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Perché i prezzi delle azioni non sono fuori controllo

Virgilio Chelli
·2 minuto per la lettura
Perché i prezzi delle azioni non sono fuori controllo
Perché i prezzi delle azioni non sono fuori controllo

Secondo Allianz Global Investors gli indicatori tecnici segnalano che il mercato azionario è solido anche se alcune piazze sembrano leggermente ipercomprate, mentre i prezzi obbligazionari cominciano a scendere

Anche se il quadro tecnico non è del tutto chiaro, nel complesso continuerà probabilmente a supportare l’atteggiamento “risk-on” ed è improbabile che, dal fronte dei dati economici in arrivo, emergano elementi che costituiscano degli ostacoli. Le medie mobili dei principali indici azionari suggeriscono che il mercato è solido, mentre invece i prezzi delle obbligazioni iniziano a scendere. Sebbene alcuni mercati azionari siano leggermente ipercomprati, gli indicatori di forza relativa dicono che i prezzi delle azioni non sono ancora fuori controllo, in base al rapporto fra le valutazioni delle azioni statunitensi, la volatilità e il prezzo del rischio.

EFFETTI COLLATERALI DELLA LIQUIDITÀ

Lo sottolinea il commento settimanale di Allianz Global Investors a cura di Hans-Jörg Naumer, Director Global Capital Markets & Thematic Research, secondo cui la liquidità immessa sui mercati dalle banche centrali non è priva di rischi ed effetti collaterali, tra cui si segnala l’inflazione. I tassi breakeven infatti hanno già iniziato a salire, la Bundesbank ha messo in guardia contro un possibile rialzo dell’inflazione mentre la Fed potrebbe essere meno preoccupata, dato il suo nuovo obiettivo estremamente flessibile. Le crescenti attese inflazionistiche potrebbero far salire i rendimenti obbligazionari e creare una situazione scomoda per le azioni, che presentano tuttavia prezzi più favorevoli rispetto alle obbligazioni nonostante valutazioni assolute in alcuni casi molto elevate.

IL DIBATTITO SUL BITCOIN

Secondo l’esperto di AllianzGI le generose iniezioni di liquidità delle banche centrali hanno investito anche i mercati degli asset rischiosi, dove tra i possibili effetti collaterali ci sono le bolle. Naumer fa l’esempio del bitcoin, ma anche dei prezzi dei titoli FANG+. Sempre più società sono interessate alle criptovalute e si moltiplicano le richieste di maggior regolamentazione. La SEC americana si è unita al coro e alcuni Paesi africani hanno di fatto bandito le criptovalute. Anche la BCE ha preso una posizione chiara respingendo l’ipotesi di considerare l’inserimento del bitcoin nelle riserve valutarie. Sinora il prezzo della criptovaluta non ha risentito di queste discussioni, ma un euro digitale sarebbe una buona alternativa per tutti coloro che sono interessati a una divisa e non ad un asset speculativo con una bassa capitalizzazione di mercato.

INFLAZIONE IN ATTESA DI CONFERMA DAI DATI

Sui mercati comunque diventano sempre più rilevanti i progressi sui due fronti della lotta alla pandemia e della ripresa dell’economia globale e gli investitori guardano con attenzione ai dati in arrivo dal fronte macro. La prossima settimana sono attesi gli indici della fiducia delle imprese e dei consumatori tedeschi Ifo e GfK, quello della fiducia dei consumatori USA del Conference Board, i dati sui nuovi ordini industriali statunitensi e infine quelli sull’inflazione dall’Europa agli USA al Giappone, che diranno se e in che misura si sarà materializzata.