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Perché per i mercati emergenti il Covid è una crisi "da non sprecare"

Virgilio Chelli
·3 minuto per la lettura
Perché per i mercati emergenti il Covid è una crisi
Perché per i mercati emergenti il Covid è una crisi

BlueBay AM sottolinea la performance positiva da inizio anno del credito emergente, ma rileva anche le diversità profonde da un Paese all’altro: il fattore chiave, alla fine, resta la politica

La pesantezza di una crisi varia da persona a persona e da paese a paese. Nell’anno del Covid-19, la performance del credito emergente è stata più solida del previsto. Sia gli indici corporate che sovrani hanno ottenuto rendimenti positivi da inizio 2020. E da qui in avanti, l’elemento chiave di differenziazione tra i vari Paesi emergenti saranno i meccanismi che verranno adottati per affrontare la situazione, vale a dire, la qualità delle politiche e la capacità di gestire le sfide fiscali dei prossimi 12 mesi.

MAI SPRECARE UNA BUONA CRISI

Lo afferma in un commento, Polina Kurdyavko, Head of Emerging Market Debt di BlueBay Asset Management, citando la famosa frase attribuita a Winston Churchill secondo cui "non bisogna sprecare mai una buona crisi”. Secondo l’esperta di BlueBay AM, l’esperienza del Covid-19 sembra variare molto tra le economie sviluppate ed emergenti. Per alcuni, nelle economie sviluppate, è stata la peggior crisi della vita, mentre per altri, nei nei Paesi emergenti, è stata un’esperienza relativamente poco impegnativa rispetto ad altre. Non è chiaro se la prima visione sia distorta o se la seconda sia radicata nel fatto di aver sviluppato meccanismi di adeguamento migliori.

SCOLLAMENTO TRA RIPRESA E GESTIONE DELLA PANDEMIA

L’analisi di BlueBay AM sottolinea che finora in alcune economie emergenti vi è stato uno scollamento tra il ritmo molto rapido della ripresa e la capacità di gestire la pandemia. Un numero sorprendentemente alto di Paesi è stato infatti in grado di adottare misure di allentamento quantitativo e provvedimenti a sostegno di aziende e consumatori, che si riflettono in indici PMI in solida ripresa solida, mentre l’aumento del debito è inferiore a molti Paesi sviluppati. Kurdyavko prevede che quasi un quarto dei mercati emergenti potrebbe chiudere l’anno con una crescita annua del Pil positiva.

I CASI AGLI ANTIPODI DI ARGENTINA E ECUADOR

Sul fronte delle ristrutturazioni, inoltre, gli investitori sono stati sorpresi in positivo dall’approccio favorevole al mercato adottato da Ecuador e Argentina. Ma a distanza di un mese dalla ristrutturazione, il debito argentino scambia a 35 centesimi di dollaro, mentre quello ecuadoriano a circa 70. La causa della differenza, secondo BuleBay AM, risiede nelle politiche dei due Paesi. Investitori e FMI hanno supportato l’Ecuador per l’approccio fiscale cauto e un’agenda di riforme, mentre il governo argentino si è focalizzato sulla popolarità, senza azioni concrete per ripristinare la fiducia degli investitori, che è venuta meno nonostante l’Argentina non affrontare scadenze importante del debito per i prossimi 4 anni.

POLITICHE DRIVER PRINCIPALE

La Kurdyavko sottolinea che sono proprio le politiche a determinare la capacità di un Paese di uscire dalle crisi avendo effettivamente imparato qualcosa. E per questo, al di là del contesto macro, crede che il driver principale delle performance emergenti resteranno le politiche. Da questo punto di vista, è incoraggiante che alcuni Paesi per i quali a inizio anno BlueBay AM vedeva più sfide, stanno iniziando a dare segnali positivi, come Turchia e Sudafrica. Ma singole iniziative non bastano, poter contare su politiche affidabili è la prima priorità per gli investitori, nell’attuale contesto di incertezza non c’è spazio per gli errori.