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Perché l'Opec+ punta a un'estensione dei tagli della produzione di petrolio

Giandomenico Serrao
·2 minuto per la lettura

AGI - Occhi puntati sul vertice Opec+ in programma lunedì e martedì prossimi. Analisti e investitori guardano all'appuntamento dopo l'impennata delle quotazioni dell'ultimo mese con il Brent che ha guadagnato il 28% e si avvia verso i 50 dollari al barile

Domani i rappresentanti degli stati produttori di petrolio terranno una riunione informale per preparare il terreno alle decisioni della prossima settimana. Secondo le ultime indiscrezioni, Russia e Arabia Saudita sarebbero d'accordo su un prolungamento dell'intesa fino al primo trimestre dell'anno. Gli accordi di aprile - quelli che hanno consentito alle quotazioni di risollevarsi da un crollo epocale - prevedono tagli di 7,7 milioni di barili al giorno che andranno avanti fino a fine anno per poi ridursi a 5,8 milioni da gennaio 2021 al 30 aprile 2022. Ma alla luce della seconda ondata Covid e delle previsioni dei maggiori istituti di analisi sulla domanda di greggio, probabilmente Opec+ deciderà per un prolungamento almeno fino al primo trimestre del 2021.  

L'extrema ratio, sarebbe quella di apportare restrizioni più incisive. Ipotesi tuttavia abbastanza remota per le buone notizie derivanti sul fronte dei vaccini. Ieri durante la riunione tecnica preparatoria al meeting il segretario generale dell'Opec Mohammad Barkindo ha evidenziato che “stiamo affrontando una recrudescenza della pandemia, che sta bloccando nuovamente paesi e regioni. E ancora una volta dobbiamo continuare ad andare avanti".

“I successi ottenuti fino ad oggi hanno richiesto grande pazienza e resistenza valori dimostrati da tutti negli ultimi mesi", ha osservato il segretario Opec. "La prospettiva dell'arrivo dei vaccini sul mercato - ha proseguito - ha sollecitato un sentimento positivo. Tuttavia, dobbiamo continuare a mantenere la nostra posizione fino a quando questi non saranno in grado di abbattere i tassi di infezione. Siamo ancora nel bel mezzo di questo disastro".

"Gli investimenti sono scesi fino al 30% quest'anno, anche più che nella recessione del 2014-2016, da cui l'industria petrolifera si stava ancora riprendendo quando il Covid-19 ha colpito", ha detto il segretario generale, aggiungendo che l'industria petrolifera necessita di 12.600 miliardi di investimenti per ridurre la volatilità ed evitare una possibile futura crisi energetica.

Sul tavolo dei rappresentanti dei 23 Paesi produttori, ci sarà anche la questione libica. Il paese nord africano infatti è tornato prepotentemente alla produzione che ha toccato 1,2 milioni di barili e che secondo il presidente della Noc Mustafa Sanalla potrebbe raggiungere 1,3 milioni entro fine anno. Da valutare, ma non nel breve termine, anche la posizione del nuovo presidente Usa Joe Biden nei confronti dell'Iran. Se a Teheran fossero tolte le sanzioni potrebbe tornare sul mercato con un notevole impatto sull'offerta globale.

Di fronte a tutto ciò, aumenta il malumore di molti partner. L'Arabia Saudita pare abbia fatto cambiare idea agli Emirati Arabi Uniti decisi ad un aumento della produzione. Restano da convincere altri paesi - Iraq e Nigeria su tutti - le cui economie dipendono esclusivamente dalla vendita del greggio.