. Ma ha anche preferito non aggiungere ulteriore benzina sul fuoco, puntando ad essere “credibilmente irresponsabile”, come teorizzato dal premio Nobel Krugman in un celebre scritto del 1998 sul ruolo delle Banche Centrali citato dall’esperto di GAM.

RASSICURAZIONI SU BANCHE E TASSI

Powell ha scelto toni rassicuranti: sulla proroga della misura che non conteggia l’esposizione ai Treasury nel calcolo della leva delle banche, attesa dal mercato, ha anticipato che ci sarà un annuncio nei prossimi giorni. La misura dovrebbe essere confermata e questo secondo Anniballe dovrebbe scongiurare vendite forzate di Treasury che farebbero salire ancora i tassi in un mercato già squilibrato dall’aumento di offerta da parte del Tesoro. Altra rassicurazione è venuta dal “dot plot”, le attese dei governatori sul percorso del tasso ufficiale nei prossimi anni, perché la maggior parte ha indicato che il primo rialzo non ci sarà neanche nel 2023.

MA IL MERCATO SCONTA 3 RIALZI NEL 2023

Secondo Anniballe è improbabile che sarà così, o almeno questo ritiene il mercato, perché la curva forward USA prezza tre rialzi nel 2023. Ma per il momento la decisione è stata di prendere tempo, in attesa che il mercato del lavoro migliori, che l’economia statunitense sia meglio attrezzata per digerire ulteriori pressioni al rialzo sui tassi e in attesa di definire eventuali misure per calmierare gli effetti di dichiarazioni più restrittive.

DA MAGGIO IN POI POSSIBILI NOVITÀ

In fondo, conclude l’esperto di GAM, questo dovrebbe permettere anche ai mercati di guadagnare tempo e di valutare con la dovuta calma gli effetti delle recenti misure fiscali. L’appuntamento importante a questo punto è spostato alla riunione di giugno, in cui la Fed potrebbe decidere per un cambio di tono, nel caso fosse confortata da dati economici e pandemici. Da maggio in poi, prevede Anniballe, è quindi probabile che i mercati torneranno a soppesare ogni singola dichiarazione dei governatori e a posizionarsi di conseguenza.