Italia Markets open in 7 hrs 37 mins
  • Dow Jones

    30.960,00
    -36,98 (-0,12%)
     
  • Nasdaq

    13.635,99
    +92,93 (+0,69%)
     
  • Nikkei 225

    28.693,67
    -128,62 (-0,45%)
     
  • EUR/USD

    1,2145
    0,0000 (-0,0000%)
     
  • BTC-EUR

    26.805,57
    +368,64 (+1,39%)
     
  • CMC Crypto 200

    653,79
    -23,11 (-3,41%)
     
  • HANG SENG

    30.159,01
    +711,16 (+2,41%)
     
  • S&P 500

    3.855,36
    +13,89 (+0,36%)
     

Perché la partita del 2021 può dipendere dal mercato valutario

Leo Campagna
·5 minuto per la lettura
Perché la partita del 2021 può dipendere dal mercato valutario
Perché la partita del 2021 può dipendere dal mercato valutario

I nuovi risparmi degli italiani sono alla ricerca di fonti di rendimento ma quello dei Bot è sempre più negativo. Le valute, e in particolare quelle dei paesi emergenti, costituiscono un target interessante

BOT, RENDIMENTO SEMPRE PIÙ NEGATIVO

Nell’ultima asta il Ministero dell’economia e delle finanze ha collocato un Bot con scadenza a sei mesi con un rendimento a -0,52%. Lo comunica la Banca d’Italia, specificando che nell’asta dei Bot con scadenza il 30 giugno 2021 sono stati collocati tutti i titoli offerti dal Mef, per un ammontare complessivo di 6,5 miliardi di euro. Come si legge nell’articolo Asta Bot a sei mesi, il rendimento si conferma ai minimi storici: -0,52% la domanda è stata elevata, sulla base di richieste per circa 11,11 miliardi di euro. Il rapporto di copertura, cioè tra l’ammontare richiesto e il quantitativo offerto è stato di 1,71, in calo rispetto al 2,22 dell’asta del Bot semestrale di fine novembre. Il rendimento in ‘rosso’ (–0,52%) rappresenta il un nuovo minimo storico dopo quello dell’asta Bot di novembre, quando il rendimento dei titoli era fissato a -0,518%. In quell’occasione le richieste erano state pari a oltre 13,34 miliardi di euro, su un ammontare offerto di 6 miliardi. In attesa della prima emissione di Btp Green, legato cioè a progetti dedicati alla tutela dell’ambiente, che il Tesoro si prepara a collocare nel primo trimestre del 2021, è sempre più difficile trovare un rendimento positivo con i titoli di stato italiani.

Il RUOLO CRUCIALE DEL CONSULENTE FINANZIARIO

In attesa di conoscere i dati di raccolga dell’ultimo mese del 2020, novembre si è confermato positivo per il bilancio della raccolta di consulenti finanziari, che è cresciuta di +3,2 miliardi di euro. Come emerge dai dati di Assoreti, se si considera il 2020 da gennaio, le reti hanno realizzato una raccolta netta pari a +37,7 miliardi, mettendo a segno una crescita del 22,4% sullo stesso periodo dello scorso anno. L’aumento della raccolta netta del risparmio gestito è più che triplicato rispetto al mese precedente (1 miliardo) e in progresso del 60% in confronto al 2019, che porta il totale da gennaio a +18,4 miliardi. Se si guarda al dato della componente amministrata, invece, si registra un saldo negativo per -21 milioni. “Nel mese evidenziamo importanti investimenti netti sul risparmio gestito secondo una logica di protezione attiva dei portafogli”, commenta nell’articolo Continua la crescita del risparmio gestito A novembre raccolta +3,2 mld di euro Marco Tofanelli, segretario generali di Assoreti, precisando in un comunicato che la “raccolta totale è già superiore a quanto concretizzato nell’intero 2019”. Il ruolo dei consulenti si conferma cruciale per le scelte di investimento in un contesto sempre più complesso.

FOCUS SUL MERCATO VALUTARIO

Resta il fatto che gli investitori trovano sempre più difficile individuare nuove fonti di rendimento nell’ambito del reddito fisso. Nell’articolo Ecco perché gli stimoli monetari hanno un ‘costo nascosto’ Craig Blum, Portfolio Manager di TCW, un asset manager globale basato a Los Angeles, mette in guardia sull’affidabilità dei prezzi di mercato raggiunti dagli asset a rischio e sulla possibilità che le politiche monetarie determinino un deterioramento delle valute. Secondo l’analisi dell’esperto di TCW, gli investitori globali sembrano accettare il deterioramento delle valute provocato dallo stimolo monetario, condizionati da mercati che, in termini nominali, sembrano muoversi sempre al rialzo. Secondo Blum comunque un vero e proprio crollo dei prezzi nominali degli asset potrebbe essere poco probabile, mentre c’è il rischio di una disintegrazione del metro stesso che si usa per misurarli – vale a dire, la moneta legale, e in generale le valute. Secondo l’esperto di TCW gli stimoli cronici ingarbugliano il processo di formazione dei prezzi perché creano una distorsione e privano l’economia di stress e pressioni che sono invece preziose per indirizzarla e farla prosperare nel lungo termine. La propensione al rischio continua così ad aumentare perché, con i prezzi sempre più alti e sempre meno ‘informativi’, gli investitori non sono in grado di vedere la possibile debolezza sottostante. Il deterioramento delle valute potrebbe far proseguire il rialzo dei mercati finanziari, ma potrebbe anche presentare un conto salato in termini di costo della vita significativamente più elevati. E ad avviso di TCW questo aumenterà l’importanza di una gestione oculata dei risparmi nella vita delle persone.

VALUTE EMERGENTI SOTTOVALUTATE

Restando sul fronte del mercato valutario, James Barrineau, Head of Global EMD Strategy di Schroders, ritiene che ci siano buone probabilità che il dollaro si indebolisca nei prossimi mesi, con una crescita sia del disavanzo delle partite correnti che del deficit pubblico negli Stati Uniti, che sarebbe di beneficio per gli asset emergenti e soprattutto per il debito in valuta locale. Nell’articolo Mercati emergenti in espansione trainati dalla Cina, Barrineau stima che le valute emergenti siano generalmente sottovalutate, più in America Latina e meno in Asia. I tassi di interesse locali sono scesi ai minimi storici, ma continuano a offrire valore rispetto ai differenziali con i mercati sviluppati. Per quanto riguarda invece l’obbligazionario emergente in valuta forte, Schroders fa notare che lo spread tra rendimento del debito emergente Investment Grade e i corrispettivi Treasury Usa è in calo appena del 14% rispetto al pre-pandemia. Questo ha consentito ai governi emergenti di aumentare i deficit senza compromettere seriamente i propri rating. Gli spread sono sufficientemente attraenti da attirare gli investitori che possono spaziare a livello globale nel debito emergente, e anche se i ritorni potrebbero non essere competitivi rispetto al debito in valuta locale o High Yield, questi bond rappresenteranno una buona alternativa nell’universo del fixed-income globale.